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Qatar 2022, il Mondiale nel deserto

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Erano pescatori di perle, ora sono il più grande esportatore di gas liquido. Un litro di benzina costa 25 centesimi e qui la crisi energetica non si sente
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DOHA — Un tè nel deserto, al massimo uno champagne all'acqua di rose. Si festeggerà così nel Medio Oriente. Tocca al Mondiale arabo, per la prima volta in 22 edizioni. Pazienza se qui da bambino nessuno ha mai rotto le finestre con una pallonata e se il calcio non è mai stato un rumore di sottofondo. Si capisce già dai manifesti: un uomo con la tunica bianca tradizionale (thobe) che tenta una semirovesciata. Vestito così anche Pelé avrebbe problemi. Sarà diverso, contateci: il primo in autunno, il primo islamico, si brinderà infatti con champagne analcolico all'acqua di rose, il più piccolo della storia.

Gli americani fanno notare che il Qatar all'incirca è grande come due volte il Delaware. Il Paese avrebbe appena 300 mila cittadini (Firenze ne ha di più), ma arriva a più di due milioni con la gente da fuori. Erano pescatori di perle, ora sono il più grande esportatore…

DOHA — Un tè nel deserto, al massimo uno champagne all'acqua di rose. Si festeggerà così nel Medio Oriente. Tocca al Mondiale arabo, per la prima volta in 22 edizioni. Pazienza se qui da bambino nessuno ha mai rotto le finestre con una pallonata e se il calcio non è mai stato un rumore di sottofondo. Si capisce già dai manifesti: un uomo con la tunica bianca tradizionale (thobe) che tenta una semirovesciata. Vestito così anche Pelé avrebbe problemi. Sarà diverso, contateci: il primo in autunno, il primo islamico, si brinderà infatti con champagne analcolico all'acqua di rose, il più piccolo della storia.

Gli americani fanno notare che il Qatar all'incirca è grande come due volte il Delaware. Il Paese avrebbe appena 300 mila cittadini (Firenze ne ha di più), ma arriva a più di due milioni con la gente da fuori. Erano pescatori di perle, ora sono il più grande esportatore del mondo di gas liquido. Un litro di benzina qui costa 25 centesimi (beati). La crisi energetica non gli fa niente, anzi: i grattacieli sono illuminati con colori da cartoon, rossi, verde, viola, i pali della luce sono tempestati di rosa, se aprite le finestre vi sembrerà di stare in un hangar dove i vecchi B52 fanno la prova motori. È il rumore degli impianti per l'aria condizionata. Si sta sui 30°.

Ufficialmente la Fifa con Desailly testimonial invita a riciclare, mentre alcune Ong contestano la pubblicità ingannevole (carbon free) dell'organizzazione dicendo che è falsa. Le polemiche non mancano e sono giuste, ci sono stati 12 anni per agitarle e magari risolvere (qualcosa) invece sono servite prima della Grande Abbuffata, c'è chi si toglie all'ultimo (un brand inglese di bibite) e chi come il francese Lloris, portiere della nazionale campione del mondo, dice che se vogliamo che chi entra in Europa rispetti le nostre leggi, noi dobbiamo fare altrettanto. Se non vi piacciono i sindacati è il posto per voi, sono vietati. Una domanda: chi dovrebbe contestare i diritti umani violati in Qatar? Paesi che a casa loro hanno gli stessi problemi? 32 squadre, per l'ultima volta, 64 partite, 831 giocatori, 8 stadi da grandi architetti. L'Italia starà a guardare, il 23% dei francesi per polemica non accenderà la tv e anche in Iran boicotteranno per protesta le partite della nazionale.

Il Qatar è indipendente dal 1971, ma la famiglia Al Thani regna dal 1847, tutto è fatto in casa, matrimoni, lotte e successioni. Doha inizia ad animarsi, tanti argentini, si parla di un milione di turisti in arrivo, negli alberghi si entra passando dal metal detector (ma questo da tempo), sono state messe barriere e serpentoni ovunque per evitare affollamenti. Qui la pandemia, grazie anche alla forte popolazione giovanile, ha fatto poche vittime, 250. La metropolitana è nuova, obbliga a lunghe odissee sottoterra, peccato che la frequentazione (come la segnaletica) sia quasi tutta al maschile, e che i tanti sceicchi preferiscano i loro transatlantici su quattro ruote. Si capisce: per chi ha comprato il lusso, da Valentino a Balmain, acquistato partecipazioni in aziende celebri, dalla Porsche al Crédit Suisse, fondato Al Jazeera e lanciato Qatar Airways, la metro è da poveracci.

È un Mondiale in movimento e di transfughi: 130 giocatori vestono la maglia di un paese dove non sono nati. Un'altra prima volta: ci sono sei donne per arbitrare e agire da guardalinee. Tre con il fischietto, tre con la bandierina. Anche il vecchio caro pallone cambia, quello nuovo è velocissimo e si chiama Al Rihla, avrà dentro un sensore e sarà un po' Blade Runner, un po' Matrix, perché per il sofisticato "fuorigioco semiautomatico", evoluzione del Var, monitorerà i giocatori 50 volte al secondo. L'inno è Tukoh Taka sperando che porti bene come il Waka Waka di Shakira (2010). E sarà anche il primo Mondiale senza Diego Armando e Paolino. Un pensiero anche a Maradona e a Rossi che hanno saputo illuminarlo per davvero. E renderlo sostenibilmente magico.