Francia, Deschamps: "Non facciamoci prendere dall'ansia"

Francia, Deschamps: "Non facciamoci prendere dall'ansia"
(afp)
Il tecnico, alle prese con una serie impressionante di forfait di prestigio - ultimo quello del Pallone d'Oro Benzema - predica calma. Per sua fortuna l'avversario dell'esordio, l'Australia, non sembra essere insupeabile
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DOHA - Non hanno belle facce, 'sti francesi. Di certo non hanno la giovanile baldanza con cui quattro anni salirono in cima il mondo con una squadra piena di campioni che di fatto si stavano affacciando in quel momento sul meglio della loro carriera (di campioni e di un ragazzo meraviglioso, l'allora diciannovenne Mbappé), né la matura convinzione dell'Europeo in casa di due anni prima, poi inopinatamente perduto in finale contro il Portogallo: adesso il peso della responsabilità e il tarlo della preoccupazione sono consumati dal logorio degli infortuni (non può lasciare indifferenti perdere Benzema, Kanté, Pogba, Maignan e Nkunku nel giro di poche settimane) e dai mille dubbi tattici irrisolti nel corso di un quadriennio che non è stato all'altezza delle attese e con in mezzo il flop di Euro 2020.

Deschamps: "Non facciamoci prendere dall'ansia"

Se Deschamps ripete almeno un paio di volte che "non dobbiamo lasciarci prendere dall'ansia",  vuol dire che l'ansia è lì che volteggia sul loro hotel a cinque stelle con la stessa volatilità fantasmatica della mascotte del Mondiale.

Il nuovo modulo penalizza Théo: giocherà suo fratello Lucas

Di ansia ce n'è, di preoccupazione pure. La squadra funziona a corrente alternata e non esiste ancora un modulo di riferimento, perché Deschamps ha per ora messo da parte il 3-4-3 verso il quale la squadra stava pian piano evolvendo per tornare alle origini del 4-3-3 o del 4-2-3-1. A rimetterci, nello specifico, sarà Théo Hernandez, perché nel ruolo di terzino puro gli verrà preferito il fratello Lucas.

Senza Pogba e Benzema, carenze di personalità

Le assenze di Pogba e Benzema (di meno, invece, quella del silenzioso Kanté) impoveriscono la squadra soprattutto in termini di personalità e su questo punto i francesi sono preoccupatissimi, perché temono che alla squadra manchi un leader: il capitano Lloris è una persona molto seria ma che non trascina le masse, la stella Mbappé un fattore tecnico decisivo ma non un capo da seguire e lo stesso Griezmann sta vivendo una lunga fase di sfioritura che incide inevitabilmente sulla sua autorevolezza. "Si è leader in tanti modi, non solo con le parole" se la cava Deschamps quando gli ricordano l'importanza che avevano i discorsi alla squadra di Benzema e soprattutto Pogba, teatrale ma efficace.

La maledizione del campione in carica

La Francia, insomma, è un'incognita per i francesi stessi e forse persino per il loro allenatore, mentre su tutto quanto grava la maledizione del campione in carica: andando a ritroso, nel 2018 i tedeschi uscirono al primo turno (mai successo prima) come gli spagnoli nel 2014, gli italiani nel 2010 e gli stessi francesi nel 2002, mentre nel 2006 i brasiliani vennero fatti fuori ai quarti. Dal 1962 (Brasile) nessuno fa la doppietta, nella storia per altro riuscita soltanto ai verdeoro e all'Italia (1934-1938). In pratica, negli ultimi vent'anni chi doveva difendere il titolo non solo l'ha perduto, ma spesso l'ha fatto con ignominia, perché tutti si ricordano di quando il Senegal fece fuori la Francia, della Germania che visse la sua Corea o di noi che non riuscimmo a battere nemmeno Nuova Zelanda, Paraguay e Slovacchia. In altri tempi Deschamps ci avrebbe riso sopra (le maledizioni? una risata le seppellirà), adesso si limita a dire che "quelle sono dati fattuali, poi ognuno ha avuto le sue peripezie. La nostra attenzione è fissata sul match contro l'Australia, non su quello che è successo prima o che succederà dopo". I fantasmi volteggiano, oh sì.

Australia avversario comodo

La fortuna della Francia è di avere una partenza morbida perché l'Australia è una avversario di basso livello, anche se quattro anni fa, sempre nella gara d'esordio, riuscì a batterla solamente grazie a un rigore e a un'autorete (per altro, le prime decisioni indotte dal Var in un Mondiale). Il girone non è complicato, perché se la Danimarca è avversario di alto livello, la Tunisia è la meno competitiva delle formazioni africane. Passando il turno, poi l'ansia potrebbe diradarsi, persino sparire. Ma per passare il turno bisogna prima di tutto eliminare una maledizione.

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