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Di record in record, Haaland corre sempre più veloce

Haaland esulta dopo il gol del 3-0 durante Borussia Dortmund-Brugge (afp)
L'attaccante norvegese del Borussia Dortmund è il giocatore più rapido ad aver segnato 15 gol in Champions League: ci ha messo appena 12 gare. Un altro primato per un ragazzo di soli 20 anni che fin dall'esordio ha mostrato numeri da campione
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Se lo guardi in foto, nonostante la stazza imponente (1.94 m per quasi 90 kg) ti sembra un bambinone. Se lo guardi in azione, invece, resti sconvolto dalla sua ferocia. In campo si muove come uno forgiato dall'esperienza, ma la carta d'identità non mente: Erling Haaland, nato a Leeds il 21 luglio 2000. Professione: centravanti. Segni particolari: collezionista di record.

L'ultimo in ordine di tempo? L'attaccante norvegese del Borussia Dortmund è il giocatore più rapido ad aver segnato 15 gol in Champions League: ci ha messo appena 12 gare. Ma lui va così veloce che contro il Brugge di reti ne ha realizzate due, e quindi ora sono già 16. Haaland non è solo lo spauracchio dei difensori, ma anche degli statistici: perderlo di vista può essere fatale. Quando a gennaio è arrivato a Dortmund, è iniziata la corsa ad aggiornare i record della Bundesliga: primo giocatore a segnare una tripletta al debutto da subentrato (contro l'Augsburg, in appena 34 minuti), primo a realizzare cinque reti nelle prime due gare in Germania, e poi a farne sette in tre match, e poi otto in cinque partite, e poi nove in sei...

Venti milioni spesi benissimo per vincere la concorrenza dei club di mezza Europa (lo seguiva anche la Juventus) e strapparlo al Salisburgo, con cui nel 2019 aveva scritto per la prima volta il suo nome nel libro dei record della Champions: sei gol nelle prime tre partite, battuto Drogba che si era fermato a cinque. Ma che fosse un talento precoce si era capito già quando a cinque anni, entrato nel vivaio dei norvegesi del Bryne, lo avevano messo subito a giocare con quelli più grandi di un anno: era troppo più forte dei coetanei. E' figlio d'arte, ma papà Alf-Inge non si offenda: lui è stato un onesto difensore, ha giocato dieci anni in Inghilterra ma l'episodio per cui è più famoso è l'intervento folle subito da quella testa calda di Roy Keane nel 2001 per vendicare qualche parola di troppo in un match di quattro anni prima.

Erling invece fa parte di una categoria superiore. Essendo nato a Leeds, poteva scegliere anche la nazionale inglese e, ragionevolmente, togliersi più soddisfazioni. Ma ha preferito la sua Norvegia, in cui è cresciuto: prima il Bryne, poi il Molde allenato da Solsksjaer, che in lui vide un piccolo Lukaku e non si può dire che la profezia fu azzardata. In un anno al Salisburgo ha fatto più gol che partite (29 a 27), un ruolino di marcia che sta mantenendo anche al Borussia Dortmund: 33 reti in 31 gare. Non è il capocannoniere in Bundesliga solo perché davanti ha quel fenomeno di Lewandowksi (11 gol contro 10) ma in questo avvio di stagione il norvegese ha fatto meglio del polacco: 17 reti contro 13. L'altra grande specialità della casa sono le marcature multiple: nelle 33 partite con i gialloneri, ha messo a segno otto doppiette, una tripletta e un poker, nello scorso week-end contro l'Hertha Berlino. E come dimenticare i nove gol segnati il 30 maggio 2019 al Mondiale Under 20 contro il malcapitato Honduras?

Di testa come un vero ariete, con dei bolidi di sinistro dalla distanza, in contropiede dopo delle grandi sgroppate (raggiunge i 36 km/h), di astuzia e di prepotenza in area di rigore: Haaland segna davvero in tutti i modi ma è anche uno che non disdegna l'assist - ha iniziato la carriera da ala - per la gioia dei compagni di squadra Sancho e Hazard. Ha dichiarato che se incontrasse Cristiano Ronaldo gli direbbe grazie perché è seguendolo in tv che ha deciso di fare il calciatore. Eppure da adolescente stravedeva per Michu, e i tifosi del Napoli si chiederanno perché mai.

Ha vinto il premio Golden Boy 2020 e di recente ha aperto il conto anche nella nazionale maggiore norvegese: un gol con l'Austria a settembre, poi due con l'Irlanda del Nord e tre con la Romania a ottobre. Quando si dice crescita esponenziale. Il primato di reti in nazionale di Jorgen Juve (33), che resiste dal 1937, non è mai stato così in pericolo. Appassionato di meditazione, ha smesso di esultare simulandola forse anche a causa dei poco eleganti sfottò dei giocatori del Psg dopo gli ottavi della scorsa Champions. Continua invece ad ascoltare la canzone "Keep dreaming" prima di scendere in campo: a sognare con lui sono tutti gli amanti del calcio.
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