Germania, tanto talento ma poco gioco: dopo la disfatta con la Macedonia del Nord il ct a tempo Löw è alla sbarra
di Luigi Panella , di Luigi PanellaI tuoni rimbombavano da tanto, forse troppo tempo, e alla fine si è scatenato l'uragano. La Germania del calcio e il suo ct Joachim Löw, sono alla sbarra. La sconfitta contro la Macedonia del Nord, che si sarà anche qualificata per gli Europei grazie ad un regolamento indulgente con le piccole ma resta la sessantacinquesima squadra del ranking Fifa, rappresenta il punto più basso della gestione del ct campione del mondo nel 2014. E la stampa non perdona: "Imbarazzante", titola la "Bild" che parla di "Prestazione imbarazzante e deplorevole", "Germania ridicolizzata" secondo il "Die Welt", "Una brutta sorpresa", si legge su "Kicker". Di avvisaglie a dire il vero ce ne erano state parecchie, a iniziare dalla disfatta al Mondiale in Russia: fuori al primo turno dopo aver fallito la prova d'appello contro la Corea del Sud. Si disse che gli eroi del Brasile erano stanchi, e Löw pensò di risolvere la faccenda tagliando senatori come Hummels, Boateng e Muller, con gli ultimi due che tra l'altro hanno continuato e continuano a contribuire alle fortune del Bayern Monaco.
Löw perde l'imbattibilità nelle qualificazioni mondiali proprio all'ultima
Ma le cose non sono migliorate granché. Una qualificazione agli Europei non del tutto tranquilla, condita dalla batosta interna subita dalla giovane Olanda, il devastante 6-0 subito in Nations League in Spagna, risultato negativo che non si registrava da quasi 90 anni. E ora la Macedonia del Nord: sono bastati un coriaceo 37enne come Pandev e un centrocampista di belle speranze come Elmas per far andare in tilt meccanismi che hanno scrichiolato per tutti i 90'. Una sconfitta destinata a lasciare il segno, se è vero che la Germania non perdeva un incontro di qualificazione mondiali da venti anni: l'ultima squadra capace di violare il suolo tedesco era stata l'Inghilterra delle grandi speranze - e dei pochi risultati - di Gerrard, Beckham, Owen e compagnia, che si era imposta 5-1 a Monaco di Baviera nella marcia verso Corea e Giappone. Il ct tedesco era Rudi Voeller. Poi non ci furono qualificazioni per Germania 2006 come paese ospitante, quindi arrivò Löw: 29 vittorie e 3 pareggi nelle eliminatorie mondiali, fino alla Macedonia...
Tra talento e svogliatezza
Difficile da spiegare. La squadra tedesca ha oggettivamente talento, anche se in una recente intervista a Repubblica Antonio Di Salvo, vice allenatore dell'Under 21 qualificata ai quarti degli Europei, ha parlato di un momento non felicissimo del settore giovanile e della necessità di un ritorno agli insegnamenti sulla tecnica. Ma la Mannaschaft i giocatori li ha. Basta pensare alla linea d'attacco scesa in campo contro la Macedonia: Sane, Gnabry, Havertz. Per non parlare del centrocampo: Kimmich e Goretzka sono punti fermi del Bayern, Gundogan è elemento cardine nel Manchester City inarrestabile di Guardiola. Nel finale è entrato il baby Musiala, che in poche battute qualcosa di buono lo ha fatto vedere. e in panchina c'era un altro ragazzino di cui tutti parlano, Florian Wirtz.
Le parole di Hoeness e la successione
E allora? ''Löw proprio non lo capisco, anche se la sconfitta non è la fine del mondo''. La dichiarazione è di uno che in Germania conta, Uli Hoeness. E' tradizionalmente tranciante nei giudizi, a volte comunque ondivaghi: una volta disse che Lothar Matthaeus non sarebbe tornato al Bayern neanche come giardiniere finché ci fosse stato lui al timone, mentre ora caldeggia la candidatura dell'ex intersista per il ruolo di nuovo ct. E qui sta il punto. Potrebbe darsi che Löw non lo capiscano più neanche i giocatori. Si sa da tempo che non sarà più ct dopo gli Europei, e l'attezione generale ha finito per spostarsi più sulla successione che sul campo. La squadra ne risente: con la Macedonia la Germania è apparsa presuntuosa, svogliata, priva di personalità e soprattutto senza la tradizionale grinta. Un esempio su tutti, la superficialità con la quale Timo Werner, entrato in corso d'opera, ha calciato la facile palla del sorpasso ai macedoni: una conclusione da far impallidire pensando alla ferocia sotto porta di antichi bomber come Gerd Muller o Miro Klose. Anche Löw appare distaccato, ma il futuro bussa alla porta e si presenta complesso. In quello prossimo c'è un Europeo con un girone di ferro che prevede, oltre alla decadente Ungheria, due squadre fortissime come Portogallo e Francia. In quello appena più lontano c'è da rimettere in piedi una qualificazione improvvisamente a rischio. Il girone lo comanda l'Armenia: in panchina un quasi omonimo, Joaquin Caparros, pochi schemi e tanta voglia di correre e lottare. Nove punti in tre partite e senza il più bravo per distacco, il romanista Henrikh Mkhitaryan. Al comando davanti ad una nazione che ha vinto per 4 volte il Mondiale: Germania e Armenia si incontreranno il prossimo 5 settembre, per i tedeschi e il nuovo ct sarà un bivio che non potrà essere fallito.