DOHA — Leo d'Arabia non c'è (per ora). Esce a testa bassa. Si mette le mani sulla faccia. Sconfitto all'esordio. Una pulce di capitano. Fischiatissimo dal tifo saudita. Anzi ogni volta che tocca il pallone gli fanno pure buu. Sei un dio venuto a celebrare la tua fede? E noi ribaltiamo te e l'Argentina e tutti i 7 Palloni d'oro che hai vinto. The last dance di Messi è stato un tango freddo, sbagliato, senza passione. Aveva detto: "Sono al top". Fortuna, perché l'esordio è un flop. Umiliato da sconosciuti che non sono Sergio Ramos e da un portiere, Mohammed Al-Owais, che su Wikipedia non ha più di una riga, che vola a parargli il colpo di testa e si rialza con l'aria di dirgli: ci speravi eh?. Oh, un po' di rispetto, è Messi, l'uomo che parla(va) al pallone.
Messi e l'Argentina, imbattuta da tre anni e da 36 partite, vengono capovolti 2-1 da una Cenerentola, alla sua sesta parte…
DOHA — Leo d'Arabia non c'è (per ora). Esce a testa bassa. Si mette le mani sulla faccia. Sconfitto all'esordio. Una pulce di capitano. Fischiatissimo dal tifo saudita. Anzi ogni volta che tocca il pallone gli fanno pure buu. Sei un dio venuto a celebrare la tua fede? E noi ribaltiamo te e l'Argentina e tutti i 7 Palloni d'oro che hai vinto. The last dance di Messi è stato un tango freddo, sbagliato, senza passione. Aveva detto: "Sono al top". Fortuna, perché l'esordio è un flop. Umiliato da sconosciuti che non sono Sergio Ramos e da un portiere, Mohammed Al-Owais, che su Wikipedia non ha più di una riga, che vola a parargli il colpo di testa e si rialza con l'aria di dirgli: ci speravi eh?. Oh, un po' di rispetto, è Messi, l'uomo che parla(va) al pallone.
Messi e l'Argentina, imbattuta da tre anni e da 36 partite, vengono capovolti 2-1 da una Cenerentola, alla sua sesta partecipazione mondiale, e che recentemente in 360 minuti di amichevoli non è riuscita a segnare nemmeno per sbaglio. E infatti in Arabia Saudita re Salman ha già proclamato festa nazionale, perché per i figli del deserto questo successo equivale ad un riallineamento dei pianeti. Anche perché Messi è sotto ricco contratto dai sauditi per promuovere il turismo e magari anche il Mondiale 2030. E quando mai ricapita che la numero 50 batta la numero 3, e tra l'altro con due gol niente male? Nel mondo invece si cerca di dare una classifica a questo ribaltone: è peggio dello shock dei Mondiali '66 con la Corea del Nord che sbatte fuori gli azzurri o è più simile all'1-0 rifilato dal Camerun, ridotto in nove, all'Argentina di Maradona all'alba di Italia '90? Bè diciamo che se la gioca.
Per Messi quest'ultima volta sembrava essersi messa bene. Un gol su rigore al 10', tirato come si fa a casa quando si gioca con le figlie, un altro annullato. Però, dai, Leo, a 35 anni, c'è. Sette reti in cinque mondiali e in diversi continenti: 1 gol in Germania (2006), 0 in Sudafrica (2010), 4 in Brasile (2014), 1 in Russia (2018), 1 in Qatar (per ora). Niente male per uno che ha segnato da teenager, da ventenne, da trentenne. E che si ripete 16 anni dopo la sua prima rete. Roba da torta e candeline. Peccato sia un'Argentina diversamente giovane e da record: mai al Mondiale una nazionale aveva messo in campo quattro giocatori con più di 34 anni (Messi, Di Maria, Gomez, Otamendi). Ma dai, questo è un Messi cambiato, che ha finalmente lasciato la cuccia, le sue abitudini, che ha conosciuto il mondo (da Barcellona a Parigi), un uomo maturo, capace di godersi sé stesso, un giocatore meno compulsivo. E più integrato nel gioco della nazionale, dopo l'accusa di essere troppo signorino ed europeo.
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