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Mohamed Salah a segno in Atalanta-Liverpool (ansa)

Inghilterra, il Liverpool va veloce. Ancora di più se vince Biden

La Red Ball, una società Usa che investe nello sport professionistico, vuole rilevare il 25% del club. Ma in caso di presidenza democratica, con il raddoppio della tassazione sulla plusvalenza realizzata in un passaggio di azioni -dal 23,8% al 43,4%- prevista nel programma, c'è interesse a chiudere in fretta. Caso contrario in caso di conferma di Trump

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Trump o Biden? Questo è il dilemma. Nell'era del calcio-industria più che mai globalizzato, l'era delle multinazionali e dei fondi stranieri al timone dei club più importanti dei Big Five (i 5 principali campionati europei), era inevitabile che l'attesa per l'esito dell'elezione del presidente degli Usa fosse grande anche nel mondo del pallone. Lo è in particolare sul mercato più ricco, quello inglese, e nella sede del club campione in carica della Premier League, fresco di trionfo in Champions League in casa dell'Atalanta. Il Liverpool americano - dal 2010 di proprietà della Fenway Sports Company del settantunenne John Henry, uomo d'affari dell'Illinois e dal 2002 proprietario anche dei Boston Red Sox, club Major League Baseball - aspetta infatti di sapere chi vincerà la corsa alla Casa Bianca per accelerare eventualmente un business in atto: l'ingresso nel pacchetto azionario del club, al 25%, della Red Ball di Gerry Cardinale e Billy Beane. Alla rivelazione della trattativa il mese scorso da parte del Wall Street Journal la stampa inglese ha fatto seguire in queste ore un'ulteriore notizia: che l'operazione potrebbe appunto essere velocizzata oppure rispettare tempi più canonici, a seconda che le elezioni vengano vinte dall'uno o dall'altro dei due contendenti.

Nello specifico, se vincerà Biden ci sarà lo sprint. Se invece il voto sancirà la conferma di Trump, ci sarà meno fretta. Durante la campagna elettorale Biden ha preannunciato l'intenzione di raddoppiare quasi la tassazione sui capital gain - la plusvalenza realizzata in un passaggio di azioni - portandola dal 23,8% al 43,4%. L'affare Liverpool rientrerebbe a pieno titolo nella fattispecie, postulando l'opportunità per Henry, Cardinale e Beane di chiuderlo prima del 20 gennaio, data dell'insediamento del presidente alla Casa Bianca.

Da Hollywood alla Borsa

La vicenda, vista dalla prospettiva inglese, contiene una doppia suggestione. La prima rimanda addirittura a Hollywood, perché il cinquantottenne Billy Beane da Orlando, dirigente sportivo ed ex giocatore professionista di baseball, è il personaggio alla cui storia è ispirato un film di successo del 2011, candidato all'Oscar nel 2012. Interpretato da Brad Pitt, "Moneyball, l'arte di vincere" ripercorre appunto la biografia di Beane, che da general manager degli Oakland Athletics riuscì con budget ridotto a risollevare la squadra, che nel 2001 non si era qualificata per le World Series, grazie alla piena conversione alla sabermetrica, cioè alla scelta dei giocatori da ingaggiare sulla base delle loro statistiche nella partite di baseball e non sulle indicazioni degli osservatori. Beane è poi diventato anche un imprenditore sportivo, non solo nel baseball con gli Oakland: ha allargato gli orizzonti al calcio, diventando prima consulente dell'AZ Alkmaar in Olanda e poi socio del Barnsley, club della Efl, la serie B inglese.

