Haaland, il 9 che semplifica la vita di Guardiola
di Paolo Condò , di Paolo CondòPep Guardiola sta concludendo la 13esima stagione da allenatore con ottime probabilità di vincere il suo decimo campionato, ma non è di questo che si è parlato in settimana. Il riflettore si è acceso sul grande affare di mercato che il Manchester City ha ufficializzato martedì, l'acquisto di Erling Haaland dal Borussia Dortmund: un trasferimento monstre nelle cifre, per quanto lievemente inferiori a quelle annunciate - si è scoperto che la clausola di rescissione ammontava a 60 milioni, non a 75 -, un colpo che, nel giudizio popolare, risolverà i problemi in attacco di Guardiola. Ehm. Problemi. In attacco.
Quest'anno in Premier il City ha segnato 94 gol in 36 partite, secondo soltanto al Bayern (95 in 33) nel solito computo dei cinque tornei nazionali più importanti. Nel corso delle sue tredici stagioni in panchina, Guardiola ha visto le sue squadre segnare 1.306 reti soltanto nei campionati: siamo sopra alla media di 10…
Pep Guardiola sta concludendo la 13esima stagione da allenatore con ottime probabilità di vincere il suo decimo campionato, ma non è di questo che si è parlato in settimana. Il riflettore si è acceso sul grande affare di mercato che il Manchester City ha ufficializzato martedì, l'acquisto di Erling Haaland dal Borussia Dortmund: un trasferimento monstre nelle cifre, per quanto lievemente inferiori a quelle annunciate - si è scoperto che la clausola di rescissione ammontava a 60 milioni, non a 75 -, un colpo che, nel giudizio popolare, risolverà i problemi in attacco di Guardiola. Ehm. Problemi. In attacco.
Quest'anno in Premier il City ha segnato 94 gol in 36 partite, secondo soltanto al Bayern (95 in 33) nel solito computo dei cinque tornei nazionali più importanti. Nel corso delle sue tredici stagioni in panchina, Guardiola ha visto le sue squadre segnare 1.306 reti soltanto nei campionati: siamo sopra alla media di 100 all'anno. Per capire di cosa stiamo parlando, nessuno in Serie A c'è più riuscito dalla stagione 1950-51 (Milan e Inter appaiate a quota 107). E dunque il gol al City non sembra la prima questione all'ordine del giorno.
L'ennesima eliminazione, oltre tutto per mano di un beniamino di tutti come Carlo Ancelotti, è costata a Guardiola - sui social ma non solo - un'impressionante quantità di derisioni, rivelatrici di un fastidio per l'uomo diffuso a ogni livello. Una parte è spiegabile con la presenza di un partito a lui favorevole con tonalità talebane: siccome il pendolo che oscilla molto in profondità in una direzione inevitabilmente lo fa anche nell'altra, gli estremi del dibattito risultano inconciliabili al limite dello sgradevole. E vabbè. Ma questo non basta a spiegare il motivo per cui, come dice Valdano, di Guardiola si analizzino le sconfitte assai più delle vittorie, come se l'inesauribile desiderio di migliorarsi - un aspetto che ci pare ammirevole, un antidoto alla pigrizia intellettuale - fosse una colpa da espiare.
Le prese in giro seguite all'annuncio di Haaland sono parte di questo discorso. Fior di personaggi si sono esibiti nel ricordare una delle sue frasi celebri - "il centravanti è lo spazio" - colpevole di aver colpito l'immaginario collettivo se è vero che ce la ricordiamo tutti a distanza di 15 anni. "Per lui il centravanti è lo spazio e intanto si è fatto prendere Haaland, che è l'archetipo del numero 9. Bella coerenza". Alt, mettiamo un po' d'ordine. L'invenzione di Messi "falso 9", per farlo uscire dall'area risucchiando due difensori, spalancava lo spazio centrale alle incursioni di Henry, Pedro e David Villa: il senso della mossa era questo, ed era ovviamente imperniato su Leo.
Guardiola sta sull'anima perché il City gli finanzia quasi ogni desiderio, ma non è colpa sua se il club non ha un negoziatore in grado di pagare Grealish meno di 117 milioni. È vero, invece, che la sua insofferenza verso chi gioca in modo difensivo, Simeone su tutti, è sempre più gridata, e questo non va bene, perché il calcio etico non esiste. Anche se l'amore per chi attacca ci porta naturalmente da Guardiola, il suo non è un modo "morale" di vincere, opposto a uno "immorale". Ci sono le regole, e dentro il loro perimetro vale tutto. Better prenderne atto.