A meno di 24 ore dal via libera del premier inglese Boris Johnson alla ripresa dei campionati, arrivano i primi "no" dei calciatori al via alla Premier League. Dopo il campione argentino Sergio Aguero, uscito allo scoperto dicendo apertamente come molti giocatori hanno "paura di giocare", un altro suo compagno del Manchester City s'è detto contrario. Raheem Sterling, star della nazionale inglese, ha spesso messo il proprio volto davanti alla telecamera per postare messaggi o conversazioni su youtube. Nell'ultima è stato esplicito: "Il momento in cui torneremo deve essere un momento in cui non giocheremo solo per ragioni calcistiche. Deve essere sicuro non solo per noi giocatori ma per tutti, per lo staff medico, per gli arbitri, chi pensa a loro? Non sono preoccupato, ma ho forti riserve: ho amici che hanno perso la nonna e anche nella mia famiglia qualcuno è andato via per sempre. Bisogna avere buon senso e prendersi cura di se stessi e delle persone che ci sono vicine". Danny Rose del Newcastle, quasi fotocpiandolo, ha scritto su Instagram: "Le vite delle persone sono in pericolo, e di calcio non si dovrebbe neppure parlare finché i contagi non caleranno in modo significativo. Ho ascoltato l'annuncio del governo: niente calcio fino all'inizio di giugno o qualcosa del genere. Ma nemmeno questo mi interessa". E non è l'unico a pensarla così: il sindacato calciatori professionisti inglese, in un sondaggio interno, ha registrato come siano molti a non avere un parere favorevole ad una ripartenza.
Una posizione molto distante da quella, molto pragmatica, del ceo della Premier League, Richard Masters. Per lui "qualsiasi cosa accada, ci saranno significative perdite per ogni club, e ciò anche se si ricomincerà a giocare". I mancati incassi dai diritti tv, nel caso in cui il campinato più ricco del mondo non riprendesse il via, sarebbero stimati in 760 milioni di sterline, pari a circa 870 milioni di euro. L'idea è di cominciare almeno gli allenamenti collettivi lunedì prossimo, 18 maggio. Il resto è una partita da giocare.
Una posizione molto distante da quella, molto pragmatica, del ceo della Premier League, Richard Masters. Per lui "qualsiasi cosa accada, ci saranno significative perdite per ogni club, e ciò anche se si ricomincerà a giocare". I mancati incassi dai diritti tv, nel caso in cui il campinato più ricco del mondo non riprendesse il via, sarebbero stimati in 760 milioni di sterline, pari a circa 870 milioni di euro. L'idea è di cominciare almeno gli allenamenti collettivi lunedì prossimo, 18 maggio. Il resto è una partita da giocare.