Ma soprattutto, col miliardario americano Gerry Cardinale, fondatore e amministratore delegato della società di private equity Red Bird Capital, ha fondato Red Ball, una Spac (società di acquisizione per scopi speciali), allo scopo di raccogliere fondi da investire nello sport professionistico. Le voci sull'interesse di Red Ball per un ingresso nel pacchetto azionario della FSC proprietaria del Liverpool circolano da agosto, ma si sono intensificate il mese scorso, rilanciate da una fonte autorevole come il WSJ e avvalorate dalla stretta amicizia tra Beane e il duo Henry-Tom Werner, il produttore televisivo settantenne che dal 2010 è presidente dei Reds. Tra gli effetti della partnership tra i due gruppi ci sarebbe la quotazione in Borsa del Liverpool, ma si prefigura anche la creazione di una rete internazionale di club, sul modello Red Bull e City. Questa è la seconda suggestione, avendo Red Bird di Cardinale acquisito lo scorso luglio l'85% delle quote del Tolosa, appena retrocesso nella Ligue 2 francese.

L'esempio della Red Bull è il più chiaro, con implicazioni di mercato notevoli per la valorizzazione dei talenti e l'eventuale travaso da una squadra all'altra del gruppo oppure per la cessione con annessa ricca plusvalenza dei giocatori  giocatori più richiesti, come è accaduto col trasferimento di Nabi Keita dal Lipsia proprio al Liverpool, di Werner sempre dal Lipsia al Chelsea e di Haaland dal Salisburgo al Borussia Dortumnd. La multinazionale austriaca delle bevande energetiche possiede il Lipsia in Germania, il Salisburgo e l'FC Liefering in Austria, i New York Red Bulls negli Usa, i Red Bull Bragantino e i Red Bull Brasil in Brasile. Il City Football Group, holding controllata dal fondo Abu Dhabi United Group dell'omonimo emirato con partecipazioni cinesi e americane, possiede il Manchester City e controlla il New York City Fc negli Usa, il Melbourne City in Australia, il Montevideo City Torque in Uruguay, il Mumbai City in India, il Lommel SK i Belgio, il Troyes AC in Francia e ha quote del Girona in Spagna e di minoranza in Giappone nello Yokohama F. Marinos.

Il Barça vuole Klopp, ma c'è la Gerrard generation  

Il Liverpool, campione del mondo in carica e campione d'Europa due stagioni fa, non ha certo bisogno di fare plusvalenze in questo momento. Lo dimostra il costoso e indovinato acquisto del portoghese Diogo Jota, mattatore a Bergamo, pagato 50 milioni di euro al Wolverhampton. Ma la lungimiranza e i progetti per il futuro sono nell'ultimo quinquennio il marchio di fabbrica. L'uomo mercato più cercato resta l'allenatore. Jurgen Klopp è l'obiettivo dichiarato di Joan Laporta, candidato alla presidenza del Barça. E' difficile che lo stratega tedesco, ormai simbolo dei Reds come gli eroi Shankly e Paisley, si separi dal club e da una tifoseria che lo adora. In caso di addio, però, il nome del successore sembra già scritto: Steven Gerrard,  quarantenne allenatore in Scozia nei Rangers Glasgow ma figlio prediletto dei Reds, dove ha giocato per 17 anni dal 1998 e dove ha iniziato nelle giovanili la sua attuale carriera. Non è un caso che il 5-0 all'Atalanta, al di là della tripletta di Jota e delle prodezze di Salah e Mané, sia stato letto in Inghilterra anche come il successo della "Gerrard generation". In campo c'erano tre talenti cresciuti nell'Academy: il terzino Alexander Arnold, già affermato a livello internazionale e titolare dell'Inghilterra di Southgate, al quale Gerrard predisse una grande carriera, il centrocampista Curtis Jones e il difensore Rhys Williams, allievi entrambi di Gerrard. Alexander-Arnold e Jones sono anche due Scousers, ragazzi di Liverpool, proprio come il mitico Steven. Il terzino della Nazionale è addirittura nato a West Derby, il sobborgo borghese in cui si trova il centro di allenamento di Melwood, storica culla dei Reds per 70 anni. Melwood sta per essere abbandonato: la squadra si allenerà nel nuovo e ultramoderno Axa Center di Kirkby. Con la "Gerrard generation" i tifosi avranno meno nostalgia.   
 
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