"So di essere un modello per molte donne, e questo mi fa piacere". Lo scorso 2 dicembre Stephanie Frappart ha scritto una pagina di storia del calcio diventando - grazie alla direzione di Juve-Dinamo Kiev - la prima donna ad arbitrare una partita di Champions League maschile. Il suo nome ha fatto il giro del mondo, eppure lei non ci ha quasi fatto caso. "Non ho profili social - ha detto Frappart a BBC Sport -. Non ho mai letto i giornali su di me: mi creo una bolla. So che nel calcio tutti parlano di quel che ha fatto l'arbitro, e allora ignoro tutto. Preferisco così".
La Champions è stato solo l'ultimo muro abbattuto dalla 37enne arbitro di Herblay, che un recente sondaggio di France Football ha inserito al nono posto della classifica dei migliori arbitri della storia. Prima Frappart era diventata la prima donna ad arbitrare una gara maschile di una grande competizione Uefa, la Supercoppa europea tra Liverpool e Chelsea del 2019. Nello stesso ha diretto la finale del mondiale femmnile Usa-Olanda. "Le giovani donne guardano il calcio alla TV, quindi so che se sono qui in campo possono vedere che è possibile. Questa è una situazione che aiuterà alcune ragazze a iniziare ad arbitrare. - le sue parole - So di avere un ruolo in questo, ma non spingo più di tanto su questo tasto, perché le donne sono libere di decidere".
Frappart, come tutti gli arbitri, ha dovuto adattarsi all'arrivo del Var. "Un ottimo aiuto, un bene per il calcio - dice -. Continuiamo ad arbitrare come prima. Prendiamo la decisione sul campo e poi è bene avere un aiuto in caso di grandi errori".