DOHA — Per capire perché, nelle prime sette partite del Mondiale 2022 in Qatar siano stati concessi 116 minuti di recupero, riflettete sulla Prima Legge della Tecnologia, dettata nel 1986 dallo storico Melvin Kranzberg, "La tecnologia non è buona, né cattiva ma neppure neutrale". I sauditi adorano il Var, dopo il gol annullato al Toro Martinez, gli argentini lo odiano, ma introdurre le telecamere ha cambiato il calcio senza ritorno.
Prima del Mondiale, il presidente del Comitato Arbitri Fifa, Pierluigi Collina, aveva sì annunciato che esultanze dopo i gol, tempi morti sui rilanci del portiere, falli laterali e attese Var sarebbero stati recuperati, lasciando intravedere il gioco totale di basket e football Usa, ma la solerzia dei fischietti ha sorpreso. Un secolo or sono si parlava di Zona Cesarini, i gol allo scadere dei 90', tipici della mezzala Renato Cesarini, italiano di Buenos Aires, che il giorno di Santa Lucia, 13 dicembre …
DOHA — Per capire perché, nelle prime sette partite del Mondiale 2022 in Qatar siano stati concessi 116 minuti di recupero, riflettete sulla Prima Legge della Tecnologia, dettata nel 1986 dallo storico Melvin Kranzberg, "La tecnologia non è buona, né cattiva ma neppure neutrale". I sauditi adorano il Var, dopo il gol annullato al Toro Martinez, gli argentini lo odiano, ma introdurre le telecamere ha cambiato il calcio senza ritorno.
Prima del Mondiale, il presidente del Comitato Arbitri Fifa, Pierluigi Collina, aveva sì annunciato che esultanze dopo i gol, tempi morti sui rilanci del portiere, falli laterali e attese Var sarebbero stati recuperati, lasciando intravedere il gioco totale di basket e football Usa, ma la solerzia dei fischietti ha sorpreso. Un secolo or sono si parlava di Zona Cesarini, i gol allo scadere dei 90', tipici della mezzala Renato Cesarini, italiano di Buenos Aires, che il giorno di Santa Lucia, 13 dicembre 1931, beffò il portiere József Újvári, dando all'Italia la vittoria sull'Ungheria, 3-2, mentre l'arbitro aveva il fischietto tra le labbra.
Altre epopee, ormai il calcio usa dati, algoritmi e la "Teoria delle reti" è problema dei docenti di fisica, non degli allenatori. Lo studioso di statistica Nate Silver calcola che, ai Mondiali in Russia 2018, in 32 partite ci furono 3194 interruzioni, una ogni 58 secondi di gioco. Il recupero, in media, fu solo di 6 minuti e 59 secondi, fra i due tempi, ma, applicando le regole Fifa alla lettera, se ne sarebbero dovuti assegnare il doppio, 13 minuti e 10 secondi.
Quante vittorie e sconfitte, in quel tempo negato? Gli inglesi lo chiamavano "Fergie Time", perché quando il mitico Alex Ferguson allenava il Manchester United si diceva che gli arbitri chiudessero le partite solo dopo il gol finale della sua squadra. E, infatti, uno studio dei professori Luis Garcicano, Ignacio Palacios e Canice Prendergast dell'autorevole National Bureau of Economic Research dimostra che gli arbitri spagnoli della Liga, anno dopo anno, "accorciano i tempi del recupero quando la squadra di casa vince, li allungano se perde". Non è dunque sensazione di noi tifosi, è proprio vero.
Dove si perde tempo nel calcio? I dati del sito FiveThirthyEight stimano che i falli laterali sprechino 7,5 minuti, i rinvii dei portieri 6,3, le punizioni fino a 10, le sostituzioni 3,3, le feste dopo il gol quasi 3, vedi Arabia Saudita impazzita in campo ieri, mentre il Var costa mediamente mezzo minuto. Collina vuole che si giochi di più, l'ex allenatore dell'Arsenal, Arsene Wenger, discute di due tempi da 30 minuti effettivi, senza vuoti, si parla di nuove sostituzioni, i tradizionalisti rimpiangono il calcio romantico, quando i supplementari, di Italia-Germania 4 a 3, semifinale Mondiale in Messico 1970, se giudicati dall'arbitro peruviano Yamasaki secondo i canoni del Qatar, sarebbero durati fino all'alba.
Con i recuperi monstre, il calcio diverrà irriconoscibile non solo ai pionieri del XIX secolo con baffi a manubrio, ma anche ai maestri del XX, Herrera, Rocco, sir Alf Ramsey, sapienti nel guadagnare tempo con la palla al portiere o infiniti passaggi laterali. Di decidere, come fosse questione di vita o di morte, dei nostri destini in 90', si ragiona, infatti, dal 21 novembre 1891, quando, alla fine di un match che l'Aston Villa conduceva in Inghilterra per 1 a 0 sui rivali dello Stoke, il portiere di casa, semplicemente, nascose il pallone fuori campo fino al triplice, rassegnato, fischio finale. Fu quella leggenda, forse, a ispirare al compianto scrittore argentino Osvaldo Soriano il dolcissimo racconto, "Il rigore più lungo del mondo" ideato a Valle de Rio Negro, nel 1958, una settimana intera perché il portiere dell'Estrella Polar, El Gato Diaz, si possa trovare di fronte, per il penalty assegnato al novantesimo dall'arbitro Herminio Silva, l'attaccante del Deportivo Belgrano, Constante Gauna: parato, come quello dell'asso polacco Lewandowski a undici metri dal messicano Ochoa? Per saperlo leggete Sorianocon comodo, senza Var né recupero.
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