ROMA - Chissà se la ricetta del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko funziona: “Cari giocatori, fate molta sauna, bevete tanta vodka e lavorate tanto per uccidere il virus nei vostri organismi”. In teoria un caldo a ottanta gradi potrebbe far bene, l’alcol serve anche per pulire le mani e non si vede perché non potrebbe funzionare anche per la bocca e infine lo sforzo alla lunga rinforza le difese immunitarie. Ma detta così sembra la ricetta della nonna (bielorussa). Quel che è certo è che in Bielorussia, caso unico in Europa, si continua a giocare a calcio. E con il pubblico. Come se nulla fosse.
La decisione finale è stata presa martedì scorso, di concerto con l’Uefa, ed è stata ufficializzata dalla federcalcio locale con un messaggio digitale del presidente Vladimir Bazanov: “Abbiamo avuto soltanto 15 casi di positività, non è alcun motivo per fermarsi e giocheremo a porte aperte. Io stesso assisterò a tre partite in tre giorni”. Più che continuare, in Bielorussia si comincia. Infatti il campionato, rispettando gli antichi tempi del calcio dell’est europeo, è cominciato tre giorni fa (si chiama Vysshaya Liga) e si concluderà in autunno. Nessun club si è opposto e l’anticipo fra Energetik-BGU e Bate Borisov di giovedì (3-1) ha sancito l’avvio della stagione.
La Bielorussia è un posto strano. Amano il calcio come, appunto, la Vodka, il tifosi sono appassionati, molti sono sempre arrabbiati e litigano fra di loro, ma non allo stadio. Fra Minsk e Borisov il clima è rusticano, altrettanto i coltelli (anche qui vige la romanesca “puncicata”). Campioni in carica quelli del Brest, città vicina al confine con la Polonia. Il Brest è al suo primo titolo. Bate Borisov e Dinamo Minsk, le squadre più famose, sono in un periodo no e anche al debutto hanno deluso, sconfitte entrambe. Ma il calcio tira e eccome. Le 16 squadre della Vysshaya Liga hanno rose il cui valore non supera, globalmente, gli 80 milioni di euro. “Non facciamo mai spese folli”, spiegano al Brest. Il giocatore più “costoso” è un loro difensore: Yevhen Khacheridi, ucraino di 32 anni. Per portarlo via, ammesso che qualcuno ne abbia voglia, basterebbero tre milioni.
I soldi, si dice, servono più che altro a garantire la cornice, quindi “…è meglio che circolino tra le mani dei nostri tifosi”. Nessuno sogna alcun posto di rilievo in Europa e la Bielorussia è al 25° posto del ranking continentale, poco sopra la metà della classifica (all’87° del ranking Fifa). Solo il Bate Borisov ha un passato decoroso, con 96 partite di Champions giocate e dal Borisov è emerso il giocatore simbolo del calcio bielorusso: Alexander Hleb. Discorso a parte invece meriterebbe il compenso del ct Mikhail Markhel, un po’ sproporzionato per queste latitudini: guadagna quasi il triplo del presidente Lukashenko (10 mila euro al mese contro i 4000). Adesso comunque dovranno fermarsi tutti per forza di cose: c’è (anzi sarebbe dovuta esserci) la sosta per le nazionali. Il calendario può più del virus. L’unico campionato in corso in Europa riprenderà il 4 aprile.
La decisione finale è stata presa martedì scorso, di concerto con l’Uefa, ed è stata ufficializzata dalla federcalcio locale con un messaggio digitale del presidente Vladimir Bazanov: “Abbiamo avuto soltanto 15 casi di positività, non è alcun motivo per fermarsi e giocheremo a porte aperte. Io stesso assisterò a tre partite in tre giorni”. Più che continuare, in Bielorussia si comincia. Infatti il campionato, rispettando gli antichi tempi del calcio dell’est europeo, è cominciato tre giorni fa (si chiama Vysshaya Liga) e si concluderà in autunno. Nessun club si è opposto e l’anticipo fra Energetik-BGU e Bate Borisov di giovedì (3-1) ha sancito l’avvio della stagione.
La Bielorussia è un posto strano. Amano il calcio come, appunto, la Vodka, il tifosi sono appassionati, molti sono sempre arrabbiati e litigano fra di loro, ma non allo stadio. Fra Minsk e Borisov il clima è rusticano, altrettanto i coltelli (anche qui vige la romanesca “puncicata”). Campioni in carica quelli del Brest, città vicina al confine con la Polonia. Il Brest è al suo primo titolo. Bate Borisov e Dinamo Minsk, le squadre più famose, sono in un periodo no e anche al debutto hanno deluso, sconfitte entrambe. Ma il calcio tira e eccome. Le 16 squadre della Vysshaya Liga hanno rose il cui valore non supera, globalmente, gli 80 milioni di euro. “Non facciamo mai spese folli”, spiegano al Brest. Il giocatore più “costoso” è un loro difensore: Yevhen Khacheridi, ucraino di 32 anni. Per portarlo via, ammesso che qualcuno ne abbia voglia, basterebbero tre milioni.
I soldi, si dice, servono più che altro a garantire la cornice, quindi “…è meglio che circolino tra le mani dei nostri tifosi”. Nessuno sogna alcun posto di rilievo in Europa e la Bielorussia è al 25° posto del ranking continentale, poco sopra la metà della classifica (all’87° del ranking Fifa). Solo il Bate Borisov ha un passato decoroso, con 96 partite di Champions giocate e dal Borisov è emerso il giocatore simbolo del calcio bielorusso: Alexander Hleb. Discorso a parte invece meriterebbe il compenso del ct Mikhail Markhel, un po’ sproporzionato per queste latitudini: guadagna quasi il triplo del presidente Lukashenko (10 mila euro al mese contro i 4000). Adesso comunque dovranno fermarsi tutti per forza di cose: c’è (anzi sarebbe dovuta esserci) la sosta per le nazionali. Il calendario può più del virus. L’unico campionato in corso in Europa riprenderà il 4 aprile.