Spagna, il Barcellona si ripresenta con un poker: travolto il Maiorca
di ENRICO SISTI
Messi festeggia il gol con i compagni (afp)
Netta vittoria esterna della capolista in una gara senza alcuna storia: Messi show tra gol e assist. E nonostante le porte chiuse, c'è stata persino una invasione di campo
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Speriamo di non abituarci mai. Mai a questo calcio, che pure salutiamo ad ogni minuto per essere tornato. Mai a questa minestra di realtà e fantasia, forzate entrambe. Il ritorno in campo del Barcellona (che ha superato fuori casa il Maiorca per 4-0) ha confermato la tendenza del tempo: partite come se qualcuno, scientemente, le avesse disidradate, plastificate. E poi alimentate da un’intensità geneticamente modificata, adattata alle esigenze e all’emergenza appena superata.
E’ quasi certo ormai che se ne accorgano anche i giocatori, che intorno al loro operato la costruzione sia vagamente surreale, per non dire irreale. Incluso il fatto che hanno davanti due mesi di stress spaventosi, di match ravvicinati, di sfide che toccheranno più i tendini del cuore. E non può essere altrimenti, senza pubblico e con tutti i tempi stretti, i provvedimenti, i rimedi, le trovate scenografiche. Che possiamo lodare. Ma non possono bastare per restituire al pallone la sua anima.
Forse anche i giocatori sanno che in tv, che attualmente è l’unica fonte, accade qualcosa di diverso, come il vociare a inizio partita assicurata agli eventi della Liga o come quegli applausi buttati là ogni venti minuti circa, come a ricordare che esiste un’altra dimensione, quella vera, cui adesso non è possibile accedere. C’è qualcosa che non torna, semplicemente perché non può tornare.
L'invasore di campo: e pensare che la gara era a porte chiuse (afp)
E allora contentiamoci che il Barcellona abbia impiegato poco più di un minuto, sessantacinque secondi, per tornare a segnare una rete (colpo di testa di Vidal su cross di Jordi Alba, ma il merito è di De Jong che va a prendersi il pallone con la rabbia giovane sua propria).
Contentiamoci, perché questo passa in convento: partite che sembrano i soundcheck dei concerti, non i concerti. Contentiamoci di non aver visto vuoto il Camp Nou, perché vuoto il Camp Nou fa quasi più paura, incute quasi più timore di quando è pieno come un uovo. Si giocava a Maiorca. L’altra novità è che Messi si è tagliato completamente la barba, come non succedeva da cinque anni. E con un taglio di capelli leggermente ritoccato, sembra ancora un ragazzino. Anche con il pallone fra i piedi, pare che a lui il tempo gli faccia un baffo (o una barba). Accelerazioni come sempre, a dispetto del presunto infortunio all’adduttore. E due assist, particolarmente magico (ma per lui facile) quello per il terzo gol di Jordi Alba.
E’ pure tornato in campo Suarez, dopo l’intervento al ginocchio. Bello vedere, dall’altra parte, quel Kubo che qualcosa di Messi ricorda, l’altezza, la complessione fisica, la posizione in campo, certi movimenti da destra verso il centro col piede sinistro dominante. Kubo è il 19enne giapponese originario di Kawasaki e di proprietà del Real Madrid ma prestato al Maiorca. Un talento già ammirato in stagione ma che ogni volta dici: tornerà al Real Madrid a fine campionato? Forse è già pronto. Ma al Real quanto potrebbe giocare? Intanto contro il Barcellona ha dimostrato di saper anche calciare le punizioni. E non c’è ribalta migliore di quella che offre Messi, che se ne sta lì a guardare, con un accenno di sorriso, un suo così promettente emulo.
Alla fine il Barcellona si è assicurato i tre punti col raddoppio del danese Braithwaite alla fine del primo tempo. Secondo tempo di controllo con la gemma di Messi per Alba e il destro di Leo all’incrocio negli ultimi secondi (0-4). Messi è Messi, sarà banale ma è così. E’ curioso però: il Maiorca gioca troppo bene per essere terz’ultimo in classifica. Usate tutte e dieci le sostituzioni. E c'è stata persino l'invasione di campo: un tifoso solitario che indossava la maglia dell'Argentina, sebbene la gara si sia disputata a porte chiuse, a caccia di un selfie con Messi...
La Liga è ripartita (oggi Bilbao-Atletico Madrid e Real Madrid-Eibar) confermando la tendenza della Bundesliga: vincono di più le squadre in trasferta (in Germania solo il 19% di vittorie interne su 52 partite da quando si è ripreso). In Spagna tre volte su quattro i tre punti sono andati alle squadre ospitate. Domanda: gli spalti vuoti danneggiano le casalinghe, le quali smarriscono il fattore campo, o avvantaggiano le avversarie? Forse entrambe le cose. Forse assistiamo ad un’uniformazione dell’approccio. Poi, certo, dipende dall’interpretazione dei singoli. Ogni partita è un mosaico di stati d’animo. Di sicuro l’assenza di tifo intacca una certa, positiva e creativa “cattiveria”, quell’indefinibile miscuglio di grinta e concretezza, istinto e calcolo, lucidità e slancio, che non si può estrarre dal calcio. Sarebbe come togliere l’uva dal vino. Domani la Liga torna in campo.