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Ancelotti al Real Madrid, la doppia rivincita di Re Carlo

Carlo Ancelotti (reuters)
Il tecnico italiano torna a guidare gli spagnoli che portò alla conquista della decima Champions, pace fatta con Florentino Perez che lo esonerò nel 2015. Torna per sanare la ferita di quel bruttissimo addio di sei anni fa e per smentire chi - dopo le ultime esperienze non felici - lo considera ormai un grande ex allenatore
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La doppia rivincita di Carlo Ancelotti. Sul suo passato spagnolo e sul fastidioso sospetto di una carriera destinata ad affievolirsi in avventure minori. Florentino Perez lo ha richiamato al Real Madrid per i prossimi tre anni. Lui che aveva sempre rinfacciato ai suoi collaboratori i 7,5 milioni di euro versati al Paris Saint Germain per liberarlo, nel 2013. Che lo aveva tenuto sul filo delle critiche per tutta la stagione, conclusa con la trionfale conquista della Decima, la Champions League della doppia cifra. E che poi, nel 2015, lo aveva esonerato per un secondo posto in Liga e una semifinale perduta in Champions con la Juventus, nonostante la vittoria del Mondiale per club. "Nunca más un italiano", la sentenza di allora dell'uomo che ha costruito le metropolitane di Brisbane e Montreal e ha cementato il mito del Real.

Il ripensamento totale

E invece ora, dopo aver cercato Massimiliano Allegri, il ripensamento totale: non solo un italiano, ma addirittura que…

La doppia rivincita di Carlo Ancelotti. Sul suo passato spagnolo e sul fastidioso sospetto di una carriera destinata ad affievolirsi in avventure minori. Florentino Perez lo ha richiamato al Real Madrid per i prossimi tre anni. Lui che aveva sempre rinfacciato ai suoi collaboratori i 7,5 milioni di euro versati al Paris Saint Germain per liberarlo, nel 2013. Che lo aveva tenuto sul filo delle critiche per tutta la stagione, conclusa con la trionfale conquista della Decima, la Champions League della doppia cifra. E che poi, nel 2015, lo aveva esonerato per un secondo posto in Liga e una semifinale perduta in Champions con la Juventus, nonostante la vittoria del Mondiale per club. "Nunca más un italiano", la sentenza di allora dell'uomo che ha costruito le metropolitane di Brisbane e Montreal e ha cementato il mito del Real.

Il ripensamento totale

E invece ora, dopo aver cercato Massimiliano Allegri, il ripensamento totale: non solo un italiano, ma addirittura quell'italiano, l'allenatore amatissimo dallo spogliatoio, che nella notte della finale vinta con l'Atletico di Simeone, a Lisbona, sette anni fa, lo travolse d'affetto, irrompendo in conferenza stampa, tra i cori di Sergio Ramos, Marcelo e Modric. Preso per gestire un gruppo di Galacticos, Ancelotti ritroverà adesso alcuni di quei giocatori: il tempo però è passato e i suoi segni sono apparsi, spietati, nelle convocazioni per l'Europeo del ct spagnolo Luis Enrique, in cui non c'è traccia del Real. L'ultimo grande acquisto, Eden Hazard, preso nel 2019 dal Chelsea per cento milioni tondi, si è fatto notare più per la lotta con la bilancia che per le giocate in campo: ma ad Ancelotti piace e anche questa può essere una rivincita da scrivere insieme.

Sogno Mbappé

Nella stagione appena passata, gli euro in cassa sono serviti per rifare il Santiago Bernabeu confinando la squadra, in tempo di pandemia, nello stadio Alfredo Di Stefano del centro sportivo di Valdebebas. Ma con Florentino e il suo ego nulla è scontato: il sogno si chiama Mbappé, l'alternativa Haaland, una possibile, lussuosissima terza scelta Kane, in uscita dal Tottenham ma da strappare al Manchester City. Graditissimo (ci mancherebbe) ad Ancelotti, come anche i due ragazzi del '97 dell'attacco dell'Everton, l'inglese Calvert-Lewin e il brasiliano Richarlison de Andrade, giocatori di un altro livello, non fenomeni.

Una ferita da sanare

Ancelotti torna per sanare la ferita di quel bruttissimo addio di sei anni fa, che per mesi lo scosse fin nel profondo. Inspiegabile, per lui, tanta cattiveria, che faceva a cazzotti con i numeri: 89 vittorie in 119 partite, media punti 2,36, 4 trofei messi nella bacheca del club . Sa bene che il presidente non è cambiato, può far molto male con parole e comportamenti: la letteraccia d'addio scritta da Zidane è ancora calda, lì a dimostrarlo. Ma non si può dire no al Real Madrid. Ancor più quando, poi, puoi smentire chi ti considerava quasi un ex grande allenatore, complici gli esoneri nelle avventure in Germania e in Italia, che avevano seguito quella spagnola. Mandato via nel 2017 dal Bayern Monaco, pochi mesi dopo il trionfo in Bundesliga. Congedato nel 2019 dal Napoli - che lo aveva scelto per dimenticare la storia d'amore totalizzante con Sarri - dopo aver assistito all'ammutinamento della squadra contro il ritiro imposto dal presidente De Laurentiis.

Pochi giorni e Carlo da Reggiolo s'era accasato all'Everton. Certo, Premier League, ma pur sempre periferia del grande calcio, come testimoniano un dodicesimo e un decimo posto in campionato. A 61 anni da compiere il 10 di questo mese, il grande avvenire sembrava dietro le spalle. E invece, a sorpresa, si ripresenta là davanti.