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Coronavirus, l'odissea di quindici tifosi del Medellin, da 25 giorni "prigionieri" a Baires

(agf)
Il gruppo era arrivato in Argentina per assistere all'incontro di Coppa Libertadores tra l'Independiente e il Boca Juniors
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Erano partiti da Medellin per assistere l'11 marzo a un match di Coppa Libertadores della loro squadra contro il Boca Juniors. Una trasferta che si è trasformata in un incubo. Quindici tifosi dell'Independiente di Medellin sono ancora bloccati a Buenos Aires: tutta colpa delle restrizioni alla libertà di movimento decise dai Paesi per far fronte alla pandemia di coronavirus che ha messo in ginocchio il mondo.

La chiusura delle frontiere ha impedito loro, lo scorso 17 marzo, di raggiungere la Bolivia per poi da lì far rotta verso la Colombia: il gruppo aveva attraversato l'Argentina partendo da Buenos Aires e coprendo 1490 chilometri via terra. Un viaggio di oltre 16 ore, interrotto però dalla polizia argentina, che li ha fermati e isolati non lontani dal confine, trattenendoli in una scuola di La Quiaca, nella provincia di Jujuy, nel nord del Paese.

Qui sono rimasti due settimane, prima di essere riportati, due settimane fa, a Buenos Aires: ca…
Erano partiti da Medellin per assistere l'11 marzo a un match di Coppa Libertadores della loro squadra contro il Boca Juniors. Una trasferta che si è trasformata in un incubo. Quindici tifosi dell'Independiente di Medellin sono ancora bloccati a Buenos Aires: tutta colpa delle restrizioni alla libertà di movimento decise dai Paesi per far fronte alla pandemia di coronavirus che ha messo in ginocchio il mondo.

La chiusura delle frontiere ha impedito loro, lo scorso 17 marzo, di raggiungere la Bolivia per poi da lì far rotta verso la Colombia: il gruppo aveva attraversato l'Argentina partendo da Buenos Aires e coprendo 1490 chilometri via terra. Un viaggio di oltre 16 ore, interrotto però dalla polizia argentina, che li ha fermati e isolati non lontani dal confine, trattenendoli in una scuola di La Quiaca, nella provincia di Jujuy, nel nord del Paese.

Qui sono rimasti due settimane, prima di essere riportati, due settimane fa, a Buenos Aires: caricati su un autobus, e dopo quasi venti ore di viaggio, sono stati lasciati in strada per ore, e solo al termine della giornata - in cui erano tenuti sotto vigilanza delle forze dell'ordine - è stato permesso loro di essere assistiti da infermieri e medici, per poi essere trasferiti in una struttura di accoglienza. Lì, in un albergo messo a disposizione dalle autorità argentine, stanno aspettando che l'ambasciata della Colombia riesca a organizzare un loro rientro in patria.