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Messi, la sua verità: "Deciderò solo a fine stagione se andarmene"
(agf)

Messi, la sua verità: "Deciderò solo a fine stagione se andarmene"

Lunga intervista a La Sexta: "Bartomeu mi ingannò, erano tempo che gli dicevo di voler andare via. Mi piacerebbe però tornare qui e fare il ds per comprare chi voglio. Gli Usa? Sì, ma in futuro. Neymar? Come lo paghi il Psg? Mi dà fastidio che dicano che comando lo spogliatoio". 

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Leo Messi si confessa. Su presente, passato. Meno, invece, sul futuro, ciò che però sta più a cuore non solo ai tifosi del Barcellona, in dubbio tra amore e il timore di restare traditi fin dalla scorsa estate, ma a tutto il mondo del calcio. Un'intervista di un'ora e un quarto, sulla tv spagnola La Sexta, a tu per tu col giornalista Jordi Evole. 

“Per decidere aspetterò che finisca la stagione. Non so se me ne andrò o no, ma se me ne andassi vorrei partire nel migliore dei modi. Non penso a come andrà a finire la stagione, oggi non sarebbe bene per me dire cosa farò perché neanche io lo so”. Non è ancora un addio, ma certo le parole di Messi tornano a prefigurare una rottura col club blaugrana. Anche perché “prima o poi vorrei tornare a vivere in città e lavorare per il club. So che qui ci sono ancora tanti che mi voglio bene e che vorrebbero che restassi, per altri invece non è così”.

 

Intanto, il burofax: quella richiesta di essere lasciato andare in ragione di una clausola sul contratto e di interrompere così la sua storia d’amore col Barcellona. Messi non la rinnega, anzi: “Avevo detto molte volte a Bartomeu che volevo andarmene, il burofax era un modo per farlo ufficialmente. Pensavo di aver completato un ciclo e avevo bisogno di un cambiamento. La mia testa aveva bisogno di uscire da tutto questo. Sapevo che sarebbe stato un anno di transizione, con tanti giovani. Volevo continuare a lottare per la Champions e per la Liga. Volevo andarmene e volevo farlo bene. Il presidente ha iniziato a far trapelare delle cose per farmi sembrare il cattivo del film. È stata una decisione orribile, molto difficile da prendere, non credo ci sia una città migliore di questa e la mia famiglia non voleva trasferirsi”.

 

La colpa, neanche a dirlo, è del presidente dimesso, Josep Bartomeu: “Lui mi ha truffato su moltissime cose per molto tempo. Non c’è stato un clic, è stato tutto un percorso". Solo amore invece per Guardiola, che lo vorrebbe al Manchester City: “Con Pep parliamo di come stanno andando le cose, ma non del fatto che ci incontreremo. Ha qualcosa di speciale. Ho avuto la sfortuna, tra virgolette, di avere Guardiola e Luis Enrique, i due migliori. E mi ha fatto crescere come calciatore”. Oggi c’è Koeman, ma non è poi così male: “Con lui ci siamo dati più serietà. Sta facendo le cose molto bene, ci sono giocatori giovani e la squadra sta crescendo”.

 

Certo però resta l’ombra secondo cui a decidere chi giochi e chi no è Messi. Una diceria che dà molto fastidio a Leo: “Il fatto che dicano che Messi comanda lo spogliatoio mi dà fastidio. Molti lo danno per scontato. La gente crede a tutto ciò che esce sui giornali e in Tv. Lo dicono a Barcellona e in nazionale, che giocano i miei amici”. Uno di questi sarebbe Suarez, regalato dal Barça all’Atletico. Per Messi “Una locura, una follia. È stato mandato via gratis, a una squadra che lotta per i nostri stessi obiettivi, pagandogli due anni di contratto. Con Suarez ci sentiamo quasi tutti i giorni”.

 

Il sogno di Messi, si sa, è tornare a giocare con Neymar. Un sogno impossibile o quasi, come ammette lui stesso: “Sarà difficile portare giocatori di qualità perché non ci sono soldi. E portare Neymar è molto complicato. Come lo paghi il Psg? Il nuovo presidente dovrà essere molto intelligente e ordinare tutto”. Ecco, i nuovi presidenti. “Preferisco non posizionarmi con nessun candidato. Mi troverei in una situazione molto difficile. Speriamo che chi vincerà faccia bene per riportare questo grande club dove merita e dove oggi non è. Ma non ho parlato con nessun candidato”.

 

Per il suo futuro a lungo raggio, Messi ha le idee abbastanza chiare: “Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto vivere il campionato degli Stati Uniti, ma non è una cosa per adesso, è per il futuro. Parigi o Manchester? Non voglio le guide, portale via. Non penso a come finirà la stagione perché oggi so cosa farò. So che un giorno mi piacerebbe tornare nel Barcellona. Allenatore no, non mi ci vedo. Ma come direttore sportivo sì, così potrei finalmente comprare i giocatori che voglio”.

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