È il 29 giugno del 1958, Stoccolma, Stadio di Rasunda. Sugli spalti non c'è un solo posto vuoto, da ogni parte della Svezia sono accorsi per assistere al capolavoro della nazionale svedese arrivata magicamente in finale nel Mondiale di casa. Ben presto, però, la scena se la prende lui, un ragazzino di neanche 18 anni che nel giro di due anni ha conquistato prima i cuori dei tifosi del Santos, poi quelli di un intero Paese. Il suo nome è Edson Arantes do Nascimento, per tutti Pelé, e quel giorno non solo infrange i sogni di un'intera nazione, ma entra di diritto nella storia della propria: il Brasile. Pelé è morto oggi, 29 dicembre, dopo una lunga malattia.
Pelé e il Mondiale 1958 da record
Il Brasile quella finale la vince 5-2, Pelé segna due gol, ma quello del momentaneo 3-1 è un vero e proprio capolavoro tanto da diventare il terzo gol più bello di sempre nella storia dei Mondiali dopo quello di Maradona all'Inghilterra nel 1986 e quello di Michael Owen all'Argentina nel 1998: Pelé, al limite dei sedici metri, riceve palla, la controlla con il destro e con un palleggio aereo la fa passare sulla testa di Gustavsson, sparando poi di sinistro nell'angolo basso alla destra di Svensson. Un capolavoro assoluto, sarà il più giovane di sempre ad alzare al cielo la coppa del mondo. Sempre in quella rassegna iridata del 1958, col gol al Galles il 19 giugno, diventa il più giovane marcatore nella storia della Coppa del mondo e, successivamente, in semifinale contro la Francia, anche il più giovane a realizzare una tripletta.
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Pelé campione del mondo nonostante l'infortunio
Ma la Leggenda, con la L maiuscola, sta solo muovendo i primi passi nella sua ventennale carriera calcistica. Quattro anni dopo il Brasile non deve muoversi di molto per difendere il titolo vinto in Europa. La Coppa del mondo fa tappa in Cile e Pelé è senza dubbio la stella più attesa. Va subito in gol all'esordio contro il Messico, ma nel match successivo, quello contro la Cecoslovacchia, l'inguine della Perla Nera fa crac. Uno strappo muscolare che lo costringe a saltare il resto della competizione. La radio brasiliana parla di "catastrofe per l'intera nazionale", ma l'infortunio della stella carioca fa salire alla ribalta Garrincha e Amarildo, il primo decisivo nei quarti con l'Inghilterra e in semifinale contro il Cile, il secondo in finale contro la forte Cecoslovacchia. A Santiago del Cile la Seleçao vince 3-1 in rimonta e per Pelé è il secondo Mondiale consecutivo.
Pelé punisce l'Italia
Nel 1970 in Messico, O Rei torna protagonista. Quattro anni prima in Inghilterra non era andata per niente bene. Un gol all'esordio contro la Bulgaria e due sconfitte che avevano eliminato il Brasile bi-campione già alla fase a gironi. Così la Seleçao che si presenta all'esordio del torneo messicano il 3 giugno è decisamente la più forte delle ultime quattro edizioni, l'unica in grado di giocare con cinque "numeri 10" contemporaneamente: Pelé, Gerson, Rivelino, Tostão e Jairzinho. Una macchina da guerra: 4-1 alla Cecoslovacchia, 1-0 all'Inghilterra campione in carica, 3-2 alla Romania con la doppietta di Pelé decisiva per la vittoria. Ai quarti e in semifinale la Perla Nera non marca il tabellino, ma pur con qualche difficoltà i verdeoro passano prima contro il Perù 4-2, poi contro l'Uruguay per 3-1. La finale si gioca a Città del Messico, di fronte agli occhi di Pelé le maglia azzurre dell'Italia di Ferruccio Valcareggi reduci dal 4-3 con la Germania. Al 18' sull'out sinistro parte un improvviso cross verso il centro dell'area azzurra, Burgnich salta, Pelé lo sovrasta restando quasi sospeso in aria e batte Albertosi. Gli azzurri rispondono poco dopo con Boninsegna, ma nella ripresa l'Italia paga il supplementare di quattro giorni prima con la Germania e crolla sotto i colpi di Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto con due assist di Pelé che alza la sua terza Coppa del mondo. Un'impresa storica che nessuno, ancora oggi, è stato in grado di ripetere.
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Pelé e le coppe intercontinentali col Santos
I record che Pelé ha stabilito nei club non si contano più. Per 17 lunghi anni, dal 1957 al 1974, ha indossato la maglia bianconera del Santos con la quale ha letteralmente vinto tutto: dieci campionati paulisti, sei campionati brasiliani, cinque Taça Brasil (che si svolse tra il 1959 e il 1968 e paragonabile all'attuale Brasileirão), due coppe Libertadores, due coppe Intercontinentali, una supercoppa dei campioni intercontinentali, nella seppur breve vita di questa competizione.
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Pelé ai New York Cosmos
Nel 1975 passa agli statunitensi dei New York Cosmos trascinandoli due anni dopo a uno storico titolo nazionale. In tutte e tre le stagioni di militanza viene inserito nell'All-Star Team della Nasl, di cui viene nominato Mvp nel 1976. Il 1° ottobre del 1977 in un match amichevole al Giants Stadium tra Cosmos e Santos, Pelè dice addio al mondo del calcio giocato. "In 22 anni di calcio, Pelé ha promosso l'amicizia e la fraternità mondiali più di qualunque ambasciatore", disse l'ambasciatore brasiliano J.B. Pinheiro presso l'Onu poco dopo il ritiro della Perla Nera. Negli anni i riconoscimenti alla carriera non sono mancati: la Fifa, il Cio e l'Iffhs lo hanno nominato "Giocatore del secolo", nonché Pallone d'Oro del secolo dai suoi "colleghi", ricevendo nel 2014 il Pallone d'Oro Fifa onorario. Nessuno come lui, tanto che nel 2011 il Brasile lo dichiara "Patrimonio storico-sportivo dell'umanità".
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