✕

Barcellona, Piqué si ritira: "Sabato la mia ultima partita al Camp Nou"

Gerard Piqué (afp)
Il 35enne difensore, vincitore di quattro Champions (3 in maglia blaugrana) e campione del mondo con la Spagna nel 2010, lascia il calcio: "Ho coronato tutti i miei sogni di bambino, diventerò un tifoso"
3 minuti di lettura

La separazione da Shakira, i paparazzi sotto casa, l'ostracismo di Laporta, le tante panchine decise dall'amico Xavi. E poi, la serataccia contro l'Inter, le critiche dei propri tifosi del Barcellona, l'eliminazione dalla Champions League. Cronaca di un addio annunciato, quello di Gerard Piqué che disputerà, sabato sera contro l'Almería, la sua ultima partita al Camp Nou. Una decisione ineccepibile con un unico neo, quello di arrivare con qualche mese di ritardo. Non può, però, essere davvero definita sorprendente.

Piquenbauer, infatti, ci stava rimettendo la faccia: settimana dopo settimana, partita dopo partita, errore dopo errore. E no, il più grosso non è stato in Champi…

La separazione da Shakira, i paparazzi sotto casa, l'ostracismo di Laporta, le tante panchine decise dall'amico Xavi. E poi, la serataccia contro l'Inter, le critiche dei propri tifosi del Barcellona, l'eliminazione dalla Champions League. Cronaca di un addio annunciato, quello di Gerard Piqué che disputerà, sabato sera contro l'Almería, la sua ultima partita al Camp Nou. Una decisione ineccepibile con un unico neo, quello di arrivare con qualche mese di ritardo. Non può, però, essere davvero definita sorprendente.

Piquenbauer, infatti, ci stava rimettendo la faccia: settimana dopo settimana, partita dopo partita, errore dopo errore. E no, il più grosso non è stato in Champions League contro i nerazzurri, perché Piqué, la sua leggerezza più grave, non l'ha commessa in campo: "Porta il miglior difensore del mondo e finirà in panchina", assicurò il centrale catalano a Xavi quando il suo ex compagno di squadra gli disse che non sarebbe stato al centro del suo Barcellona. E, del resto, Gerard era stato uno dei pochi a salvarsi dal terzo naufragio consecutivo del Barcellona. Senza il suo carisma, la sua qualità e i suoi galloni, la scorsa stagione sarebbe stata ancora più disastrosa per il club blaugrana.

Il peccato di presunzione

Le ragioni del tecnico blaugrana, tuttavia, poco o nulla avevano a che fare con la tecnica o la tattica. E questo Piqué non l'ha capito. O, più probabilmente, non ha voluto credere che ai piani alti avessero sul serio deciso che la sua era fosse arrivata al capolinea. E ha preferito peccare di presunzione. Perché non era difficile capire che c'erano soprattutto motivi extra sportivi dietro la sua retrocessione a quinto centrale del Barça. Se è vero, infatti, che Jules Koundé e Ronald Araujo meritavano una possibilità, è altrettanto vero che né Andreas Christensen né Eric García hanno dimostrato di essergli superiori. Anzi.

La notizia ha fatto in pochi minuti il giro del mondo, ben oltre la sfera sportiva. Perché il personaggio Piqué ha influenze, interessi e ripercussioni su molti altri settori. E questo lui lo sa. Non a caso il video con il quale ha comunicato la propria decisione è stato diffuso in catalano, ma con sottotitoli sia in spagnolo che in inglese: "Culés, sono Gerard. È da settimane, mesi, che molta gente parla di me. Sinora non ho detto nulla, ma ora sono io a volervi parlare di me. Come molti di voi, anche io sono del Barça da sempre. Sono nato in una famiglia appassionata di calcio e molto culé. Da piccolo non volevo diventare calciatore, volevo diventare calciatore del Barça. Ultimamente ho pensato molto a quel bimbo. A cosa avrebbe pensato il piccolo Gerard se gli avessero detto che avrebbe realizzato tutti i propri sogni. Che avrebbe fatto parte della prima squadra del Barça, che avrebbe vinto tutti i titoli possibili, che sarebbe diventato campione d'Europa e del mondo. Che avrebbe giocato accanto ai migliori calciatori della storia, che sarebbe stato uno dei capitani, che avrebbe avuto amici per sempre".

Il messaggio di Puyol

Ebbene sì, Piqué si ritira senza rimpianti. Un mondiale, un europeo, quattro Champions League, 8 campionati spagnoli, una Premier e tanti altri trofei: 30 con il Barça, quattro con il Manchester United, due con la Roja. Tra qualche anno, guardando indietro con la prospettiva che merita una traiettoria come la sua ci si accorgerà, se proprio non lo si vuole fare già ora, che Piqué è stato uno dei più grandi difensori della storia del calcio: "Sono stati molto ingiusti con te...", il messaggio affidato ai social dal suo socio di sempre, capitan Carles Puyol.


Un futuro da presidente

Dopo aver strappato una lacrimuccia ai tifosi blaugrana, ricordando il piccolo Gerard, per poi gonfiare il petto, evocando i trionfi del grande Piqué, il futuro presidente del Barça ha fatto chiaramente capire che, in realtà, il suo non è un addio, ma un arrivederci. Il secondo. Giusto il tempo di mettere un po' di ordine alla propria sfera privata per ritrovare il sorriso e che questo sia sincero. E, del resto, nessuno all'ombra del Camp Nou dubita del fatto che, prima o poi, sarà lui a occupare la poltrona più importante del club blaugrana: "È da 25 anni che sono entrato nel Barça, sono andato via e sono tornato. Il calcio mi ha dato tutto, il Barça mi ha dato tutto e anche voi, culés, mi avete dato tutto. E ora che i sogni di quel bambino si sono realizzati, voglio dirvi che è arrivato il momento di chiudere il cerchio. Ho sempre detto che dopo il Barça non ci sarebbe stata nessun'altra squadra. E così sarà. Quello di questo sabato sarà il mio ultimo incontro al Camp Nou. Sarò un culé come voi, tiferò per la squadra e trasmetterò il mio amore per il Barça ai miei figli, così come ha fatto con me la mia famiglia. Ma mi conoscete, prima o poi, tornerò". Molto più di una promessa. Una certezza: "Ci vediamo al Camp Nou. Visca el Barça, siempre!".