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Portogallo, vittoria con la Turchia o rivoluzione. "Ma le finali non le sbagliamo mai"

Il ct Santos (ansa)
Ultima chiamata per la generazione Ronaldo, in un Paese che nell'eventuale eliminazione per mano della Turchia vedrebbe un'occasione di rinascita. Il ct Santos, con problemi in difesa, si affida ancora una volta al Pallone d'Oro
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PORTO — Qui c'è chi pensa che al Portogallo perdere farebbe persino un gran bene, perché c'è una generazione che spinge, che ha voglia e addirittura bisogno di ribaltare il tempo e troncare di netto le ultime propaggini degli anni d'oro della Seleçao, che dal 2000 non manca un grande torneo e che in questo ventennio di gloria - quasi interamente coincidente con i 18 anni in nazionale di Ronaldo, 184 presenze e 115 gol - ha conquistato gli unici due trofei della sua storia, l'Euro 2016 e la Nations League 2019. Si percepisce l'inevitabile stanchezza di questa squadra (anche Pepe, Fonte e Moutinho sono più vicini ai 40 che ai 30), sente che l'immanenza di Ronaldo, che cerca il suo quinto e ultimo Mondiale, rischia di tarpare la ali alla nidiata di freschi gioielli che qui continuano implacabilmente a spuntare, che fanno strada nelle coppe con i club di casa e poi migrano nelle grandi d'Europa, portando talento e riceve…

PORTO — Qui c'è chi pensa che al Portogallo perdere farebbe persino un gran bene, perché c'è una generazione che spinge, che ha voglia e addirittura bisogno di ribaltare il tempo e troncare di netto le ultime propaggini degli anni d'oro della Seleçao, che dal 2000 non manca un grande torneo e che in questo ventennio di gloria - quasi interamente coincidente con i 18 anni in nazionale di Ronaldo, 184 presenze e 115 gol - ha conquistato gli unici due trofei della sua storia, l'Euro 2016 e la Nations League 2019. Si percepisce l'inevitabile stanchezza di questa squadra (anche Pepe, Fonte e Moutinho sono più vicini ai 40 che ai 30), sente che l'immanenza di Ronaldo, che cerca il suo quinto e ultimo Mondiale, rischia di tarpare la ali alla nidiata di freschi gioielli che qui continuano implacabilmente a spuntare, che fanno strada nelle coppe con i club di casa e poi migrano nelle grandi d'Europa, portando talento e ricevendo conoscenze.

Ma davvero Ronaldo è un freno alla crescita? Davvero servirebbe (e basterebbe) la brutalità di un'eliminazione per voltare pagina e consegnare la nazionale alla generazione Joao Felix? Di sicuro è una fase di passaggio, mentre la carriera del ct Santos finirà seduta stante se non porterà la squadra in Qatar. Ma dopo tutto lui è un saggio signore di 67 anni e sa che il suo tempo sta scadendo, è un fatto di natura: "Però adesso non mi pongo il problema. Abbiamo fallito con la Serbia e mi sono preso le mie responsabilità, ma le finali non le sbagliamo mai".

Per la successione di Santos sono in lizza Villas-Boas, fermo da un anno dopo aver lasciato il Marsiglia, e il santone Jorge Jesus, figura ieratica del calcio portoghese ma anche lui ormai 67enne. Oltre che calciatori forti, al Portogallo non mancano nemmeno gli allenatori bravi: basti pensare a Conceicao, Amorim, Jardim, Espirito Santo, tutta gente che dal cambio generazionale avrebbe da guadagnarci e che farebbe guadagnare modernità alla Seleçao. Per questo qui si dice che non andare al Mondiale metterebbe tristezza ma non sarebbe un dramma, casomai un'opportunità per accelerare il rinnovamento, anche se Santos è convinto che con questa squadra può presentarsi a Doha da favorito.

Intanto giovedì deve gestire problemi seri: gli mancano tre quarti di difesa (Cancelo, Pepe, Dias) e Renato Sanches e Ruben Neves a centrocampo. Contro la Turchia, che farà leva sull'amor patrio e sulla marcatura di Demiral su Ronaldo (sarà l'attrattiva della serata), si gioca al Dragao di Porto, stesso stadio dell'eventuale finale: la federazione ha scartato Lisbona perché là il tifo è troppo freddo mentre gli ultrà biancoblù, gli scalmanati Dragoes, sanno creare un clima incandescente. E poi Lisbona porta male e Porto invece bene: si guarda anche a questi dettagli, come al fatto che è qui a Porto, nella zona di Boavista, che si trova il quartier generale di Jorge Mendes, il padrone del calcio portoghese. Cioè di una ricchezza smisurata.