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Real Madrid, Solari e la 'sua' Africa: debutto a Melilla

Il nuovo tecnico dei Blancos debutterà in Coppa del Re contro la squadra del minuscolo enclave spagnolo attaccato al Marocco

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ROMA - La prima dell'opera di Santiago Solari si terrà in Africa, tipo "Aida". Nel minuscolo enclave spagnolo letteralmente appiccicato al Marocco: a Melilla, a un passo dal porto di Beni Ensar. Appuntamento, con opportuno dress code, a mercoledì sera per il 32esimi di finale della Copa del Rey. Per Melilla Spagna e Marocco si sono a lungo prese per i capelli, benché la città sia sotto il controllo spagnolo da più tempo di Granada o Malaga (il protettorato spagnolo su Melilla risale al 15° secolo). Non capita tutti i giorni comunque di sbarcare in Africa per una coppa nazionale europea. Anzi mai. Di Marocco al Real Madrid si è parlato poche volte, la maggior parte delle quali occupate dagli affari privati di Cristiano Ronaldo e dalle parole necessarie agli appassionati di gossip e ai vertici madridisti per disquisire sulla natura dei suoi misteriosi spostamenti in aereo verso Rabat. La piccola squadra locale, l'Union Deportiva Melilla, gioca nella Segunda B, ossia nella terza divisione del calcio spagnolo e loro al contrario sono abituati a spostarsi da un continente all'altro (ci sono 250 chilometri di Mare di Alboran tra Melilla e Almeria).

C'è un Real Madrid Fan Club in città, che scalpita: "E' la prima volta che vediamo il Real Madrid a casa nostra e siamo stati subissati di richieste di biglietti", racconta uno dei responsabili del fanclub Francisco Serrano. Giovedì il Real Madrid Fan Club di Melilla compirà 55 anni, era nato sulla scia emotiva delle Coppe dei Campioni vinte in sequenza agli albori del calcio moderno e conta attualmente 90 membri. Lo stadio Alvarez Cairo, 12 mila posti, è praticamente sold out dal secolo scorso per un evento che in teoria dovrebbe essere una passeggiata per gli ospiti e una passerella  nella leggenda per i padroni di casa, ma le contingenze (la strana crisi del Real Madrid) lo rendono ancora più speciale e magari più incerto di quanto si possa e si debba immaginare.

Nel 2010 il Melilla giocò in Segunda A, "ma perdemmo ai playoff con il Las Palmas". E tornarono indietro. I colori sono bianco e azzurro "cobalto", ci tengono alla sfumatura. Nacque tutto nel '42 in un ippordromo. Avete letto bene: ippodromo. Al centro dell'anello di quell'impianto quattro squadracce, Hipica, Deportivo Español, Juventud Deportiva e Melilla Fc se le davano di santa ragione raggiungendo, come raccontavano i padri ai figli con un certo disgusto, "livelli di calcio infimo". Nell'anno successivo si prese una decisione cruciale e rischiosa: fusione. Tra un passaggio e l'altro si è arrivati alla definizione del club attuale, nato legalmente nel '76. Nel '51, di ritorno da una trasferta effettuata per nave (l'aereo si ruppe prima della partenza e la partita si dovette giocare di lunedì anziché di domenica), il pullman della squadra si scontrò frontalmente con un camion.  Persero la vita tre calciatori del gruppo: Valverde, Lopez e Martin. Al Mestalla di Valencia si disputò una partita, cui partecipò anche il leggendario Kubala appena arrivato al Barcellona, i cui proventi andarono alle famiglie dei ragazzi scomparsi. Piccolo com'è il Melilla può vantare su una quasi monumentale biografia: "Historia y Estadistica del futbol en Melilla", scritto da Benitez Muñoz, proprietario di un celebre ristorante locale, "Los Salazones" e da un ex quattrocentista, Rodriguez Marin: 342 pagine. Da avere a tutti i costi se il Melilla dovesse battere il Real Madrid!
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