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Barcellona, l'ex presidente Rosell: "Due anni in carcere da innocente, la pandemia mi sembra l'acquasanta"

Sandro Rosell 
L'ex numero uno del club blaugrana è stato in galera per 22 mesi, tra il 2017 e il 2019, con l'accusa di avere intascato in nero 6,5 milioni di euro e di averli riciclati ad Andorra
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"La clausura per il coronavirus? Dio non me ne voglia. Ma rispetto ai due anni di prigione da innocente che ho fatto, questa mi sembra acquasanta. Ho molto più spazio dei 12 metri quadrati che avevo lì. Il carcere puzza di chiuso. Di cemento. Di sbarre. Di rancido. Ora sono con la mia famiglia, il cibo è buono, ho il mio bagno privato e la connessione con il mondo. Ed è impossibile che questo confinamento duri due anni". Sandro Rosell, 56 anni, presidente del Barcellona dal 2010 al 2014, quando era tra gli uomini più potenti del calcio mondiale, si è raccontato in una lunga ed emotiva intervista al Mundo Deportivo. Lui, che da vicepresidente fu determinante per l'ingaggio di Ronaldinho e per l'assunzione di Guardiola e che da presidente realizzò il discusso affare per portare Neymar al fianco di Messi, non ha dimenticato l'esperienza più drammatica della sua vita: i 22 mesi di detenzione preventiva, tra il 2017 e il 2019, con l'accusa di avere intascato in nero 6,5 milioni di euro e di averli riciclati ad Andorra, attraverso la vendita dei diritti televisivi di 24 partite della Seleçao, la Nazionale brasiliana di calcio.

Assolto nel processo, Rosell paragona la pandemia in corso ai suoi 645 giorni di reclusione: "Io sapevo di essere innocente, quando sono stato rinchiuso. Di sicuro non sarei stato indagato, spiato, arrestato, perseguitato fiscalmente, se non fossi stato presidente del Barça. Ora invece io non so se, come società, siamo tanto innocenti: abbiamo dimenticato il mondo, il pianeta. In tutti i sensi".

Dietro le sbarre

Il trauma è ancora vivo: "Ricordo la prima notte: ci diedero quattro preservativi e quattro sacchetti di vaselina. Ogni giorno il nostro avvocato veniva a dirci che ci era stata negata di nuovo la libertà vigilata, sempre a causa del rischio di fuga, senza alcuna giustificazione apparente. Accadde tredici volte. Sono diventato più forte: in prigione, o si muore dentro, come persona, o si diventa più forti". Rosell ha avuto un compagno di sventura, il suo socio andorrano Joan Besoli: "Una presenza fondamentale. Senza di lui non avrei potuto sopportare tutto questo. Gliene sarò grato per il resto della mia vita, come a mia moglie Marta, ai miei genitori, ai miei fratelli e ai miei amici. E a Padre Paulino". Il sacerdote di Soto del Real, il carcere di Madrid, è stato l'altro punto di riferimento prezioso: "Un fuoriclasse, una persona che da oltre 25 anni aiuta i detenuti che non hanno niente e nessuno. In più è barcellonista: diceva messa con la sciarpa del Barça al collo. Ho mantenuto rapporti con altri detenuti, alcuni li ho rivisti fuori: il carcere è un momento così brutto che la solidarietà è incredibile e si creano legami di amicizia altrimenti difficili".

Rosell ha rivelato l'interessamento per lui da parte di Florentino Perez, presidente del Real Madrid ("tramite un amico comune"), ha attaccato la giudice Lamela ("ha abusato del suo ruolo") e ha parlato delle partite del Barcellona ascoltate alla radio: "Era l'unico modo. All'inizio non volevo, mi rendeva nervoso. Ma poi non ho avuto scelta: sarei stato ancora più nervoso, se non l'avessi fatto".

Ronaldinho, Messi e Neymar

Se il calcio apre anche in prigione momenti di libertà, non può compensare "la mancanza di un abbraccio di qualcuno che tu ami e che ti ama". Adesso è Ronaldinho a trovarsi in una condizione analoga, agli arresti domiciliari in Paraguay, dopo un mese di carcere: "Sono certo che non sa il perché. Qualcuno lo ha tradito e non gli ha spiegato la verità. Lui è calcio e sorriso. Spero che continui a pensare al calcio, ma soprattutto che continui a sorridere. E' stato molto importante per la storia del Barça, lo ha portato dal pessimismo collettivo all'ottimismo ed è stato il mentore di Messi". Che resta al centro della vita del club: "Perché è il migliore calciatore del mondo e vuole essere circondato dai migliori, è normale che speri nel ritorno di Neymar". Rosell confessa di avere eliminato "il superfluo dalla vita" e di non volersi più presentare alle elezioni per la presidenza: "Chi mi ama dice che ho perso la passione e l'entusiasmo, che ora sono più riflessivo, ma mi sento più amato ora di quando ero presidente del Barça. Ho promesso a mia madre che, finché lei è viva, non mi presenterò più candidato. E io mi auguro che lei viva 150 anni. Quando sarà il momento, se i soci vorranno ascoltarmi, dirò apertamente chi rappresenta gli interessi, mediatici o economici, che hanno sempre voluto controllare il club per trarne vantaggi. Lo dirò perché non venga votato". Josep Maria Bartomeu, il presidente uscente, sta affrontando una pesante guerra societaria: "E' molto più forte di quanto si pensi. Il suo successore dovrà essere onesto, indipendente, appassionato di calcio e apolitico, durante il suo mandato".
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