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Il maledetto Arsenal e la Premier sfuggita (forse) proprio sul più bello

La delusione dei giocatori dell'Arsenal (ansa)
I londinesi, a lungo dominatori del campionato, si sono inceppati fino subire la tremenda punizione nella sfida diretta con il City. La vittoria in Premier ormai manca da 19 anni e sembrano tornati i tempi del celebre Febbre a 90, in cui il supertifoso Nick Hornby descriveva la sofferenze del popolo Gunners
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LONDRA – “La realtà è che siamo ancora due punti in classifica sotto l’Arsenal”, dice Pep Guardiola, “tutto dipende dalle prossime partite”. Ma parla così, il plurititolato allenatore del Manchester City, per motivare psicologicamente la sua squadra, affinché non si rilassi proprio ora, pensando di avere già vinto la Premier League per la terza volta consecutiva, la quinta negli ultimi sei anni. Con due gare da disputare in più della capolista e una migliore differenza reti (+53 contro + 40), i Citizens hanno un’autostrada aperta per effettuare il sorpasso e chiudere in testa il campionato. A intravedere una strada tutta in salita, adesso, sono invece i Gunners. La “maledizione dell’Arsenal”, dolorosamente raccontata dal supertifoso Nick Hornby in Febbre a 90, libro-cult del grande scrittore inglese, sembra avere colpito ancora.

LONDRA – “La realtà è che siamo ancora due punti in classifica sotto l’Arsenal”, dice Pep Guardiola, “tutto dipende dalle prossime partite”. Ma parla così, il plurititolato allenatore del Manchester City, per motivare psicologicamente la sua squadra, affinché non si rilassi proprio ora, pensando di avere già vinto la Premier League per la terza volta consecutiva, la quinta negli ultimi sei anni. Con due gare da disputare in più della capolista e una migliore differenza reti (+53 contro + 40), i Citizens hanno un’autostrada aperta per effettuare il sorpasso e chiudere in testa il campionato. A intravedere una strada tutta in salita, adesso, sono invece i Gunners. La “maledizione dell’Arsenal”, dolorosamente raccontata dal supertifoso Nick Hornby in Febbre a 90, libro-cult del grande scrittore inglese, sembra avere colpito ancora.

Come ricorda il Pep, è vero che l’Arsenal è ancora primo in classifica: una posizione mantenuta praticamente dall’inizio della stagione. Il club londinese ha tuttavia soltanto ancora cinque incontri da giocare, dovrebbe vincerli tutti, inclusa una difficile trasferta contro il lanciatissimo Newcastle, attualmente al terzo posto in Premier, e anche se riuscisse nell’impresa, chiudendo il torneo a 90 punti, il suo destino è in mani altrui: se il City farà lo stesso nelle sue ultime sette gare arriverebbe a quota 94. Da qui alla fine, dunque, Guardiola potrebbe permettersi anche qualche passo falso, una sconfitta o un paio di pareggi, e la Premier sarebbe lo stesso sua.

<<La classifica della Premier League>>

Cosa è successo per fermare una formazione che sembrava in grado di riportare il titolo a Highbury, il quartiere nel nord di Londra del vecchio (mitico) e del nuovo (magnifico) stadio, diciannove anni dopo l’ultimo, quello degli “Invincibili”, come furono soprannominati i giocatori guidati da Arsene Wenger, capaci di vincere la corsa nel 2003-’04 senza una sola sconfitta, record ancora ineguagliato?

Proprio Wenger ha messo il dito nella piaga, alla vigilia del brutale 1-4 sofferto mercoledì dall’Arsenal in casa del City, un match che non solo non doveva perdere, ma che doveva assolutamente vincere, per poter sperare di rimanere al vertice. “I giocatori dell’Arsenal hanno smesso di fare quello che dovevano fare, nella maniera che li aveva portati a dominare il torneo”, ha detto il tecnico francese che con l’Arsenal ha conquistato tre titoli (nel ’97-’98 e nel 2001-’02 gli altri due). Linguaggio ermetico, ma tutti hanno lo stesso capito: Wenger voleva dire, in parole semplici, che a un certo punto i Gunners, forse perché sono un team giovane e relativamente inesperto, se la sono fatta addosso. Hanno sentito la necessità di vincere: un peso che li ha contemporaneamente paralizzati e resi isterici.

