Piatek come Schick: la Germania per dimenticare il fallimento italiano
di MATTEO PINCI
Piatek esulta con i compagni dopo il gol in coppa di Germania (ansa)
L'ex Milan subito in gol con la maglia dell'Herta Berlino, la Bundesliga può rappresentare l'occasione per il rilancio. Come è successo all'ex Roma ora al Lipsia, 5 reti in 10 partite
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Sono bastati 39 minuti da titolare a Krzysztof Piatek per interrompere il digiuno. Al Milan aveva segnato soltanto un gol su azione da inizio campionato, ma lontano da Milano, alla prima da titolare con l'Herta Berlino, ha lasciato il segno: un piatto destro a fil di palo, forse non proprio irresistibile, ma su cui il portiere dello Schalke non ha potuto far nulla. Trentanove minuti da titolare per dimenticare i fischi di San Siro e le critiche. All'Herta non è bastato per passare il turno di coppa di Germania, ma forse quel gol è bastato a Piatek per rinascere.
Strano destino accomuna Piatek a Patrik Schick, centravanti pagati quasi 80 milioni in due e legati dal fallimento con una grande della Serie A: anche l'ex romanista è rinato in Bundesliga, dopo due anni inceneriti all'ombra del Colosseo e soprattutto di Edin Dzeko. Al Lipsia s'è ritrovato: 5 gol in campionato in 10 partite, gli stessi segnati in due anni in A con i giallorossi, compreso quello che sabato ha avviato la rimonta contro il Gladbach. Patrik Schick in azione durante Eintracht-Lipsia (reuters)
Con Piatek ha molto in comune. Nati a 200 chilometri di distanza, quelli che separano la Praga di Schick dalla polacca Dzierzoniów, e a sei mesi e mezzo l'uno dall'altro, sono entrambi sbocciati a Genova: una stagione alla Samp per l'ex romanista, sei mesi al Genoa per l'attaccante della Polonia. Poi il trasloco nella metropoli a colpi di assegni faraonici, 42 milioni per il primo, 35 il secondo: quello di Piatek iniziato bene e finito in un grigiore assoluto, quello del romanista zavorrato sin da subito da occasioni sprecate, su tutte quella per pareggiare allo Juventus Stadium calciata addosso al corpo in uscita di Szczesny alla quinta apparizione in maglia giallorossa. Da quel momento una lunga agonia fino al trasferimento, in prestito, in Germania.
Una strada seguita pedissequamente da Piatek, che per una beffa estrema il primo gol con l'Herta lo ha segnato in maglia rossonera, quella da trasferta del club di Berlino. "Segnare è una passione - racconta adesso lui - le aspettative sono molto alte e i tifosi in città mi hanno già urlato "Piatek, pum, pum, pum. Al Milan invece cambiano attaccanti ogni anno". Chissà se sia mancata la pazienza: il caso Schick suggerisce che forse, a volte, il contesto conta eccome. E la Serie A, col suo tritacarne emotivo, non sempre ha la pazienza di aspettare.