L'esperanto di Aguero: il regalo di Guardiola all''amico' Laporta per convincere Messi a restare
di Raffaele R.Riverso , di Raffaele R.RiversoLa festa d'addio di Sergio Agüero, celebrata domenica scorsa all'Etihad con la finale di Champions League all'orizzonte, è servita a confermare, tra le altre cose, che la lingua del calcio è una sorta di esperanto andato a buon fine. Se così non fosse non si riuscirebbe davvero a spiegare come sia possibile che, dopo dieci anni di onorato servizio, il Kun, incapace di cominciare e concludere una frase in inglese, possa essere riuscito a integrarsi diventando il calciatore più importante della storia skyblue. Tutta un'altra musica rispetto a Pep Guardiola che conversando con il suo impeccabile inglese con i giornalisti presenti a bordo campo ha dato la vera notizia di giornata. E già, perché non era un segreto per nessuno che l'attaccante argentino avrebbe lasciato l'Inghilterra a fine stagione così come non lo era che la sua nuova destinazione avrebbe avuto tinte blaugrana: "Sto, forse, rivelando un seg…
La festa d'addio di Sergio Agüero, celebrata domenica scorsa all'Etihad con la finale di Champions League all'orizzonte, è servita a confermare, tra le altre cose, che la lingua del calcio è una sorta di esperanto andato a buon fine. Se così non fosse non si riuscirebbe davvero a spiegare come sia possibile che, dopo dieci anni di onorato servizio, il Kun, incapace di cominciare e concludere una frase in inglese, possa essere riuscito a integrarsi diventando il calciatore più importante della storia skyblue. Tutta un'altra musica rispetto a Pep Guardiola che conversando con il suo impeccabile inglese con i giornalisti presenti a bordo campo ha dato la vera notizia di giornata. E già, perché non era un segreto per nessuno che l'attaccante argentino avrebbe lasciato l'Inghilterra a fine stagione così come non lo era che la sua nuova destinazione avrebbe avuto tinte blaugrana: "Sto, forse, rivelando un segreto, ma è molto probabile che Agüero sia vicino a un accordo con il club del mio cuore". Quello che restava da capire era se a Barcellona il Kun si sarebbe ritrovato con il suo grande amico, Lionel Messi. Ebbene, il tecnico catalano dei citizen, non sembra avere dubbi in merito: "Giocherà con il miglior calciatore di tutti i tempi e sono sicuro che si divertirà molto e che il mio club sarà ancora più forte con lui in campo".
L'assist di Guardiola all'amico Laporta
Quello di Pep è un assist perfetto, degno del campione che è stato anche in campo, per il suo amico Joan Laporta che, nei prossimi giorni, formalizzerà l'offerta che, almeno nelle sue intenzioni, dovrebbe servire a convincere la Pulga a restare al Barça. E, del resto, l'ingaggio di un attaccante dell'età di Agüero non avrebbe davvero nessun senso logico se, una volta arrivato il Kun al Camp Nou, Leo dovesse andar via. Sotto questo aspetto, infatti, è utile tornare indietro fino alla primavera del 2012 per ripescare un'altra frase indimenticabile di Guardiola che, il giorno in cui annunciò il suo addio al Barcellona, diede al club della propria vita un consiglio importantissimo che, però, Sandro Rosell, prima, e Josep Maria Bartomeu, poi, non sono stati in grado di fare proprio: "Finché Messi sarà felice, per il Barça saranno gioie". Gli errori commessi e le decisioni prese, più o meno in buona fede, dai successori di Laporta hanno avuto l'effetto di trasformare il sorriso del crack rosarino in una smorfia di dolore. Dagli ingaggi sbagliati, alle campagne diffamatorie sui social fino all'accanimento, manco a farlo a posta, nei confronti dei migliori amici della Pulce: da Pinto a Dani Alves, senza dimenticare Luis Suárez. Ebbene, tutti i compagni di squadra che rendevano amena la vita di Leo, sia fuori che dentro lo spogliatoio, sono stati invitati a lasciare il club in malo modo e dalla porta di servizio. Il burofax inviato dai legali dell'argentino, lo scorso mese d'agosto, è arrivato, non a caso, pochi giorni dopo il miserabile benservito riservato al Pistolero, il protagonista principale della cavalcata trionfale in campionato dell'Atlético Madrid.
Torta grande o pan di Spagna per Messi?
E così, nei piani di Laporta, l'arrivo di Agüero, benedetto per giunta da Guardiola, dovrebbe servire proprio a restituire il sorriso al proprio campionissimo, cosciente, però, di come il Kun sia solo la ciliegina e che senza una bella torta Messi andrà via. La revisione contabile che il presidente blaugrana riceverà nei prossimi giorni servirà a capire se la torta in questione potrà essere confezionata da un maestro pasticcere o se, invece, toccherà convincere Messi a restare con un semplice, ma sempre efficace, pan di Spagna fatto in casa, magari rivisitando la stessa ricetta utilizzata 13 anni fa da Guardiola. Un'operazione nostalgia a base di uno slogan caro ai tifosi culé: 'más cantera y menos cartera', più cantera e meno portafogli.
Il risveglio della Cantera
Filosofia made in La Masia che potrebbe risvegliare nel sei volte Pallone d'Oro il ricordo di quando fu lui a essere accolto, come un fratello minore, appena venuto fuori dalla 'Pedrera', da Ronaldinho, Deco, Eto'o e Rafa Márquez, i suoi idoli. Questa volta toccherebbe a lui fare da chioccia e, non c'è dubbio che con il Kun al proprio fianco, Messi potrebbe prendere seriamente in considerazione anche questa ipotesi: "Ogni volta che competo, lo faccio per vincere e per provare a vincere tutti i tioli - ha assicurato l'astro argentino nell'intervista pubblicata sabato scorso da Olé - . E la verità è che l'ultima Copa del Rey è stata speciale perché il club era reduce da un paio di stagioni poco gradevoli e perché il nostro è uno spogliatoio giovane, formato da molti volti nuovi. Sotto questo aspetto, la coppa ha segnato sicuramente un punto di flessione molto importante". Punto di flessione che non sembra aver convinto Laporta a rinnovare la fiducia a Ronald Koeman. Almeno non per il momento. L'incontro celebrato ieri sera al Camp Nou tra il presidente catalano e l'allenatore olandese - che si è fatto accompagnare alla riunione dal proprio agente - è terminato con un nulla di fatto. Quello che è chiaro è che Koeman non si farà gentilmente da parte, bensì farà valere l'anno di contratto che lo lega al Barça fino al 2022 mentre, sul fronte opposto, Laporta non ha né i soldi né un sostituto valido per esonerare in tronco un tecnico che, per dirla tutta, ad Agüero avrebbe preferito Depay ma che, allo stesso tempo, se dovesse riuscire a rimanere in sella farà buon viso a cattivo gioco. Come, del resto, ha già fatto quest'anno.