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Barcellona, il dopo Bartomeu è già iniziato. Con Laporta può tornare Guardiola

Josep Bartomeu, ormai ex presidente del Barcellona 
Dopo le dimissioni del presidente si scatena la corsa per le elezioni, che si terranno tra 40 e 90 giorni. Gli aspiranti alla carica di numero uno non mancheranno. Due sono già annunciati: Victor Font e Jordi Farré. Su loro aleggia uno spettro, quello di un predecessore di Bartomeu, in carica dal 2005 al 2010, sotto cui nacque la rivoluzione del tiki-taka
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Luci di Josep Maria Bartomeu: in sei anni quattro campionati spagnoli, nove coppe tra cui una Champions e un Mondiale per club, e un fatturato portato oltre il miliardo di euro. Ombre: una buona parte di quel fatturato usato per pagare faraonici stipendi ai giocatori, trasformandoli in invendibili, una netta decadenza della Masia, lo storico settore giovanile fabbrica di talenti, alcuni scivoloni come l'accusa di pagare una società per scrivere post diffamatori contro i giocatori per screditarli, una gestione tecnica quantomeno ondivaga, l'impressione che la squadra abbia vinto meno del dovuto, umiliazioni come le rimonte subìte contro Roma e Liverpool per tacere del 2-8 contro il Bayern e soprattutto - orrore degli orrori - la rottura con Messi, giunto a un passo dall'andarsene e restato quasi a forza. Più le ombre, insomma, che alla fine hanno prevalso, tanto da aver portato alle dimissioni sue (e di tutta la giunta a lui legata) da presidente del Barcellona.

Dimissioni ormai obbligate per evitare di essere travolto un referendum di censura tra i soci grazie alle firme raccolte da uno degli aspiranti a succedergli, Jordi Farré, dall'esito scontato. A convincerlo a mollare, dopo aver fatto di tutto per restare fino a fine mandato, a marzo, è stata anche la bocciatura del governo locale, la Generalitat, della sua richiesta di rinviare al 14 e 15 novembre il voto al Camp Nou. Bartomeu, adducendo motivi organizzativi e di sicurezza per il virus, chiedeva non solo una proroga di due settimane, ma anche di poter far votare i soci in 21 sedi sparse tra la Spagna e Andorra.

Così, 24 ore dopo aver ribadito che non intendeva dimettersi, Bartomeu si è dimesso, forse anche per la minaccia di Farré di denunciarlo se avesse ulteriormente resistito. E adesso si scatena la corsa per le elezioni, che si terranno tra 40 e 90 giorni. La data esatta la deciderà la Comisión Gestora, la giunta che ora garantirà il disbrigo degli affari correnti. In molti sperano che il nuovo presidente entri in carica entro fine 2020, di modo che a gennaio 2021 possa impostare la campagna acquisti di riparazione, dopo che quella estiva è stata deludente anzichenò, per motivi di bilancio oltre che di scarsità di idee. Anche se per rifare davvero una squadra arrivata presumibilmente a fine ciclo, e magari sperare di convincere Messi a rimanere, dovrebbero cambiare almeno 4-5 giocatori.

Gli aspiranti presidente, almeno ufficiosi visto che per la candidatura ufficiale servono 5mila firme, non mancheranno. Due sono già annunciati: Victor Font con il suo progetto 'Sì al futur' che punta molto sul rilancio del settore giovanile, e appunto Jordi Farré con 'Nou Impuls Barça', che al momento può menare il vanto di aver raccolto le 20mila firme del voto di sfiducia contro Bartomeu e di un programma già strutturato, tra il voto elettronico che faciliti la vita ai soci stranieri del Barcellona (10mila su 140mila totali), il lancio di una linea dedicata al Barcellona della Nike e la ripartizione di eventuali attivi di bilancio tra i soci.

Su loro e gli eventuali altri aleggia poi uno spettro, quello di un predecessore di Bartomeu, Joan Laporta, in carica dal 2005 al 2010, sotto cui nacque la rivoluzione del tiki-taka. E infatti tra le voci ricorrenti sul suo ritorno c'è che coinciderebbe con quello, o come allenatore o come direttore sportivo, di Pep Guardiola, l'allenatore simbolo di quell'era. Ma Laporta potrebbe anche appoggiare un altro candidato, magari addirittura facendogli da vice per poi subentrargli fra tre anni, a metà mandato.

Chiacchiere che ricordano quelle della politica, e in un certo senso è così, visto che il Barcellona, in Catalogna, è un'istituzione, un simbolo forse anche più di quella Generalitat che ha costretto Bartomeu al passo d'addio alla vigilia della sfida di Champions con la Juve. Aggiungendo, all'incognita del campo, quella della tribuna: chi sarà in quella di Torino a rappresentare il Barcellona?

 
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