LONDRA - Si comincia con i campioni in carica del Liverpool contro la neopromossa Leeds, un grande nome del passato che torna finalmente nella massima serie. Ma se il calendario di quello che viene unanimemente considerato il campionato di calcio più ricco e più bello del mondo è stato annunciato oggi, prevedere che Premier League sarà sembra più difficile che negli altri anni.
Varie incognite pesano infatti sulla stagione 2020-’21. La prima è se avrà il pubblico negli stadi: all’inizio, che è tra meno di un mese, il prossimo 12 settembre, sicuramente no, in seguito dipende dall’evoluzione della pandemia, che minaccia una seconda ondata in autunno-inverno. È possibile che tutto il torneo debba giocarsi a porte chiuse, come nella fase finale di quello da poco concluso, dopo l’interruzione dettata dal lockdown, o che come minimo vengano stabilite regole di distanziamento sociale fra gli spettatori e pure di comportamento: per esempio il divieto di urlare e cantare cori di sostegno alla propria squadra, per limitare i rischi di contagio.
Un secondo dubbio è che, come ha condizionato la scorsa stagione, il coronavirus influisca anche su quella nuova. Interrompere il campionato per tre mesi, poi riprenderlo con partite ogni due-tre giorni, non ha dato grandi risultati sul piano dello spettacolo e della tecnica. Può darsi che dipendesse anche dal fatto che l’esito appariva scontato, avendo il Liverpool già accumulato un distacco incolmabile nei confronti del Manchester City nella corsa per il titolo. Pure le altre sfide, per la qualificazione alle coppe europee e per la retrocessione, tuttavia non hanno particolarmente brillato. A ciò si aggiunge che, per ridurre i costi di fronte ai ridotti guadagni causati dal mancato introito dei biglietti allo stadio, alcune società hanno dovuto tagliare lo staff: eclatante il caso dell’Arsenal, che ha licenziato una ventina di addetti alla squadra per non dover tagliare i giocatori (o lo stipendio dei medesimi). Una rinuncia che potrebbe farsi sentire, perché se lo staff è al minimo, anche il rendimento dei giocatori in campo potrebbe risentirne.
Infine, c’è l’interrogativo suscitato da Champions League ed Europa League alla ripresa dell’attività: nessuna delle squadre inglesi è arrivata in finale, e per quanto riguarda la Champions neppure in semifinale. Il pallone dell’Inghilterra si è sgonfiato? Dopo anni che ha dominato loro il calcio europeo, è venuto il momento dell’alternanza, con Germania e Francia in prima fila? Per rimediare, qualcuno sogna l’arrivo di Messi o il ritorno di Ronaldo, ma dalle prime voci del mercato le due super stelle del football sembrano destinate, se cambieranno casacca, ad andare altrove, e anche questo è significativo. Al contrario, ci si domanda se alcune delle stelle resteranno qui, a cominciare da Pep Guardiola, che dopo avere fallito ripetutamente l’obiettivo di conquistare la Champions con il City potrebbe decidere che il suo tempo a Manchester è scaduto.
Per adesso i tifosi si concentrano sul calendario: che inizierà più tardi per City e United, al fine di dare loro almeno 30 giorni di pausa dalle sconfitte in Champions e in Europa League. E poi ci sono le partite chiave: il derby di Londra nord, Tottenham-Arsenal, il 5 dicembre; quello di Manchester, City-United, il 12 dicembre; la riedizione del confronto fra prima e seconda della passata stagione, City-Liverpool, il 7 novembre; il ritorno della vecchia rivalità fra Manchester United e Leeds, il 19 dicembre. Ma molti aspettano di scoprire se questa stagione porterà la rivincita della Premier o la sua crisi.
Varie incognite pesano infatti sulla stagione 2020-’21. La prima è se avrà il pubblico negli stadi: all’inizio, che è tra meno di un mese, il prossimo 12 settembre, sicuramente no, in seguito dipende dall’evoluzione della pandemia, che minaccia una seconda ondata in autunno-inverno. È possibile che tutto il torneo debba giocarsi a porte chiuse, come nella fase finale di quello da poco concluso, dopo l’interruzione dettata dal lockdown, o che come minimo vengano stabilite regole di distanziamento sociale fra gli spettatori e pure di comportamento: per esempio il divieto di urlare e cantare cori di sostegno alla propria squadra, per limitare i rischi di contagio.
Un secondo dubbio è che, come ha condizionato la scorsa stagione, il coronavirus influisca anche su quella nuova. Interrompere il campionato per tre mesi, poi riprenderlo con partite ogni due-tre giorni, non ha dato grandi risultati sul piano dello spettacolo e della tecnica. Può darsi che dipendesse anche dal fatto che l’esito appariva scontato, avendo il Liverpool già accumulato un distacco incolmabile nei confronti del Manchester City nella corsa per il titolo. Pure le altre sfide, per la qualificazione alle coppe europee e per la retrocessione, tuttavia non hanno particolarmente brillato. A ciò si aggiunge che, per ridurre i costi di fronte ai ridotti guadagni causati dal mancato introito dei biglietti allo stadio, alcune società hanno dovuto tagliare lo staff: eclatante il caso dell’Arsenal, che ha licenziato una ventina di addetti alla squadra per non dover tagliare i giocatori (o lo stipendio dei medesimi). Una rinuncia che potrebbe farsi sentire, perché se lo staff è al minimo, anche il rendimento dei giocatori in campo potrebbe risentirne.
Infine, c’è l’interrogativo suscitato da Champions League ed Europa League alla ripresa dell’attività: nessuna delle squadre inglesi è arrivata in finale, e per quanto riguarda la Champions neppure in semifinale. Il pallone dell’Inghilterra si è sgonfiato? Dopo anni che ha dominato loro il calcio europeo, è venuto il momento dell’alternanza, con Germania e Francia in prima fila? Per rimediare, qualcuno sogna l’arrivo di Messi o il ritorno di Ronaldo, ma dalle prime voci del mercato le due super stelle del football sembrano destinate, se cambieranno casacca, ad andare altrove, e anche questo è significativo. Al contrario, ci si domanda se alcune delle stelle resteranno qui, a cominciare da Pep Guardiola, che dopo avere fallito ripetutamente l’obiettivo di conquistare la Champions con il City potrebbe decidere che il suo tempo a Manchester è scaduto.
Per adesso i tifosi si concentrano sul calendario: che inizierà più tardi per City e United, al fine di dare loro almeno 30 giorni di pausa dalle sconfitte in Champions e in Europa League. E poi ci sono le partite chiave: il derby di Londra nord, Tottenham-Arsenal, il 5 dicembre; quello di Manchester, City-United, il 12 dicembre; la riedizione del confronto fra prima e seconda della passata stagione, City-Liverpool, il 7 novembre; il ritorno della vecchia rivalità fra Manchester United e Leeds, il 19 dicembre. Ma molti aspettano di scoprire se questa stagione porterà la rivincita della Premier o la sua crisi.