Razzismo, il caso Vinicius agita la Spagna. Tre arresti a Valencia, liberi dopo poche ore. Il giocatore non sarà squalificato
di Raffaele R. RiversoVinicius era sicuro che sarebbe diventato uno dei migliori calciatori al mondo. Anche quando i social, non appena arrivato dal Brasile, rendevano virali i video nei quali, tale era la sua velocità d'esecuzione, che ingarbugliava le proprie gambe fino a cadere. Era solo una questione di tempo e coordinazione. Quando è riuscito, infatti, a coordinare l'azione con il pensiero, Vini è diventato inarrestabile. Quando gli arriva la palla tra i piedi sai già che supererà l'avversario diretto, ma non puoi mai essere certo di come lo farà. Una volta messe le gambe al servizio della testa, il suo polso accelerato non è più stato foriero di beffe virali, ma si è trasformato nel suo punto di forza e gli ha permesso di diventare uno dei protagonisti assoluti del gioco del pallone. Da qualche tempo, però, l'attaccante brasiliano ha deciso che è arrivato il momento di rendere il mondo più bello a…
Vinicius era sicuro che sarebbe diventato uno dei migliori calciatori al mondo. Anche quando i social, non appena arrivato dal Brasile, rendevano virali i video nei quali, tale era la sua velocità d'esecuzione, che ingarbugliava le proprie gambe fino a cadere. Era solo una questione di tempo e coordinazione. Quando è riuscito, infatti, a coordinare l'azione con il pensiero, Vini è diventato inarrestabile. Quando gli arriva la palla tra i piedi sai già che supererà l'avversario diretto, ma non puoi mai essere certo di come lo farà. Una volta messe le gambe al servizio della testa, il suo polso accelerato non è più stato foriero di beffe virali, ma si è trasformato nel suo punto di forza e gli ha permesso di diventare uno dei protagonisti assoluti del gioco del pallone. Da qualche tempo, però, l'attaccante brasiliano ha deciso che è arrivato il momento di rendere il mondo più bello anche senza una palla tra i piedi.
Il timelapse del Cristo Redentore di Rio al buio in solidarietà con Vinicius, vittima di razzismo
Vinicius e gli insulti razzisti a Valencia
Il processo che lo ha portato a essere considerato uno dei simboli contro il razzismo è stato diametralmente opposto a quello che gli ha permesso di diventare il miglior dribblomane del pianeta. Vini non si è mai nascosto, ma fino a qualche mese fa era più o meno riuscito a dominare le proprie reazioni quando qualcuno - ed è successo spesso - gli ha dato della "scimmia". Ora, non è più così. Ma non perché non riesca più a controllarsi, bensì perché non ha più intenzione di farlo. Ha deciso di dare libero sfogo alle proprie emozioni e di soffiare sul fuoco sotto al pentolone per far ribollire il proprio sangue fino all'esplosione. Ed è proprio quello che è successo al Mestalla domenica scorsa, quando Vini ha puntato il dito contro l'energumeno che gli aveva fatto il verso della scimmia. E, probabilmente, se non lo avessero trattenuto avrebbe scavalcato la transenna e lo avrebbe consegnato lui alla polizia.
Le parole di Tebas
"Mi dispiace che quello che una volta era il campionato di Ronaldo, Ronaldinho, Cristiano e Messi sia oggi dei razzisti". Un messaggio che ha mandato in tilt la parte più retrograda e conservatrice della Spagna. Quella che, invece di guardare la luna, rimane a fissare il dito: "La Spagna non è un paese razzista", ci ha tenuto a ricordare al proprio elettorato la presidentessa uscente e aspirante candidata al governo della Comunidad de Madrid, la popolare Isabel Diaz Ayuso. Dello stesso tenore la risposta di Javier Tebas, uno che non ha mai nascosto la propria simpatia per i movimenti dell'estrema destra spagnola. E così, dopo aver stigmatizzato quanto successo, il presidente della Liga ha chiesto a Vinicius di non fare di tutta l'erba un fascio: "Non possiamo permettere che venga macchiata una competizione dove giocano oltre 200 calciatori di razza nera che, ogni domenica, ricevono l'affetto e il sostegno dei propri tifosi".
Probabilmente per fargli un dispetto, Luis Rubiales, suo acerrimo nemico, ha invece preso le parti di Vinicius senza se e senza ma: "Abbiamo un problema che macchia i club, le loro tifoserie e un paese intero e il primo passo per uscirne è riconoscerlo". Il presidente della Federcalcio si è così allineato con Florentino Pérez e il Real Madrid che, dopo aver presentato una denuncia per incitamento all'odio, ha fatto sapere che prima, durante e dopo la gara di domani sera contro il Rayo Vallecano, il Santiago Bernabéu mostrerà, anzi ostenterà al mondo da che parte sta: "Vinicius è la vittima ed è una vergogna che qualcuno lo voglia far passare per il colpevole". La Federazione ha per questo deciso che l'espulsione sarà tolta, nonostante il cartellino rosso, e la squalifica annullata. La commissione di disciplina spagnola ha inoltre ha ordinato la chiusura della tribuna Mario Kempes dello stadio del Valencia per cinque partite e ha inflitto al club una multa di 45 mila euro.
Ancelotti: "C'è del razzismo in Spagna"
Questo qualcuno è la parte dell'opinione pubblica che si identifica nei "però" di Ayuso e Tebas. Quelli che "siamo contro il razzismo, però...". Sia bene inteso, Vinicius non è uno stinco di santo e, spesso e volentieri, si rende protagonista in campo di comportamenti strafottenti e tutt'altro che esemplari. Ma è anche per punire questo tipo di atteggiamenti che esistono gli arbitri, i cartellini gialli e quelli rossi. Non a caso, Vini è uno dei calciatori più ammoniti della Liga (10 gialli e un rosso). Il responsabile dell'Agenzia che lo rappresenta, Frederico Pena, esagerando, lo ha paragonato a George Floyd. Un'iperbole che, però, potrebbe servire a evitare che qualcun altro possa morire asfissiato contro un marciapiede: "La Spagna non è un paese razzista, ma c'è del razzismo in Spagna", la conclusione del sempre conciliante Carlo Ancelotti che, però, a Valencia aveva, invece, perso le staffe definendo razzista l'intero Mestalla ("chiedo scusa").
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