Mondiali, poca Italia in Qatar. Dentro Dybala, Leao e Lukaku, ma in seconda fila
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaTORINO — Dall'Italia partiranno per il Qatar come minimo in 73 (su 832 totali), i primi già lunedì, come gli svizzeri Aebischer e Rodriguez: è il contributo pedatorio alla Coppa del Mondo del nostro movimento calcistico, che offrirà anche arbitri, preparatori, dirigenti (e, in un altro ambito, militari) ma principalmente un discreto numero di calciatori per i quali, volendo, potremmo fare il tifo. Settanta di loro vengono della Serie A - il record è della Juventus che ne manda 11, mentre Empoli, Monza e forse Lecce nessuno - ma tre pure dalla Serie B, vale a dire il marocchino Cheddira (Bari), il polacco Glik (Benevento) e l'australiano Karacic (Brescia). Uno potrebbe offrirlo persino la Serie C, perché qualche speranza di convocazione la conserva il tunisino Rafia, che gioca nella seconda squadra della Juve. Altri tre sono ancora in bilico, vale a dire i danesi Hojlund dell'Atalanta e Hjulmand del Lecce (l'omonimo ct Hju…
TORINO — Dall'Italia partiranno per il Qatar come minimo in 73 (su 832 totali), i primi già lunedì, come gli svizzeri Aebischer e Rodriguez: è il contributo pedatorio alla Coppa del Mondo del nostro movimento calcistico, che offrirà anche arbitri, preparatori, dirigenti (e, in un altro ambito, militari) ma principalmente un discreto numero di calciatori per i quali, volendo, potremmo fare il tifo. Settanta di loro vengono della Serie A - il record è della Juventus che ne manda 11, mentre Empoli, Monza e forse Lecce nessuno - ma tre pure dalla Serie B, vale a dire il marocchino Cheddira (Bari), il polacco Glik (Benevento) e l'australiano Karacic (Brescia). Uno potrebbe offrirlo persino la Serie C, perché qualche speranza di convocazione la conserva il tunisino Rafia, che gioca nella seconda squadra della Juve. Altri tre sono ancora in bilico, vale a dire i danesi Hojlund dell'Atalanta e Hjulmand del Lecce (l'omonimo ct Hjulmand ne ha convocati solo 21 e gli ultimi 5 li deciderà la settimana prossima) e il milanista Saelemaekers, inserito nella lista delle riserve del Belgio.
Gli italiani al Mondiale in Qatar
Gli "italiani" non sono pochi. Qualcuno lo è anche di nascita (Cheddira e Zalewski nati rispettivamente a Loreto e Tivoli) e altri di passaporto, tipo molti sudamericani o il camerunese Castelletto, figlio di un ingegnere friulano (non c'è invece il salentino Thiago Alcantara, nacque in Puglia quando il padre giocava nel Lecce, che Luis Enrique ha depennato dai convocati della Spagna), però la questione non è di quantità bensì di qualità: non molti di questi saranno protagonisti da copertina, ma del resto siamo abituati a questo tipo di marginalità anche in Champions, perché quando il gioco si fa duro le squadre italiane sono già eliminate e i calciatori italiani già sul divano, con le solite eccezioni di Donnarumma, Veratti e Jorginho, i soli azzurri a far parte di un top team.
Argentina, vincere il Mondiale si può
A febbraio magari le coppe ci daranno nuove soddisfazioni ma intanto, a guardare le convocazioni dei 32 ct (mancano ancora quelle di Arabia Saudita, Messico, Tunisia, Ecuador e Corea), sono pochi i titolari sicuri di nazionali che possano ambire al titolo: il manipolo comprende gli argentini Lautaro, Di Maria e Paredes (che però il posto lo rischia, insidiato dal giovane Fernandez del Benfica), il francese Théo Hernandez e i brasiliani Danilo e Alex Sandro (si gioca una maglia con Telles). Un posto fisso potrebbe spuntarlo Rabiot, visto che a centrocampo Deschamps ha perduto per infortunio la coppia Pogba-Kanté, e una mezza idea di fare strada potrebbe venire a Lukaku, le cui condizioni di salute finiranno per condizionare i destini del Belgio, terzo quattro anni fa. Per il resto possiamo sperare in qualche sorpresa tipo la Serbia, che annovera addirittura undici "italiani", dal portiere (Vanja Milinkovic) al centravanti (Vlahovic), ed è una squadra talmente dotata di sregolato talento che può essere capace di tutto e del suo contrario, un po' come capitò alla Croazia (dove abbiamo Brozovic, Vlasic, Erlic e Pasalic) in Russia.
Gli infortunati che saltano il Mondiale
Undici dei nostri, tra i quali tutti e tre i portieri, sono anche nella selezione della Polonia. Il fatto è che i grandi protagonisti della Serie A non lo saranno in Qatar. Ce chi non ce l'ha fatta ad andare, come Pogba, Wijnaldum o Maignan, o chi non è stato proprio preso in considerazione, tipo Abraham, Tomori o Smalling. Ma anche alcune vedette in partenza laggiù rischiano di recitare un ruolo marginale: è il caso di Dybala, che ha strappato la convocazione in extremis (contro il Torino andrà in panchina) ma che nell'Argentina ha un importanza secondaria, tant'è che ha giocato poco di più e segnato le stesse reti (3) dell'interista Correa. Lo stesso vale per il migliore che abbiamo, Rafa Leao, che nel Portogallo non ha mai giocato una partita intera, è stato titolare appena tre volte e non ha ancora fatto un solo gol. Però lui ha due vantaggi: è giovane e l'infortunio di Diogo Jota, che in nazionale occupa spesso la fascia sinistra (nel Liverpool fa il centravanti), potrebbe spalancargli le porte della gloria, anche se l'atout di Jota era la sua inclinazione a mettersi al servizio di Ronaldo, scegliendo la posizione da tenere in base a quella preferita di volta in volta da sua maestà. Leao avrebbe la stessa predisposizione o si sente già star?
Milinkovic e la Serbia: ambizioni mondiali
Un'altra stella è Sergej Milinkovic: e se rendesse la Serbia ambiziosa come sta facendo con la Lazio, magari in tandem con Vlahovic (se la pubalgia lo lascerà tranquillo)? Venerdì sera è cominciata l'ultima giornata di campionato prima della sarabanda in Medio Oriente e chissà quanti baderanno principalmente a evitare inconvenienti dell'ultima ora. "Perché potranno anche dirvi il contrario, ma tutti stiamo pensando al Mondiale, anche se non vogliamo", ammette Ricardo Rodriguez, svizzero del Torino. Chi può dargli torto?