BARCELLONA - Mentre infuria la bufera in casa Barça, nessuno sembra sorprendersi più di tanto: all'ombra del Camp Nou, è già da diverso tempo che il vento si è messo a fischiare. Il 17 febbraio dell'anno scorso, quando la Cadena Ser rivelò che la società blaugrana si era dedicata a screditare sui social la reputazione dei più rilevanti oppositori di Josep Maria Bartomeu, l'allora presidente blaugrana uscì allo scoperto, negando ogni relazione con la macchina del fango messa su dalla società esterna I3 Ventures: «Nessuno abbia dubbi sul fatto che il Barça non ha mai contrattato una società con l'obiettivo di denigrare i propri calciatori, ex calciatori, politici, presidenti o ex presidenti. È falso». Eppure, qualche mese più tardi, gli inquirenti arrivarono alla conclusione che ci fossero «chiari indizi di corruzione». E già, perché la cupola blaugrana fece firmare all'I3 Ventures un contratto atipico: l'onorario era di pochi spiccioli inferiore al milione di euro e il club catalano lo avrebbe pagato in sei comode rate, tutte inferiori ai 200 mila euro. Un caso? Niente affatto. Per poter firmare contratti superiori al milione di euro e pagare fatture di oltre 200 mila euro, il vertice blaugrana avrebbe avuto, infatti, bisogno dell'ok della propria giunta che, invece, dell'I3 Ventures non aveva mai sentito parlare prima dello scoop dei giornalisti catalani Adrià Soldevila e Sergio Escudero. Arrivarono così le dimissioni in massa di diversi dirigenti blaugrana e, soprattutto, il conato di impeachment promosso dal socio Jordi Farré che mise assieme le firme necessarie alla celebrazione di un referendum contro Bartomeu che, tuttavia, all'onta della sconfitta elettorale, preferì le dimissioni.
A finire in questura, oltre all'ex presidente, anche i suoi più stretti sodali: dall'ex Ceo, Oscar Grau, all'ex responsabile dei servizi giuridici del club, Romà Gómez Ponti, al potentissimo ex capo di gabinetto della presidenza, Jaume Masferrer, che Bartomeu allontanò ipso facto dal proprio incarico. Per capirci, se il Barçagate fosse una delle trame ordite dal presidente Frank Underwood di House of Cards, Masferrer sarebbe il suo Doug Stamper. Ed è proprio sulla piramide delle responsabilità che si stanno concentrando gli sforzi degli inquirenti che, stanchi di aspettare la collaborazione del club, hanno deciso di prendere l'iniziativa mandando i Mossos d'Esquadra a requisire le carte. I reati contestati dal giudice, amministrazione sleale e corruzione tra individui, non dovrebbero essere sufficienti a trattenere in questura i quattro indagati. Ciononostante, l'ipotesi di una notte in cella non è da escludere in quanto il fermo di Bartomeu e compagnia sarebbe stato deciso dai Mossos d'Esquadra, che potrebbero aver rilevato altri estremi di reato, durante la loro perquisizione. Quello che è certo è che il danno d'immagine per il club è enorme e, non solo per le foto della polizia catalana rovistando negli uffici del Camp Nou, ma anche e soprattutto perché sembra confermarsi l'ipotesi accusatoria secondo la quale rappresentanti del club blaugrana pagarono, con i soldi dei soci, per diffamare, tra gli altri, Lionel Messi, Pep Guardiola e Joan Laporta, rispettivamente, il calciatore, l'allenatore (Johan Cruyff non ce ne vorrà) e il presidente più importanti della storia del Barcellona.
Bufera che si abbatte sul Camp Nou a meno di una settimana dalle elezioni del prossimo 7 marzo, quando proprio Laporta proverà a battere la concorrenza di Victor Font e Toni Freixa per tornare a occupare una delle poltrone più prestigiose del calcio mondiale: «Una notizia sconcertante. Per quanto ci riguarda - ha sottolineato l'ex presidente culé - abbiamo il massimo rispetto sia per le indagini che per la presunzione d'innocenza». Non c'è dubbio che essere stato preso di mira dalla campagna denigratoria orchestrata sui social da I3 Ventures potrebbe spostare definitivamente a suo favore l'inerzia elettorale. In questo senso, infatti, la stretta relazione con Bartomeu del Freixa portavoce del club (durante il mandato di Sandro Rosell) e il fatto che Font sia un candidato moderato, sicuramente non di rottura, che non ci ha mai tenuto a mettere in evidenza le magagne dell'ex presidente Bartomeu sono aspetti che giocheranno, senza dubbio, a favore di Laporta che è già il candidato unico dei tifosi in attesa di riconquistare, domenica prossima, anche la fiducia dei soci.