Come scrive Miguel Delaney, capo commentatore sportivo dell’Independent, “questo ha portato nel loro gioco al tempo stesso esitazione e fretta”. In sostanza, non li ha fatti più giocare con la travolgente sicurezza che ha caratterizzato gran parte della stagione, fino al rush finale, le ultime dieci gare, quelle decisive per realizzare l’obiettivo.

Ecco perché, nelle ultime quattro partite, hanno accumulato tre rocamboleschi pareggi, uno acciuffato affannosamente in recupero contro una squadre sulla carta molto meno forte, e poi la sconfitta, anzi la batosta, contro il City. Una statistica illumina il calo di rendimento: non era mai successo, nella storia della Premier, che la capolista non vincesse quattro partite di seguito, pur restando lo stesso in testa. Alla conferenza stampa dopo City-Arsenal, un giornalista ha chiesto ad Arteta: dobbiamo forse concludere che il City deve avere una stagione storta, affinché un’altra squadra possa vincere la Premier League? L’unica volta in cui l’ha vinta qualcun altro, negli ultimi sei anni, in effetti è stato quando i Citizens hanno conquistato meno di 86 punti. “Non so cosa rispondere”, è stata la reazione dell’allenatore dell’Arsenal. “Oggi abbiamo perso giocando molto male, ma siamo qui da nove mesi e mezzo e ci restano ancora cinque partite. Dobbiamo accettare la realtà, è l’unico modo per andare avanti”.

Nel calcio i miracoli possono sempre accadere: dopotutto il City deve combattere ancora su tre fronti, atteso dalla finale di Coppa d’Inghilterra contro i rivali cittadini del Manchester United (il 3 giugno), dalle semifinali di Champions contro il Real Madrid (9 e 17 maggio, con la possibile finale il 10 giugno) e appunto dalla dirittura d’arrivo di Premier (che termina il 28 maggio), non è escluso che anche i suoi pur navigati campioni, e il loro capocannoniere da primato Haaland, si inceppino proprio sul più bello. Ma sono in pochi a scommettere che accadrà, in particolare per quanto riguarda la Premier.

L’eventuale consolazione, per l’Arsenal, sarebbe riprovarci l’anno prossimo, rafforzato dall’esperienza di questa stagione, che è comunque un progresso rispetto a quelle precedenti. Il dubbio è che un’occasione simile potrebbe non ripetersi: nel campionato attuale è innegabile che i Gunners abbiano beneficiato della cattiva forma del Chelsea, dell’andamento discontinuo di Liverpool e Tottenham, della transizione ancora non completata dallo United. Nel 2023-’24, queste quattro squadre vorranno crescere, sarà cresciuto ancora di più il Newcastle e ci sarà sempre il City con cui competere. La corsa al titolo avrà candidati più agguerriti di quest’anno.

Un’occasione perduta: ecco la sensazione che si avverte tutto attorno alla stazione del metrò di Highbury & Islington, invasa prima delle partite dai tifosi, riconoscibili dalle sciarpe e dalle magliette dell’Arsenal, diretti al vicino Emirates Stadium o nei pub della zona per guardare il match in tivù davanti a una pinta di birra. È il quartiere dove vivo anch’io. Per nove mesi ho sentito le esplosioni di gioia provenire dallo stadio e dai pub a ogni gol dell’Arsenal. Adesso pare di leggere la delusione nelle facce della gente. Per Nick Hornby, che ha avuto a lungo qui lo studio dove scriveva i suoi romanzi, ad Upper Street, poche centinaia di metri dallo stadio della sua squadra del cuore, deve essere il dejà vu della “maledizione” di cui ha scritto nel suo bellissimo, malinconico libro.