✕

Le false accuse a Rino Gattuso: l'allenatore anti-social vittima dell'odio social

Rino Gattuso (agf)
A Valencia sono state ritirate fuori vecchie dichiarazioni, con le accuse di essere sessista, omofobo e razzista. L'ex tecnico di Milan e Napoli paga anche la scelta di non aver mai replicato e di essersi sempre tenuto lontano dal mondo virtuale
2 minuti di lettura

La falsa narrazione parallela su Rino Gattuso vive un nuovo assurdo capitolo, al confine col linciaggio mediatico. Dopo averlo etichettato come uno scarpone dedito alle pedate scomposte quando faceva il calciatore (pazzi erano evidentemente i tecnici che lo hanno schierato nelle sue 636 partite da professionista, di cui 73 in Nazionale, con due Coppe Campioni, due scudetti e il titolo mondiale del 2006, tutti vinti da titolare), adesso che fa l'allenatore la suddetta narrazione lo bolla come razzista, sessista, omofobo, violento e pure un po' maneggione.

Nulla di tutto questo è ovviamente vero. Però i social, regno delle fake news, della verità non si curano e alimentano eserciti di censori per sentito dire, che rielaborano a modo loro vecchie dichiarazioni di Gattuso e ne sentenziano l'inidoneità a fare il suo lavoro. Basta rileggere con onestà quelle parole per rendersi conto che Rino non è mai stato razzista, sessista, omo…

La falsa narrazione parallela su Rino Gattuso vive un nuovo assurdo capitolo, al confine col linciaggio mediatico. Dopo averlo etichettato come uno scarpone dedito alle pedate scomposte quando faceva il calciatore (pazzi erano evidentemente i tecnici che lo hanno schierato nelle sue 636 partite da professionista, di cui 73 in Nazionale, con due Coppe Campioni, due scudetti e il titolo mondiale del 2006, tutti vinti da titolare), adesso che fa l'allenatore la suddetta narrazione lo bolla come razzista, sessista, omofobo, violento e pure un po' maneggione.

Nulla di tutto questo è ovviamente vero. Però i social, regno delle fake news, della verità non si curano e alimentano eserciti di censori per sentito dire, che rielaborano a modo loro vecchie dichiarazioni di Gattuso e ne sentenziano l'inidoneità a fare il suo lavoro. Basta rileggere con onestà quelle parole per rendersi conto che Rino non è mai stato razzista, sessista, omofobo e violento,  così come basta ripercorrere con semplice spirito cronistico la storia della sua rottura con la Fiorentina per smetterla con la bufala delle sue presunte creste sugli affari di mercato del procuratore Mendes.

Finora Gattuso ha sostanzialmente allenato due giocatori assistiti dall'agente portoghese: André Silva al Milan e Ghoulam al Napoli e dire che li abbia privilegiati fa sorridere. Quando accettò l'anno scorso la panchina della Fiorentina, salvo divorziare prima di averla sfiorata, il problema furono le divergenze di mercato, non certo le potenziali commissioni di Mendes per giocatori mai presi (che cosa poi c'entrasse Gattuso è un mistero che i tuttologi del web non hanno mai saputo spiegare). Poi, quando il Tottenham stava per assumerlo, Gattuso si ritrovò in mezzo a una battaglia societaria in cui una delle parti, per sconfiggere l'altra, non si fece scrupolo di utilizzare i tifosi e i loro canali social potentissimi in Inghilterra: dipingere lui come un troglodita e impedirgli di accasarsi a Londra fu fin troppo semplice.

Ora, a Valencia, c'è un'altra battaglia societaria in corso, tra la vecchia dirigenza e quella rappresentata da Peter Lim, l'imprenditore di Singapore inviso all'opposizione insieme all'influente procuratore Mendes. E la storia si ripete: l'ostracismo all'allenatore appena ingaggiato da Lim, ostracismo esercitato attraverso le stesse fake news del caso Tottenham, è un mezzo per indebolire il proprietario. Gattuso non è affatto preoccupato. Non è mai stato uno yes man in balia del padrone, né ha mai chiesto indulgenza preventiva ai tifosi.

Ha spalle larghe e un buon curriculum: al Milan mancò per un punto la zona Champions con una rosa assai più debole di quella attuale dello scudetto e al Napoli, dopo la vittoria in Coppa Italia, perse ancora la Champions per il fatidico punto, ma senza Osimhen per molto tempo e con un'impressionante catena di imprevisti. Adesso Rino si aspetta - e si merita - di essere giudicato soltanto per come giocherà il Valencia e per i risultati, non per altre assurdità.

Eppure, a ben vedere, l'immeritato linciaggio mediatico ha una spiegazione chiara. In controtendenza col mondo dello sport e dello spettacolo, cioè dello show business imperante, Gattuso dai social ha scelto di tenersi lontano, perciò non replica mai alle fake news che i social stessi veicolano. Ne ha illustrato la ragione nell'intervista rilasciata - a Repubblica - dopo il linciaggio dello scorso anno: perché il mondo virtuale, che sostituisce sempre più pericolosamente quello reale, non gli interessa. Molto reali, sincere e mai banali sono del resto le sue conferenze stampa prima e dopo le partite. Ma nei suoi ultimi 5 mesi al Napoli il silenzio stampa di De Laurentiis gliele ha impedite.

Quanto alle vicende fiorentine, la clausola di segretezza con Rocco Commisso è stata rispettata solo da lui, che ha elegantementeevitato polemiche con un club che rispetta e con una città che apprezza dai tempi in cui frequentava da azzurro il centro tecnico di Coverciano.

Anche per questo, a maggior ragione, il bavaglio a Rino Gattuso è un'assurdità. L'approdo nella Liga spagnola vi metterà finalmente termine. Allora tutti, a cominciare dai tifosi del Valencia, potranno capire quanto sia vero l'indignato tweet col quale Bakayoko - uno che conosce Rino veramente e non per sentito dire - ha usato i social al posto del suo ex allenatore e ha risposto alle fake news su di lui. C'è una foto di loro due che si stringono la mano sul campo. E c'è un commento secco: "Questo tizio è razzista? Davvero la gente è impazzita. Forza Mister". Appunto.