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Inghilterra-Iran, nessun precedente sul campo ma tanti rancori fuori: vecchi e nuovi

Il capitano inglese Harry Kane in allenamento (afp)
Prima calcistica tra inglesi e iraniani. Oltre il calcio invece, da questioni legate al petrolio, al colpo di stato legato contro Mossadeq a favore dello Scià, all'appoggio all'Iraq nella guerra scoppiata nell'80 fino alla divisione anche sull'attuale conflitto Russia-Ucraina, i rapporti sono sempre stati difficili
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Precedenti in campo: nemmeno uno. Nella vita reale, invece, tanti e dolorosi. La sfida tra Inghilterra e Iran che inaugura il girone B dei Mondiali è una di quelle che si porta dietro una quantità tale di strascichi, odii e sospetti che vien da chiedersi se non sarebbe stato opportuno pilotare il sorteggio in modo un po’ più prudente. Che il football, parafrasando von Clausewitz, sia la prosecuzione della guerra con altri mezzi, è un fatto ormai riconosciuto. Ma se ogni sfida tra squadre nazionali porta con sé il rischio di risvegliare rancori scolpiti nei secoli (in questo l’Europa è maestra), ce ne sono alcune che non si prestano ad alcuna forma di folklore. Quella di oggi pomeriggio ne è un ottimo esempio.

La Persia è uno dei pochissimi Paesi del vicino Oriente a non essere mai stato colonizzato dall’Impero Britannico. Anzi, era essa stessa un grande Impero. Ma i conti con il potere di Londra li ha dovuti fa…

Precedenti in campo: nemmeno uno. Nella vita reale, invece, tanti e dolorosi. La sfida tra Inghilterra e Iran che inaugura il girone B dei Mondiali è una di quelle che si porta dietro una quantità tale di strascichi, odii e sospetti che vien da chiedersi se non sarebbe stato opportuno pilotare il sorteggio in modo un po’ più prudente. Che il football, parafrasando von Clausewitz, sia la prosecuzione della guerra con altri mezzi, è un fatto ormai riconosciuto. Ma se ogni sfida tra squadre nazionali porta con sé il rischio di risvegliare rancori scolpiti nei secoli (in questo l’Europa è maestra), ce ne sono alcune che non si prestano ad alcuna forma di folklore. Quella di oggi pomeriggio ne è un ottimo esempio.

La Persia è uno dei pochissimi Paesi del vicino Oriente a non essere mai stato colonizzato dall’Impero Britannico. Anzi, era essa stessa un grande Impero. Ma i conti con il potere di Londra li ha dovuti fare eccome. Per esempio, in quello che quasi tutti gli storici identificano come il vulnus originario da cui, alla fine degli anni Settanta, sarebbe poi nata la rivoluzione khomeinista. Era l’inizio degli anni Cinquanta e l’Iran era in cerca di un proprio percorso di crescita fondato sulla più formidabile delle risorse: il petrolio. Il primo ministro Mohammed Mossadeq, origini nobili e studi comme il faut in Francia e in Svizzera, si era messo in testa di sottrarre all’Anglo-Iranian Oil Company la concessione per estrarre il greggio che lo Scià Reza Pahlavi aveva generosamente concesso nel 1933, e nazionalizzò l’industria petrolifera. La mossa, prevedibilmente, non fu apprezzata, e gli inglesi reagirono con le sanzioni e un blocco navale nel Golfo Persico che paralizzò le esportazioni. Morale: nel 1953 un colpo di stato finanziato da inglesi e americani pose fine alle ambizioni di Mossadeq, restaurò il potere dello Scià e soprattutto l’antica distribuzione delle royalties dell’oro nero. Il nuovo ordine resse 25 anni. Poi successe il patatrac e gli Occidentali dovettero scappare con la coda tra le gambe. Mettiamoci pure il fatto che durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988, un milione di morti) le armi irachene erano pagate da Londra e Washington, ecco che i rapporti presenti diventano chiarissimi. Amore zero. Provate solo a immaginare cosa succederebbe se gli iraniani riuscissero fare uno sgambetto agli inglesi nell’ennesimo tentativo di “riportare il football a casa”.

Sei mondiali fa in Francia capitò un accoppiamento analogo, potenzialmente altrettanto esplosivo se non peggio: Iran-Stati Uniti. Ma nel 1998 il mondo era molto meno impaurito, a Washington comandava Clinton e a Teheran Khatami provava a riformare il regime degli ayatollah. Si giocò a Lione e la partita fu una messinscena magnifica (chi scrive era sugli spalti), con i giocatori che si scambiavano mazzi di rose e il mondo che osservava commosso la forza pacificatrice del pallone: vinse l’Iran 2-1, nessuno s’offese, in ogni caso entrambe le squadre furono eliminate.

Oggi il clima è molto più fetido. L’Iran è spazzato da un movimento giovanile di protesta che mina la tenuta del regime, mentre gli inglesi si stanno accorgendo di che suicidio sia stata la Brexit. A metà strada, nel cielo sopra Kiev, i russi bombardano con droni di fabbricazione iraniana che gli ucraini cercano di abbattere grazie ai sistemi antimissile pagati da Londra. Altro che diplomazia. E comunque, quello di oggi è solo il primo tempo: martedì 29 si gioca Iran-Usa. Chi ha sorteggiato il girone B è un genio. O un pazzo.