La Cina fa gol in Ungheria, acquistata la gloriosa Ujpest
di Andrea Tarquini , di Andrea TarquiniBERLINO - Si può stabilire teste di ponte in Europa centro-orientale e in tutta l'Unione europea anche puntando al goal. E' il caso della Cina, che ha deciso di arricchire il suo portfolio di proprietà di grosse, importanti squadre di calcio europee rilevando dal discreditato proprietario attuale, il tycoon belga Roderick Duchatelet, la gloriosa Újpest, una delle squadre storiche del calcio ungherese dei tempi d'oro, simbolo dell'epoca di star mondiali (attivi soprattutto alla Honvéd) del calcio magiaro come Puskas o Hidegkuti. Loro, dopo l'invasione russa del 1956, fuggirono nel mondo libero o ebbero la fortuna di trovarvisi già allora quando mezzo milione di ungheresi scapparono spesso a piedi nella neve in Austria per sottrarsi a massacri e stupri di massa dell'Armata rossa. Fatte le debite differenze, vedremo ora come i calciatori ungheresi, dopo la buona figura fatta ai mondiali, potranno sottrarsi all'autocrazia semp…
BERLINO - Si può stabilire teste di ponte in Europa centro-orientale e in tutta l'Unione europea anche puntando al goal. E' il caso della Cina, che ha deciso di arricchire il suo portfolio di proprietà di grosse, importanti squadre di calcio europee rilevando dal discreditato proprietario attuale, il tycoon belga Roderick Duchatelet, la gloriosa Újpest, una delle squadre storiche del calcio ungherese dei tempi d'oro, simbolo dell'epoca di star mondiali (attivi soprattutto alla Honvéd) del calcio magiaro come Puskas o Hidegkuti. Loro, dopo l'invasione russa del 1956, fuggirono nel mondo libero o ebbero la fortuna di trovarvisi già allora quando mezzo milione di ungheresi scapparono spesso a piedi nella neve in Austria per sottrarsi a massacri e stupri di massa dell'Armata rossa. Fatte le debite differenze, vedremo ora come i calciatori ungheresi, dopo la buona figura fatta ai mondiali, potranno sottrarsi all'autocrazia sempre piú filocinese e filorussa del premier sovranista Viktor Orbán, soprannominato Vezér (in tedesco si direbbe Führer) dai suoi fans.
La notizia della vendita imminente della Újpest a una società cinese che ancora non viene nominata la dobbiamo alla brava collega Kitti Torday del sito di notizie indipendente DailynewsHungary. Certo, la Újpest non è davvero la prima grossa squadra europea finita nelle mani del Dragone: controlla già l'Inter, lo Sparta Praga, il Wolverhampton e il Southampton. Ma nell'Europa centrale ex occupata dall'Impero del Male creato da Stalin il calcio è nel cuore un simbolo speciale di sovranità. Comprare la sovranità costerà poco ai cinesi, non dovranno certo invadere come i russi nel novembre 1956 quando schiacciarono il comunismo riformatore antesignano di Dubcek e Berlinguer, guidato dal leader Imre Nagy poi finito sulla forca. Per acquistare lo Újpest i cinesi stanno trattando col tycooon belga su una somma attorno ai 20 milioni di euro, e tutto indica che egli ci stia.
Abilmente i cinesi si propongono anche come i fautori del rilancio della gloriosa squadra, che trascurata dal proprietario belga negli ultimi anni è andata male, pur restando un nome della serie A magiara. Il suo passato resta comunque glorioso e mitico: vi giocarono assi quali György Szücs, István Balogh, o Mihaly Toth, che fu nella gloriosa nazionale di Puskas e Hidegkuti battuta a sorpresa dalla Germania rinata in mondiali negli anni Cinquanta, e puniti a casa col campo di concentramento. La notizia della presa cinese sullo Újpest arriva mentre, come nota il sito europeo Euractiv, Nato e Ue di cui Ungheria e Polonia sono membre e la Serbia neutrale ma aspirante all'ingresso nella Ue sono sempre piú teste di ponte della penetrazione economica, politica e di intelligence cinese nell'Unione e nell'Alleanza. Gioco ostile pericoloso condotto da Pechino anche sui campi di calcio.