LONDRA - Possiamo chiamarlo semplicemente "Normal One" adesso? Forse sì, visto che anche il suo Tottenham oramai è una squadra normale, da media classifica, anzi, al nono posto della Premier League, a 17 punti dalla vetta del Manchester City e dell'odiato Pep Guardiola. Eppure c'era chi a inizio anno considerava gli Spurs di José Mourinho candidati alla vittoria finale, dopo l'addio di Pochettino, la voglia di riscatto del tecnico portoghese già rodato dalla scorsa stagione, il ritorno all'ovile di un fenomeno in letargo come Gareth Bale.
Un ingaggio da 15 milioni all'anno
Niente di tutto questo è successo e Mourinho, da boss della squadra, non è certo esente da colpe. Anzi. Tanto che a Londra Nord spifferano voci di esonero, ma è anche vero che nel contratto l'allenatore fino al 2023 non ci sono clausole di "uscita". Per cui mandarlo via significherebbe pagargli tutti i 15 milioni di sterline all'anno previsti, il doppio di Pochettino. E però il Tottenham stecca oramai da troppo tempo. Va bene l'infortunio di Harry Kane, il fulcro della squadra (non solo con Mou) per cui è stato via qualche settimana, e hanno pesato pure gli stop dei terzini Reguilón e Aurier su cui il mister conta molto, così come Lo Celso a centrocampo. Ma oramai gli Spurs sembrano davvero non essere all'altezza delle grandi. Non a caso, nelle ultime tre settimane, sono usciti a pezzi da tutti i big match: contro il malaticcio Liverpool (1-3 in casa), contro l'altro convalescente Chelsea (0-1 sempre al Tottenham stadium), contro l'Everton di Ancelotti in FA Cup (5-4 ai rigori) e infine sabato scorso contro lo schiacciasassi City per 3-1 all'Etihad.
Niente gioco e soprattutto niente risultati
Il problema di Mourinho è che le sue fortune si sono quasi sempre basate sui risultati, e non sul gioco. Praticamente l'opposto del suo predecessore Pochettino, che col Tottenham in quasi sei anni non ha vinto un piffero. E però ha riportato gli Spurs tra le eccellenze del calcio europeo, tessendo trame ed emozioni indimenticabili (Amsterdam Arena) e arrivando pure a una finale di Champions, pur senza storia, contro il Liverpool di Klopp. Ma il guaio di Mourinho è che, da anni oramai, il suo calcio sembra rimasto indietro anni e appare anacronistico, almeno in questa epoca storica. Jamie Carragher, ex colonna del Liverpool e oggi commentatore Sky Uk, è stato lapidario: "Oggi ad alti livelli si gioca un calcio pro-attivo, quello di José è un calcio reattivo. Le grandi squadre oggi prendono dei rischi. Mourinho, invece, tende a non prenderseli mai".
I problemi con Bale e Alli
Ricostruzione inattaccabile. Sono lontani i tempi in cui con l'Inter Mourinho vinceva una Champions League contro il Bayern di un altro matusalemme (seppur innovatore) del calcio come Louis Van Gaal, con entrambe le squadre barricate dietro quasi tutto il primo tempo, in attesa che l'avversario si scoprisse. Poi, certo, lo "Special One" ha anche un problema con i singoli. In primis Bale, che doveva essere il plus, invece è rimasto il minus degli ultimi mesi di Madrid: svogliato, alienato, con passo e grinta di una vecchia gloria, nonostante il suggestivo ritorno alle origini. Tanto che il portoghese l'altro giorno l'ha schiaffeggiato pubblicamente a parole: "Non so perché si è dato indisponibile". Poi c'è il caso Dele Alli: uno dei giovani fenomeni della nuova Inghilterra sotto Pochettino, oggi un oggetto avulso e misterioso, che a 24 anni gioca spezzoni alternati e sbiaditi.
La Coppa di Lega potrebbe non bastare
Mourinho ?i è ripromesso di "voler aspettare Bale e Alli, certo che mi fa piacere riaversi a tempo pieno in squadra, mi piacciono i giocatori di qualità". Ma basteranno? Il centrocampo orfano di Eriksen è tallone di Achille del Tottenham, segna terribilmente poco, e Bergwjin, Ndombele e Hojberg non sembrano all'altezza di una grande squadra. In più, oltre agli infortuni, aggiungeteci Eric Dier centrale difensivo, uno che già faceva danni a centrocampo. E il non-gioco è fatto.
Certo, mai sottovalutare Mourinho. Perché resta uno dei più grandi allenatori del calcio contemporaneo, perché è uno dei pochissimi ad aver vinto almeno due Champions League in carriera oltre a una valanga di altri trofei. E poi il Tottenham è in corsa in Europa League, che Mou già vinse nell'altra grigia avventura alla guida del Manchester United - e soprattutto è in finale della cosiddetta "Carabao Cup", ossia la vecchia Coppa di Lega che i grandi club vorrebbero cancellare, proprio contro il City di Guardiola. Appuntamento il 23 aprile: se Mou vincesse una coppa, potrebbe conservare l'etichetta di vincente e vendicarsi "del rumore dei suoi nemici", come le sue orecchie verso gli spalti dello Juventus Stadium qualche anno fa. Ma la Carabao Cup basterebbe? E se il Tottenham, come sembrerebbe al momento, non si qualificasse neanche quest'anno in Champions? Sarebbe tornato tutto, terribilmente "normal" per gli Spurs. Incluso Mourinho.