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Benvenuti nel club impronunciabile. E' in Galles la squadra con il nome più lungo del mondo

Llanfair­pwllgwyngyll­gogery­chwyrn­drobwll­llan­tysilio­gogo­goch! Non è uno scherzo, si trova nella zona nord del paese britannico. Il presidente: "Ma se a noi ci chiamano "quelli matti" o usano soltanto le prime due delle cinquantotto lettere va bene lo stesso"
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ROMA - Una parola di cinquantotto lettere per chiamare un villaggio. Siamo in Galles. Cinquantotto lettere che si trascina dietro anche la squadra di calcio che quel villaggio rappresenta: "Ma se a noi ci chiamano "quelli matti" o usano soltanto le prime due delle cinquantotto lettere va bene lo stesso", dice il presidente del club. Ma di cosa stiamo parlando? Di un villaggio, città è troppo, pure paese è troppo, il cui nome si fatica a digitare correttamente e solo un attento copia e incolla può garantire che l'infinita parola non finisca malissimo, infarcita di errori. Siete pronti? E allora benvenuti a Llanfair­pwllgwyngyll­gogery­chwyrn­drobwll­llan­tysilio­gogo­goch! Per gli amici, Llanfair (ma non è l'unico troncamento in voga), per i curiosi e i viaggiatori seriali, zona meridionale dell'isola di Anglesey, Galles del Nord.

Ora ci sarebbe da chiedersi: che cavolo significa? Appena si entra in paese un cartello stradale bilingue fuga i dubbi del visitatore. Quella cosa lì significa: "La Chiesa di Santa Maria vicino al tronco cavo del bianco nocciolo cresciuto accanto ai mulinelli della rapida di S. Tysilio della grotta rossa". E' l'agglomerato urbano col nome più lungo al mondo. Meglio si può trovare soltanto in Nuova Zelanda. Nella zona meridionale di Hawke's Bay, 400 chilometri a nord dalla capitale Wellington, c'è una collina o forse un montarozzo, roba comunque non più alta di 300 metri, che i topografi moderni si sono rifiutati di ribattezzare. Quella montagna malriuscita detiene il record del mondo di lettere nel nome di un toponimo in lingua maori: 85. Ed è: Taumatawhakatangi­hangakoauauotamatea­turipukakapikimaunga­horonukupokaiwhen­uakitanatahu. E non è tutto. Quello che risulta oggi sulle carte è niente rispetto al nome originale, che prevedeva 105 caratteri. Tutto questo casino per dire (è questo il significato): "La vetta dove Tamatea, l'uomo dalle grandi ginocchia, l'atleta, lo scalatore di montagne, colui che si divora la terra sopra cui viaggia, suonò il flauto da naso per la sua amata".

Ma torniamo in Galles, al calcio e all'isola di Anglesey. A Llanfairpwll (adottiamo questo di nomignolo?) vivono 3 mila persone, il 70% delle quali parla solo gallese, lingua data per morente (solo 19% dei gallesi lo parla). Nel villaggio si assiste dunque a un'inversione linguistica. E' una roccaforte che si oppone, chissà quanto strenuamente, ai cambiamenti. A voler essere pignoli, le 58 lettere in realtà sono 51, perché in gallese "ch" e "ll" sono considerati un'unica lettera. "Adesso racconto una storia", dice un dirigente della squadra del paese, "noi contiamo sulle dita di una mano il numero di giocatori ospiti che non abbiano chiesto informazioni". C'è qualcuno che non si rassegna e dice: "Ma che è uno scherzo?" La cosa buffa è il tifo. I pochi che vanno (siamo in una delle ultime categorie del calcio) non trovano mai l'accordo sul coro, ma "C'mun Llan, I'm your biggest fan!" sembra la più semplice e gettonata sequenza di parole da stadio. Seguitando si scopre una fantastica verità. La cervellotica parola di 58 lettere non nasce, come si potrebbe essere tentati di credere, nel medioevo, in qualche angolo buio in cui si formavano le parole composte. No. Chiamarlo così è stata una trovata pubblicitaria escogitata nella seconda metà dell'Ottocento. Il sindaco di allora pensò che con un nome sorprendente esposto a più riprese sui muri della stazione ferroviaria qualche turista in più forse sarebbe sceso. Pare che l'inventore della parola sia stato un ciabattino, noto per le barzellette e i giochi di parole con cui intratteneva i clienti mentre aggiustava loro le scarpe. Altri invece sostengono che il merito vada ascritto a un sarto.

Negli anni recenti un gruppo gallese che per alcuni anni ebbe una discreta fortuna e una buona risonanza, i Super Furry Animals, decise di intitolare il suo primo EP con il nome del villaggio. Quello completo. Allora tutti fecero festa e molti si ricordarono che fu proprio qui che Roger Vadim venne a girare alcune sequenze del celebre "Barbarella" alla fine degli anni Sessanta e che per qualche anno qui dimorarono Naomi Watts, nata in Galles, e suo nonno. Una volta la Watts e un altro attore gallese, Taron Egerton, andarono da Dave Letterman e pronunciarono correttamente il nome del villaggio, sempre quello completo, davanti a milioni di spettatori. "Il calcio purtroppo funziona poco, nomi a parte, lo guardano in tv ma chi lo pratica è una minoranza", dicono i dirigenti del Llanfairpwll, "noi difendiamo la nostra storia, ma i ragazzi se ne vanno via perché se cercano lavoro qui non lo trovano, oppure non ce n'è abbastanza per tutti". E allora scappano altrove. Il CPD Llanfairpwll milita nella Welsh Alliance League, la serie D del calcio gallese. Gioca nello stadio costruito a Eilian's Field, che si chiama Maes Eilian e non può contenere più di mille spettatori. Ma sino a 10 anni fa il campo di casa era quello secolare ricavato accanto alla ferrovia: "Sai i palloni che beccavano i passeggeri affacciati al finestrino!", ricorda il presidente Steve Mullen. Tanta storia ma presente sconsolante: "Il nostro entusiasmo deriva dal fatto che esistiamo ancora". Il club venne fondato nel 1899, dunque è vecchio come il Milan. Sono 16esimi in classifica. Vanno male. Ma il club è presente e vivo sui social dove aggiorna i tifosi su tutto quello che succede in campo (@cpdllanfairpwll). A volte l'erba è troppo alta, a volte la neve imbianca tutto. "Qui si gioca a singhiozzo". Pare che pronunciando tre volte il nome completo del villaggio si possa guarire dalla malinconia e da certi mal di testa: così dice una maga di zona, la signora Gwellyn. Forse passa anche il singhiozzo.
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