Il Real Madrid vince la Liga, Ancelotti da record: campione nei 5 tornei più importanti d'Europa
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiPremesso che è molto difficile non voler bene a un uomo che al centro del salotto mette un'affettatrice (rossa, marca Berkel che è la Rolls Royce delle lame rotanti), la stima verso Carlo Ancelotti comincia dai numeri più che dai sentimenti: perché ora lui è il primo ad avere vinto il campionato nelle cinque nazioni calcisticamente più importanti d'Europa (le nominiamo attraverso le sue squadre: Milan, Chelsea, Psg, Bayern e Real Madrid) e diventa, pertanto, quello che già era, cioè uno dei più grandi allenatori nella storia del calcio.
Magnifico calciatore d'intelligenza e magnifico tecnico di umana sostanza, Carlo Ancelotti è un Charlie Brown che ce l'ha fatta. Non ha avuto bisogno di diventare cattivo o falso, e nemmeno mediatico o guru. Ha dimostrato che si può essere buoni senza essere fessi, e onesti senza essere sconfitti. In tanti gli hanno dato tanto, i suoi giocatori intendiamo, per…
Premesso che è molto difficile non voler bene a un uomo che al centro del salotto mette un'affettatrice (rossa, marca Berkel che è la Rolls Royce delle lame rotanti), la stima verso Carlo Ancelotti comincia dai numeri più che dai sentimenti: perché ora lui è il primo ad avere vinto il campionato nelle cinque nazioni calcisticamente più importanti d'Europa (le nominiamo attraverso le sue squadre: Milan, Chelsea, Psg, Bayern e Real Madrid) e diventa, pertanto, quello che già era, cioè uno dei più grandi allenatori nella storia del calcio.
Magnifico calciatore d'intelligenza e magnifico tecnico di umana sostanza, Carlo Ancelotti è un Charlie Brown che ce l'ha fatta. Non ha avuto bisogno di diventare cattivo o falso, e nemmeno mediatico o guru. Ha dimostrato che si può essere buoni senza essere fessi, e onesti senza essere sconfitti. In tanti gli hanno dato tanto, i suoi giocatori intendiamo, perché sapevano e sanno di potersi fidare: una è la parola di Carlo, sempre. Dissacratore ma astuto, calmo ma non debole (la sua mollezza è tattica e ha ingannato a lungo), Carletto incarna però un paradosso: essere più vincente all'estero che in Italia, anche perché ci ha lavorato di più. La zavorra delle due stagioni alla Juventus senza "tituli", a parte una beffarda Coppa Intertoto, lo ha condizionato a lungo: venne mandato via perché giudicato non vincente e perché il giudizio del popolo ("Un maiale/non può allenare") venne promosso a giudizio di dio. Mai visione fu meno profetica. Il perdente, tra l'altro, avrebbe tolto una Champions in finale proprio ai bianconeri, nel 2003.
Lui è Garrone, lui è il compagno di classe buono. Ed è l'unico erede in terra di Nils Liedholm. Meno affascinante di quelli che urlano o che "allenano" la stampa, i Conte, i Mourinho, gli affabulatori, ecco che Ancelotti è sempre sembrato un po' troppo casereccio, una generosa porzione di lasagne invece delle ardite creazioni dei masterchef. Anche la sua autobiografia, Preferisco la coppa, ha giocato sul doppio senso (e comunque, tutti i diritti li ha devoluti in beneficenza). Quando ha vissuto stagioni meno gloriose, ad esempio a Napoli, qualcuno ha osato dargli del bollito: ma per lui è un complimento, portategli un carrello fumante con le giuste salse e capirete cosa intendiamo. Anche "maiale" non gli è mai sembrato un insulto, perché non esiste sotto il cielo animale più generoso.