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Uno per quattro col resto di... Il Barcellona fa i conti per tenersi Messi

Lionel Messi (reuters)
Il presidente Laporta ha l'accordo con la Pulce, ma non ancora i margini economici per firmarlo. Tebas, presidente della Liga, non fa sconti: "Devono ridurre i salari dei propri calciatori o vendere". E il tempo stringe
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BARCELLONA - La sottile linea rossa che, molto spesso, nello sport di alto livello separa il successo dal fallimento, nel caso del Barcellona è sempre meno sottile e sempre più rossa. Negli ultimi due anni, infatti, pur contando su quello che è unanimemente considerato, ancora oggi, il calciatore più forte al mondo, i blaugrana sono riusciti a conquistare soltanto una Copa del Rey. Lo scarso bottino raccolto in campo, tuttavia, non è la peggior notizia incassata da un club che, se non chiamasse Barça, definiremmo in bancarotta. E dire che il 19 settembre del 2019, il presidente Josep Maria Bartomeu annunciava, tronfio, che alla fine di quella stagione la società catalana avrebbe polverizzato il muro del miliardo di fatturato: "1.047", per la precisione. Di errori, l'ex presidente culé ne ha commessi a iosa e, in alcuni casi, non se n'è nemmeno accorto. E, del resto, se non fosse stato avallato d…

BARCELLONA - La sottile linea rossa che, molto spesso, nello sport di alto livello separa il successo dal fallimento, nel caso del Barcellona è sempre meno sottile e sempre più rossa. Negli ultimi due anni, infatti, pur contando su quello che è unanimemente considerato, ancora oggi, il calciatore più forte al mondo, i blaugrana sono riusciti a conquistare soltanto una Copa del Rey. Lo scarso bottino raccolto in campo, tuttavia, non è la peggior notizia incassata da un club che, se non chiamasse Barça, definiremmo in bancarotta. E dire che il 19 settembre del 2019, il presidente Josep Maria Bartomeu annunciava, tronfio, che alla fine di quella stagione la società catalana avrebbe polverizzato il muro del miliardo di fatturato: "1.047", per la precisione. Di errori, l'ex presidente culé ne ha commessi a iosa e, in alcuni casi, non se n'è nemmeno accorto. E, del resto, se non fosse stato avallato dal Triplete conquistato da Luis Enrique, Bartomeu non avrebbe mai vinto le elezioni dell'estate 2015. Nel lustro successivo, ossia durante il suo mandato, il Barça ha perso Neymar, ha incassato con l'impotenza di un pugile suonato le tre Champions League consecutive vinte dal Real Madrid di Zinedine Zidane e, se non fosse stato sbattuto fuori dalla mozione di censura promossa dal socio Jordi Farré, il Barça avrebbe visto andar via anche Messi che, esausto "dei suoi giochi di prestigio", la scorsa estate provò a scappare.

Oltre un miliardo di debiti

In un contesto del genere, drammaticamente votato alla decadenza, l'impatto della pandemia è stato devastante. E se è vero che nessuno avrebbe potuto prevedere l'irruzione del Covid19, è altrettanto vero che, senza andare troppo lontano e mettendo nuovamente il dito nella piaga, il Real Madrid ha saputo reagire alla grande alle vessazioni economiche inflitte dal virus. E così, il Barça ha, sì, superato il muro del miliardo, ma non quello del fatturato, bensì dei debiti. Il maxi prestito di 525 milioni di euro che Joan Laporta ha chiesto e ottenuto da Goldman Sachs servirà proprio a rimettere a posto i conti di una società che dai 159 milioni di disavanzo del 2018 è passata agli attuali 1.044. Allo stesso modo, il fatturato si è sgonfiato dai 960 milioni della stagione 2018-2019, agli 855 della scorsa campagna, mentre l'ultimo esercizio - in attesa dei dati ufficiali - si dovrebbe essere chiuso intorno a quota 600, ossia 50 milioni in meno dell'attuale monte ingaggi blaugrana.

Rinnovo Messi: l'accordo c'è, la firma no

Ed è per questa ragione che, se non stessimo parlando della società globale per eccellenza (leader incontrastato sui social e, quindi, con un'altissima capacità di attrarre sponsor da ogni latitudine), il rischio bancarotta sarebbe enorme. In questo senso, l'accordo di massima che Laporta è riuscito a trovare con Leo Messi, il grande asset strategico della multinazionale blaugrana, rappresenta senza dubbio un'ottima notizia non solo per Ronald Koeman, ma anche e soprattutto per le disastrate casse societarie. Sempre ammesso che dopo l'accordo di massima, arrivi anche la firma.

Tebas: "Regole uguali per tutti"

"Non lo so". Così, Javier Tebas ha risposto a chi gli chiedeva se il rinnovo della Pulga sarebbe arrivato prima dell'inizio del prossimo campionato spagnolo, fissato a ferragosto. Torniamo ai numeri: relativamente al monte salariale, il fair play finanziario della Uefa raccomanda ai club di non superare il 70 per cento del proprio fatturato. Come abbiamo visto, però, in questo momento il Barça supera non solo il 70, ma anche il 100 per cento, attestandosi a quota 110. Ed è per questa ragione che il presidente della Liga ci ha tenuto a ricordare, sornione, che per i club che versano in questo tipo di situazione vige la regola dell'uno per quattro: "Per ogni quattro euro che risparmio ne posso spendere uno". Sornione, perché Tebas non ha ancora perdonato al Barcellona il proprio ruolo nel progetto della Superlega. Ed è per questa ragione che, dopo aver affermato che "la lega non farà sconti a nessuno", l'avvocato madrileno ha fatto sapere che "senza cessioni" Messi non potrà firmare il proprio rinnovo e, quindi, non potrà essere iscritto all'edizione 2020-2021 della Liga: "È impossibile. Le regole sono queste e valgono per tutti: dall'Alcorcón al Barcellona. La mia non è una crociata contro il Barça, sto solo difendendo il resto delle squadre".

Il peso dei contratti

Uno per quattro, quindi. Tutt'altro che una semplice operazione matematica: "Stiamo cercando la soluzione migliore", ha ammesso Laporta nei giorni scorsi. L'intenzione del presidente blaugrana è di offrire alla Pulga un accordo da 50 milioni di euro lordi a stagione (la metà rispetto a quanto guadagnato dal crack rosarino negli ultimi quattro anni). Questo vuol dire che, prima di far firmare al fuoriclasse argentino il nuovo contratto, 'Jan' dovrà trovare il modo di racimolarne (tra incassi e risparmi) 200: "Devono ridurre i salari dei propri calciatori o vendere qualche calciatore", spiega Tebas. Il problema è che il miraggio del miliardo di fatturato ha spinto Bartomeu a offrire contratti dorati a calciatori che - analizzando quanto successo e immaginando cosa succederà - non hanno fatto, non fanno e non faranno parte del progetto sportivo del club, ma che non hanno nessuna intenzione di rinunciare a uno stipendio che in questo momento nessuno (compreso il Barça, sic) si può permettere. Sotto questo aspetto, Miralem Pjanic, Samuel Umtiti e Philippe Coutinho sono solo la punta dell'iceberg che potrebbe affondare il Titanic blaugrana. Uno per quattro: una moltiplicazione che Laporta dovrà risolvere prima di Ferragosto.