Per favore, chiudete la cartella clinica di Pelé
di Gabriele Romagnoli , di Gabriele RomagnoliPer favore, chiudete la cartella clinica di Pelé. È un appello tardivo, perché ampi stralci ne sono stati pubblicati, ma può valere per il suo immediato e sperabile futuro e per tutti gli altri che dovessero trovarsi nella sua condizione. Pelé è un signore di 81 anni, una leggenda morente che ha fatto la storia del calcio e del suo Paese. Ha attraversato la luce, le ombre e ora si avvicina alla soglia che tutti attende. È un personaggio pubblico, è vero, ma questa non è una giustificazione sufficiente per far sapere al mondo (e a lui stesso se non ne avesse preso piena conoscenza) dove si trovino le sue metastasi.
Pelé non è un capo di Stato, né un generale impegnato in operazioni militari: il suo destino rileva, ma non incide. Non va preparata una sostituzione, non ci sono decisioni urgenti da prendere nel caso non le potesse più prendere lui. Il suo cammino va seguito, ma a distanza, senza mo…
Per favore, chiudete la cartella clinica di Pelé. È un appello tardivo, perché ampi stralci ne sono stati pubblicati, ma può valere per il suo immediato e sperabile futuro e per tutti gli altri che dovessero trovarsi nella sua condizione. Pelé è un signore di 81 anni, una leggenda morente che ha fatto la storia del calcio e del suo Paese. Ha attraversato la luce, le ombre e ora si avvicina alla soglia che tutti attende. È un personaggio pubblico, è vero, ma questa non è una giustificazione sufficiente per far sapere al mondo (e a lui stesso se non ne avesse preso piena conoscenza) dove si trovino le sue metastasi.
Pelé non è un capo di Stato, né un generale impegnato in operazioni militari: il suo destino rileva, ma non incide. Non va preparata una sostituzione, non ci sono decisioni urgenti da prendere nel caso non le potesse più prendere lui. Il suo cammino va seguito, ma a distanza, senza morbosi affiancamenti o tentativi di sorpasso della realtà.
C'è qualcosa di intollerabile nel clamore mediatico sulle malattie e su chi le deve affrontare. Si è passati dal negazionismo al pudore, all'estremo riserbo e si è sfociati in questa forzata trasparenza. È vero che c'è chi si intesta la battaglia e sceglie di renderla pubblica, ma non vale per tutti e bisogna distinguere. Anche chi lo ha fatto si è spesso pentito constatando l'onda di cinismo e di volgarità suscitata. Il male non rispetta il male. Chi è giovane lotta, qualche volta vince e diventa una speranza. Altre perde e diventa un simbolo. Oltre un certo limite d'età la partita è un catenaccio e la radiocronaca può cedere la linea.
Gli avvoltoi scendono in frequenti picchiate, basti guardare quel che è appena accaduto con Mino Raiola. Le rassicurazioni sul "ricovero programmato" non sono bastate a silenziare il sospetto o il malaugurio. L'ultimo gol segnato da Paolo Rossi è stato quello di scavalcare lo sguardo del mondo e andarsene senza far accorgere che lo stava facendo. C'è riuscito perché disponeva ancora dell'energia e della giusta complicità per farlo. Pelé è in balìa della sorte e di questo tempo accanito. Nelle ghiacciaie digitali dei giornali esistono molti coccodrilli, di frequente aggiornati, in attesa di mordere la carta o la rete. Dovrebbe poterne leggere qualcuno per sollevare l'umore e migliorare la salute. Sono sicuramente più carichi di umanità e trionfalismo dei bollettini medici.