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Rafa Benitez: "Il Napoli ha tutto, ma più di Milan e Juventus deve temere se stesso"

Rafa Benitez, 62 anni. L'ultima squadra allenata è l'Everton, in Italia ha guidato Inter e Napoli 

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L'allenatore spagnolo, che in Italia ha guidato anche l'Inter oltre agli azzurri, parla a 360°, dal Mondiale appena concluso alla Serie A e ai tecnici che più lo hanno ispirato. E spiega perché secondo lui il calcio italiano ha fallito ancora: "Con i giovani di talento bisogna essere più coraggiosi, devono avere spazio" 
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Rafa Benitez si è conquistato la fama di allenatore esperto nel turnover. La sua dottrina della rotazione dei giocatori, ai tempi del Liverpool, veniva studiata dai tecnici di tutta Europa. 
Come si gestisce una pausa lunga cinquanta giorni? 
"È abbastanza per recuperare, mentalmente e fisicamente. Prima il riposo, poi gli allenamenti man mano più intensi, infine le amichevoli. Alcune squadre potrebbero faticare a ritrovare il passo. Ma chi fin qui ha puntato sull'intensità, guadagnerà dalla pausa, che restituirà energie".

Con tante partite in poco tempo, da gennaio a giugno, sarà importante la rotazione nell'impiego dei giocatori?
"Lo sarà nella parte finale dei tornei. Adesso le squadre cercheranno continuità, puntando sui calciatori più affidabili. Solo chi ha avuto tanti giocatori impegnati negli ultimi turni del Mondiale dovrà ruotare di più". 

Le piacc…

Rafa Benitez si è conquistato la fama di allenatore esperto nel turnover. La sua dottrina della rotazione dei giocatori, ai tempi del Liverpool, veniva studiata dai tecnici di tutta Europa. 
Come si gestisce una pausa lunga cinquanta giorni? 
"È abbastanza per recuperare, mentalmente e fisicamente. Prima il riposo, poi gli allenamenti man mano più intensi, infine le amichevoli. Alcune squadre potrebbero faticare a ritrovare il passo. Ma chi fin qui ha puntato sull'intensità, guadagnerà dalla pausa, che restituirà energie".

Con tante partite in poco tempo, da gennaio a giugno, sarà importante la rotazione nell'impiego dei giocatori?
"Lo sarà nella parte finale dei tornei. Adesso le squadre cercheranno continuità, puntando sui calciatori più affidabili. Solo chi ha avuto tanti giocatori impegnati negli ultimi turni del Mondiale dovrà ruotare di più". 

Le piacciono i maxi-recuperi sperimentati in Qatar?
"Sì. Il tempo perso va recuperato. Non mi piacciono invece le cinque sostituzioni. Spezzano le partite e le alterano, favorendo chi ha riserve di alto livello. Si facciano nelle partite internazionali, ma non nelle competizioni locali, dove le differenze di rosa sono maggiori".

E l'idea del tempo effettivo, come nel basket, le piace?
"No. Non risolverebbe il problema delle interruzioni tattiche. Anzi, paradossalmente il ritmo della gara potrebbe risultare ancor più spezzettato". 

C'è un giocatore che l'ha sorpresa al Mondiale?
"Alcuni sono stati fondamentali per le proprie squadre. Julián Álvarez per l'Argentina, Giroud per la Francia, Amrabat per il Marocco".

Le piacerebbe di più allenare Messi o Mbappé?
"Allenare i migliori è sempre una sfida. Dovrei conoscerli però. Di Messi un'idea me la sono fatta, grazie al comune amico Mascherano: è incredibilmente una persona normale. Di Mbappé so poco". 

E tra gli italiani?
"Al Napoli ho avuto la fortuna di lavorare con Insigne. Ero un fan di Pirlo. Oggi mi piace Verratti. È intelligente, sa cosa fare". 

In questo Napoli c'è ancora qualcosa della sua squadra del 2013-2015?
"La mentalità. Anche in Champions non si accontenta di fare bella figura, vuole vincere. Negli anni ha avuto ottimi allenatori e buoni calciatori". 

Vincerà lo scudetto?
"Non voglio passare per menagramo, evito di esprimermi. Di certo ha quello che serve: entusiasmo, qualità, approccio. E la sosta mondiale potrebbe giovarle". 

Quali giocatori di questo Napoli sarebbero titolari in Premier?
"Ne ha in ogni ruolo. Osimhen, ad esempio, giocherebbe pressoché ovunque". 

Milan, Juve, Inter, Atalanta, Roma, Lazio. Quali sono le più pericolose per il Napoli ?
"Il Milan ha fatto un grande lavoro. La Juve non va mai data per vinta. L'Inter è bene attrezzata. Ma l'unica vera rivale del Napoli è il Napoli". 

All'Inter vinse la Supercoppa italiana e il Mondiale per club, ma fu esonerato. Se potesse tornare indietro, farebbe qualcosa di diverso?
"Sbagliai ad accettare di allenare senza poter fare mercato, a causa del financial fair play. Una situazione simile l'ho trovata all'Everton dove, dopo anni di grandi spese, non potevano più investire". 

Gli Azzurri per la seconda volta non si sono qualificati al Mondiale. Qual è il problema del calcio italiano?
"Bisognerebbe dare maggiori possibilità ai giovani giocatori di talento nei club. È sbagliato dare spazio ai giovani in quanto giovani, ma se c'è qualità bisogna essere coraggiosi".

Cosa deve imparare la Serie A dalla Premier League? 
"Il ritmo della Premier fa la differenza. Avere più soldi permette di attrarre calciatori capaci di giocare con precisione ad alta velocità. Questo attrae tifosi, investitori e sponsor. È un circolo virtuoso".

Qual è la rivalità più romantica che ha conosciuto nel calcio?
"I derby: Everton-Liverpool e Milan-Inter". 

E la più dura?
"Storicamente, fra Siviglia e Betis. Oggi, fra Real e Barcellona". 

Chi è oggi l'allenatore più forte al mondo?
"Ci penso spesso ma non ho una risposta. Più dei titoli vinti, conta quel che si riesce a fare con i giocatori che si hanno. In quest'ottica, forse il migliore oggi non allena in Europa". 

Chi è stato il suo idolo? 
"Sacchi cambiò il gioco. Lo stesso vale per Michels, Cruyff, Maturana, Aragones. Poi dico Del Bosque, per la gestione del gruppo. Sono stati i più importanti. Altri hanno avuto più successo mediatico". 

Le piacerebbe allenare una nazionale?
"Amo il lavoro quotidiano. Ma sarebbe interessante". 

Se fosse la Spagna?
"Non c'è possibilità in questo momento, ma certo: mi piace lavorare per vincere e la nazionale spagnola può farlo". 

Dopo il ritiro, dove si immagina? 
"A Liverpool mia moglie e le mie figlie sono felici. Ma Madrid per me ha un fascino speciale".