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Manchester City, festa senza sconti: battuto anche il Chelsea

(afp)
Quinto titolo negli ultimi sei anni per una vera e propria dinastia del calcio inglese. Guardiola dà spazio alle seconde linee contro i londinesi, ma l'esito non cambia: finisce 1-0 con rete di Alvarez. Grande giornata anche per il Brighton di De Zerbi: batte il Southampton e per la prima volta approda in Europa
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LONDRA – C’è chi ride e c’è chi piange stamani nel football inglese. Ride il Manchester City, sotto la pioggia di coriandoli e stelle filanti che cade sulla squadra riunita al centro del campo allo stadio Etihad con il suo allenatore Pep Guardiola, per festeggiare la conquista del terzo titolo consecutivo, il quinto negli ultimi sei anni: l’affermazione definitiva di una dinastia.

<<La classifica della Premier League>>

Il primato matematico era già venuto sabato, con la sconfitta dell’Arsenal secondo in classifica che rendeva impossibile riagganciare la capolista da qui a fine campionato: oggi, domenica, c’è la consegna ufficiale del trofeo al termine dell’ennesima vittoria, sul Chelsea (1-0, gol di Alvarez al 12’), davanti al pubblico di casa. È l’ultima gara casalinga per i campioni: a questo punto la classifica, a due turni dalla fine per il City (entrambi in trasferta) e a uno da…

LONDRA – C’è chi ride e c’è chi piange stamani nel football inglese. Ride il Manchester City, sotto la pioggia di coriandoli e stelle filanti che cade sulla squadra riunita al centro del campo allo stadio Etihad con il suo allenatore Pep Guardiola, per festeggiare la conquista del terzo titolo consecutivo, il quinto negli ultimi sei anni: l’affermazione definitiva di una dinastia.

<<La classifica della Premier League>>

Il primato matematico era già venuto sabato, con la sconfitta dell’Arsenal secondo in classifica che rendeva impossibile riagganciare la capolista da qui a fine campionato: oggi, domenica, c’è la consegna ufficiale del trofeo al termine dell’ennesima vittoria, sul Chelsea (1-0, gol di Alvarez al 12’), davanti al pubblico di casa. È l’ultima gara casalinga per i campioni: a questo punto la classifica, a due turni dalla fine per il City (entrambi in trasferta) e a uno dalla fine per l’Arsenal, vede i Citizens a 88 punti, i Gunners a 81, seguiti a distanza da Newcastle e Manchester United. Domenica prossima cala il sipario sul torneo, ma la festa per i riconfermati (per la terza volta) detentori del titolo inizia stasera.

Soltanto il Manchester United era riuscito a vincere tre Premier League di seguito, per due volte, nel 1998-2001 e nel 2006-2009, in entrambi i casi con il leggendario Alex Ferguson in panchina. Sempre lo United vinse cinque titoli in sei anni, tra il 1996 e il 2001; e sette in nove stagioni tra il ’93 e il 2001. Prima di allora, il Liverpool ha dominato a lungo in modo analoga il campionato di massina serie inglese, negli anni ’70 e ’80. Il City entra così dunque nell’Olimpo del calcio d’Inghilterra di tutti i tempi.

Per Guardiola in un certo senso è un dejà vu: aveva già vinto tre titoli di seguito, sia con il Barcellona (2009-2010-2011), sia con il Bayern Monaco (2014-2015-2016), ora ce l’ha fatta in un terzo campionato europeo. Ma in Inghilterra soltanto lo United, nel 1999, ha realizzato un “treble”, un triplete come diciamo noi, vincendo nello stesso anno Premier, Coppa d’Inghilterra e Champions League: impresa che il City mira a ripetere, se in giugno vincerà le due finali che lo aspettano, in F.A. Cup contro i Red Devils suoi rivali cittadini, certamente determinati a fermare la nuova potenza calcistica che li ha rimpiazzati, e in Champions contro l’Inter. Ma i giornali inglesi si chiedono: chi riuscirà a fermare una squadra simile?

Mentre il City ride e festeggia, l’Arsenal piange sul latte versato per citare il proverbio nostrano, come sottolinea una amara statistica per il club magnificamente guidato per i tre quarti del torneo da Mike Arteta, ex-assistente e discepolo del Pep: non era mai successo nella storia della Premier che una squadra restasse in testa al campionato per 248 giorni di fila, come hanno fatto i Gunners nella loro lunga fuga solitaria in vetta, e poi non vincesse anche il titolo. Una formazione relativamente giovane e inesperta di stress al vertice di questo tipo si è squagliata sul più bello: il 7 aprile l’Arsenal aveva ancora 8 punti di vantaggio sul City (sia pure avendo giocato una partita in più).

Altre statistiche su cui piangere ( da cui cercare un briciolo di consolazione, visto che da questa esperienza c’è passato anche qualcun altro): è soltanto la quarta volta che una squadra con almeno 8 punti di vantaggio dopo almeno 28 gare non vince il titolo. E soltanto un’altra squadra che aveva raccolto 69 punti a dieci partite dal termine del campionato, come ha fatto l’Arsenal quest’anno, poi non lo ha vinto: il precedente è del Liverpool nel 2018-’19, che finì a 97 punti, uno di meno del solito City guastafeste.

Tra i record del City brilla quello del suo centravanti norvegese Erling Haaland, capocannoniere del torneo, 36 gol in 34 partite di Premier, 52 gol in 49 partite fra tutte le competizioni della stagione: il titolo è anche certamente opera sua. Ma sul successo dei Citizens aleggia pure una minaccia: l’accusa emessa tre mesi fa dalla Premier League per più di 100 violazioni delle norme sul fair-play finanziario. In sostanza, i suoi ricchissimi proprietari emiratini sono accusati di avere speso più degli altri, più del consentito, per fare vincere la squadra: come dire che il City vince, sì, ma truccando le carte. La società si dichiara innocente e ha fatto appello. Potrebbe volerci parecchio tempo per un verdetto conclusivo. Soltanto allora si vedrà se ride bene chi ride ultimo.

Di sicuro ride Roberto De Zerbi. Il suo Brighton stende 3-1 il già retrocesso Southampton e per la prima volta giocherà le coppa europee. A decidere il match la doppietta di Ferguson e il guizzo di Gross, inutile per gli ospiti il gol di Elyounoussi.