Sport

Presidenza, diaspora e politica: il Barcellona non può fallire contro il Napoli

Un momento della gara di andata di Champions tra Napoli e Barcellona (ansa)
Nella storia degli ultimi anni, peraltro ricchissima di successi, la gara di sabato con gli azzurri rappresenta per il club catalano un bivio imprescindibile. E, come al solito, tutti si aggrapperanno a Messi
2 minuti di lettura
Nella formidabile storia del Barcellona del terzo millennio, cioè dell'era di Messi che rimpicciolisce retrospettivamente Guardiola, Rijkaard e Ronaldinho e il resto dell'epica recente, poche partite hanno assunto l'importanza di quella di sabato 8 agosto 2020. Contro il Napoli non è in gioco tanto il semplice ingresso nella Final Eight della Champions League, formula eccezionale in cui l'assenza del Barça sarebbe evento ulteriormente anomalo, quanto il futuro immediato del club simbolo della Catalogna, che in caso di eliminazione rischia di trasformare i prossimi sei mesi in un'interminabile campagna elettorale per la presidenza, una faida piena di colpi di scena e soprattutto di colpi bassi, peraltro già frequenti ormai da fine 2019: motivo di contestazione permanente per i tifosi sparsi in tutto il mondo e in particolare per i suoi 153 mila soci, già orfani del Camp Nou in epoca di coronavirus e amareggiati dalla resa al Real Madrid nella Liga. Ma un rischio ancora più alto, segnalano gli analisti di un sistema di potere che trascende da sempre l'aspetto calcistico per assumere rilievo politico-sociale, sarebbe appunto la strumentalizzazione politica del periodo da qui a fine marzo 2021, data ipotizzata per le elezioni: l'indipendentismo catalano avrebbe un'arma propagandistica in più.
 

Ne sono perfettamente coscienti i candidati, a cominciare proprio da chi si adatta all'identikit del politico mascherato: Victor Font, imprenditore del settore dei media e delle telecomunicazioni e sponsor del debutto da allenatore di casa, dopo l'apprendistato in Qatar, dell'idolo di Catalogna e figlio del tikitaka Xavi, eroe della galleria barcellonista. Sia Font sia gli altri candidati al momento usciti allo scoperto - l'avvocato Toni Freixa gradito nei sondaggi alla maggioranza dei tifosi, l'outsider Jordi Roche vicino all'ex presidente Rosell e lo sfavorito Juan Rosell, la cui omonimia non deve trarre in inganno - sanno comunque che per vincere avranno bisogno di un rapporto privilegiato con Leo Messi, che continua a essere il vero ago della bilancia. Nessuno vuole nemmeno lontanamente pensare che l'Inter di Zhang sia in grado di strapparlo al Barcellona. Il presidente uscente, Josep Maria Bartomeu, ha voluto di nuovo rassicurare i soci: "Leo finirà qui la sua carriera straordinaria: ha ancora davanti 3-4 anni dei suoi".

Rimane però tutto il senso della resa dei conti, in questa inquieta attesa di una partita senza pubblico, che col Camp Nou pieno avrebbe avuto tutt'altra atmosfera e che comunque la dirigenza del Barça ha fatto il possibile per mantenere nella sede originaria, a dispetto del crescente allarme coronavirus in Spagna e delle proteste del Napoli. Il gruppo di una squadra dalla media d'età alta nei sui leader storici, dopo avere a più riprese rinviato il cambio generazionale, è ben conscio della diaspora, che verrebbe accelerata dal fallimento in Champions: Rakitic andrà al Siviglia, Suarez ha ricevuto più di un'offerta allettante dalla Mls americana e mezza rosa non ignora, incluso Griezmann, di essere stata inserita nella lista dei sacrificabili, per arrivare al sogno proibito Neymar. Qualcuno andrà via comunque, in nome dell'obiettivo di ripiego, l'interista d'Argentina Lautaro Martinez gradito a Messi.

Per compattarsi, durante la settimana di vacanza seguita alla delusione della Liga, i giocatori guidati da Piqué hanno scelto Ibiza: una sorta di ritiro sui generis con le rispettive famiglie, anche se poi i gruppetti separati si sono confermati tali anche sull'isola e accanto a Messi è rimasto il fido Suarez. Quique Setien, allenatore giudicato ormai a tempo dalla critica catalana, confida nella resurrezione in Champions e alla ripresa degli allenamenti ha voluto ricreare al Camp Nou l'ambiente della partita col Napoli: alla partitella c'erano tutti, salvo l'infortunato Umtiti e inclusi gli squalificati Vidal e Busquets. Ma i casi sotto la cenere non mancano: il più noto è Arthur, già ceduto alla Juventus in cambio di Pjanic. Sabato c'è bisogno di tutti e a tutti lo ha spiegato Messi, tra un palleggio, un dribbling e un tiro sotto la traversa. L'uomo della Champions è reduce dalle scottature con la Roma nel 2018 e col Liverpool l'anno scorso. Stavolta ha voluto avvisare in anticipo compagni e allenatore: "Se continuiamo a giocare male come negli ultimi tempi, l'1-1 dell'andata a Napoli non ci basterà". Per il Barça è davvero la partita decisiva: si gioca presente e futuro.
I commenti dei lettori