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Mondiali Qatar, l'Iran già al bivio al debutto con l'Inghilterra: "Saremo la voce del nostro popolo"

L'allenamento dei giocatori dell'Iran (afp)
Un Paese in rivolta chiede ai giocatori di schierarsi. Inglesi in ginocchio, Kane con la fascia 'One love'
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DOHA. No, non è davvero una partita qualsiasi, Inghilterra-Iran oggi al Khalifa Stadium. Perché l'Iran rappresenta un Paese in cui vengono assassinati donne, giovani e bambini in nome dell'estremismo religioso: 400 manifestanti uccisi, secondo il censimento dell'opposizione al governo. E perché i giocatori della nazionale ormai vengono disprezzati da una parte consistente del loro popolo. "Sono dei traditori, avrebbero dovuto boicottare: per la prima volta ci stiamo augurando che la nostra squadra perda nel modo più vergognoso possibile". Nelle manifestazioni di questi giorni contro il regime, ovunque nel mondo (la stima degli iraniani all'estero è di 2 milioni per difetto), si è sentito questo ed altro, e il Paese è spaccato in due: chi appoggia la Repubblica islamica e chi la osteggia a rischio della vita. Il mondo del pallone è come spesso capita paradigma e sintesi. Se il discorso di Infant…

DOHA. No, non è davvero una partita qualsiasi, Inghilterra-Iran oggi al Khalifa Stadium. Perché l'Iran rappresenta un Paese in cui vengono assassinati donne, giovani e bambini in nome dell'estremismo religioso: 400 manifestanti uccisi, secondo il censimento dell'opposizione al governo. E perché i giocatori della nazionale ormai vengono disprezzati da una parte consistente del loro popolo. "Sono dei traditori, avrebbero dovuto boicottare: per la prima volta ci stiamo augurando che la nostra squadra perda nel modo più vergognoso possibile". Nelle manifestazioni di questi giorni contro il regime, ovunque nel mondo (la stima degli iraniani all'estero è di 2 milioni per difetto), si è sentito questo ed altro, e il Paese è spaccato in due: chi appoggia la Repubblica islamica e chi la osteggia a rischio della vita. Il mondo del pallone è come spesso capita paradigma e sintesi. Se il discorso di Infantino è stato anche politico, e lo è stato, e se il calcio è un inestricabile intreccio tra sport, finanza, business e appunto politica, e lo è, allora il debutto dell'Iran in Qatar è la partita che tutto riassume. 

Stavolta non si guarderà a chi fa un gol o una parata, ma a chi canta l'inno e chi no, a chi copre lo stemma e chi lo lascia in vista. Nove giocatori su venticinque giocano in Iran, dove tutti hanno parenti. Il capitano Ehsan Hajsafi, 32 anni, difensore-centrocampista dell'Aek Atene, non ha dribblato poi tanto: "Voglio esprimere le mie condoglianze alle famiglie in lutto. Dobbiamo ammettere che nel nostro Paese le condizioni delle persone non sono giuste. Siamo qui ma questo non è un motivo per non essere la loro voce".

Ma i social, termometro della protesta, non sono affatto indulgenti. Vi si indicano i calciatori più riluttanti a prendere le distanze dagli orrori come l'ultimo assassinio di un bambino di 9 anni, Kian Pir Falak. "Guardate il sorriso del portiere Beiravand, del centrocampista Torami, dell'attaccante Taremi". Che di solito veniva celebrato per le sue prodezze col Porto. Tra gli ex famosi o gli emarginati per le loro prese di posizione c'è chi si è apertamente schierato contro il regime di Khamenei: Ali Karimi, ex Bayern, Varia Ghafouri scivolato nell'oblio calcistico, soprattutto Ali Daei, ex Bayern e Hertha, 149 presenze in Nazionale. Nella squadra attuale il più apertamente critico è stato il giovane talento Sardar Azmoun, del Bayer Leverkusen. "C'è la partita più importante della nostra vita", enfatizza l'aspetto sportivo Carlos Queiroz, 69 anni, portoghese giramondo della panchina, tornato ct due mesi fa dopo i Mondiali del 2014 e del 2018, in cui sfiorò il passaggio agli ottavi. 

L'Inghilterra sarà in prima fila per i diritti, annuncia il ct Southgate: "La squadra si inginocchierà per Black Lives Matter e il nostro capitano, Harry Kane, indosserà la fascia "One Love". Se l'Iran ce lo avesse chiesto, avremmo fatto un gesto pubblico per loro". Il porto di Doha e quello iraniano di Bandar Abbas distano sei ore di navigazione nel Golfo Persico, se ci fosse il traghetto. In compenso c'è il giacimento di gas sottomarino più grande del mondo, il North Dome-South Pars. E unisce anche più del Mondiale.