Modric, Rodrygo, Benzema....Neymar. Non è un errore, e nemmeno fantascienza. Sarebbe potuto accadere davvero al Real Madrid, se tanti anni fa non fosse successo qualcosa di incredibile. Nell'epoca in cui i futuri campioni sono ancora in embrione, e non tutti hanno la forza del Barcellona quando puntò sul minuscolo Messi. Investendo tutto il necessario per averlo, non solo le cure ma anche la famiglia, sacramento che in Sudamerica si estende oltre la cerchia di mamma, papà e fratelli. In questo corteggiamento tra il piccolo Neymar e il gigante Real qualcosa non funzionò proprio in questo rapporto, cambiando la storia del calcio.
A rivelarlo è stato un uomo chiave del calcio spagnolo, Ramon Martinez, determinante e schivo segretario tecnico del Real Madrid appena andato in pensione all'età di 75 anni. Venticinque anni al servizio del Blancos, in una lunga intervista al quotidiano Marca ha raccontato molti anedotti della sue tre vite al Bernabeu nelle due stagioni di Florentino Perez (2000-2006 e 2009-2023) e in quella degli scomparsi Ramon Mendoza e Lorenzo Sanz. Si vanta, Martinez, di aver fatto più di cento viaggi in Sudamerica alla scoperta di nuovi talenti, setacciando campionati under 17 e under 20 per arrivare primo sui migliori giocatori col fascino del Real. Tra questi venne in prova in Spagna anche Neymar, destinato a diventare icona nei rivali di sempre del Barcellona prima di cedere alle lusinghe del PSG qatarino.
Un commento che trasuda rammarico, per chi ha invece vissuto i trionfi di una squadra appena approdata alla semifinale di Champions numero 17, e si candida per vincere la 15ª coppa. Ma il racconto di Martinez che va in pensione è un monito e una dritta anche per chi resta nell'ambiente: quando si vuole un campione, soprattutto latino, anche i nonni possono scrivere la storia del calciomercato.