Leicester, la crisi del settimo anno: da campione d'Inghilterra alla serie B
di Enrico FranceschiniLONDRA – Dalle stelle…alla serie B inglese. Dal titolo di Premier League vinto sette anni fa contro tutti i pronostici, con Claudio Ranieri in panchina, alla retrocessione in Championship. Per andare meno indietro nel tempo, appena due anni or sono c’era stata la conquista della Coppa d’Inghilterra, con una vittoria per 1-0 contro il più titolato Chelsea. Invece ieri, nell’ultima giornata del torneo, in una domenica maledetta domenica di calcio, il Leicester alla fine del primo tempo si illude di essersi salvato per poi precipitare negli abissi: al 90’ ha battuto 2-1 il West Ham, ma è l’Everton a salvarsi, grazie a un gol al 57’ nella porta del Bournemouth che gli garantisce la vittoria per 1-0 e i tre punti.
<<La classifica della Premier League>>
È soltanto la seconda volta, dalla creazione della Premier nel 1992, che una squadra che in precedenza ha vinto il titolo viene relegata in Championship: suc…
LONDRA – Dalle stelle…alla serie B inglese. Dal titolo di Premier League vinto sette anni fa contro tutti i pronostici, con Claudio Ranieri in panchina, alla retrocessione in Championship. Per andare meno indietro nel tempo, appena due anni or sono c’era stata la conquista della Coppa d’Inghilterra, con una vittoria per 1-0 contro il più titolato Chelsea. Invece ieri, nell’ultima giornata del torneo, in una domenica maledetta domenica di calcio, il Leicester alla fine del primo tempo si illude di essersi salvato per poi precipitare negli abissi: al 90’ ha battuto 2-1 il West Ham, ma è l’Everton a salvarsi, grazie a un gol al 57’ nella porta del Bournemouth che gli garantisce la vittoria per 1-0 e i tre punti.
<<La classifica della Premier League>>
È soltanto la seconda volta, dalla creazione della Premier nel 1992, che una squadra che in precedenza ha vinto il titolo viene relegata in Championship: successe anche ai Blackburn Rovers, che conquistarono il titolo nel ’95 ma furono retrocessi nel 2012. Nel loro caso passarono diciassette anni fra il trionfo e la disfatta, per dirla con la celebre poesia di Kipling appesa sulla porta degli spogliatoi di Wimbledon che insegna a “trattare allo stesso modo quei due mentitori”. Per il Leicester (pronuncia: “Lester”) è accaduto più in fretta: una “crisi del settimo anno” che segnala, invece della fine di un matrimonio, la fine della permanenza nel campionato più ricco del mondo. Il prezzo da pagare è immediato: se quest’anno le Foxes, le volpi, come è sopranominata la squadra, hanno ricevuto quasi 200 milioni di sterline (220 milioni di euro) dalla lega calcio in diritti tivù, la prossima stagione in serie B dovranno accontentarsi di una cinquantina di milioni.
A Goodison Park, lo stadio dell’Everton, il thrilling dura fino allo scadere: se il Bournemouth pareggiasse, sarebbe la seconda squadra di Liverpool ad andare giù e il Leicester a salvarsi. Al fischio finale, è una celebrazione come se l’Everton avesse appena vinto una finale. Viceversa, a Leicester, anche lì davanti al pubblico di casa, scende uno sconforto totale. Non è bastato vincere l’ultima gara. Il problema è che l’ex-team di Ranieri ne aveva vinta soltanto un’altra nelle precedenti sedici partite.
È stato un anno vissuto pericolosamente. Brendan Rogers, l’allenatore che aveva portato il Leicester a vincere la Coppa d’Inghilterra due anni or sono, se n’è andato con la squadra in zona retrocessione quando restavano dieci partite da giocare. Dean Smith è stato nominato allenatore capo al suo posto sino al termine della stagione. Ha provato a fare il miracolo ma non ce l’ha fatta. Nella giornata finale e decisiva dovevano retrocedere due squadre su tre fra Everton, Leicester e Leeds: sono dunque queste ultime due a finire in Championship, mentre l’Everton continuerà a giocare in Premier. Ma l’Everton ha iniziato a giocare gli ultimi novanta minuti con due punti in più degli altri due rivali e aveva dunque in mano il proprio destino. Al Leicester non è servito vincere. Troppo tardi, troppo poco. Adesso inizierà il processo sugli errori fatti. E la ricerca di una strategia per ritornare nell’Olimpo della Premier il più presto possibile.
Nel 2016, quando Ranieri portò le Volpi al titolo nella sorpresa generale, all’inizio della stagione la vittoria del Leicester veniva data dai bookmaker 5000 a 1: qualcuno accettò la scommessa puntando su di loro e vinse un bel gruzzolo. Gary Lineker, l’ex-campione della nazionale inglese che nel Leicester ha giocato e per esso continua a tifare, oggi il più noto e meglio pagato commentatore di calcio della Bbc, disse che avrebbe presentato la prima partita della stagione successiva in mutande, se la sua squadra del cuore avesse prevalso: e lo fece. Ora la scommessa è quanto tempo ci vorrà per ritornare nella serie A d’Inghilterra.
In una giornata in cui era quasi tutto già deciso, il titolo al Manchester City, in Champions insieme a Arsenal, Manchester United e Newcastle, con il Liverpool e la rivelazione Brighton di Robert De Zerbi qualificate per l’Europa League, l’Aston Villa ha vinto l’ultima partita per mantenersi al settimo posto e meritare la Conference. Ma insieme alla conferma di Mauricio Pochettino al Chelsea con un contratto triennale, la vera notizia dell’ultima domenica di pallone giocato, in Inghilterra, è venuta dalla lotta per la retrocessione: il mesto addio della Cenerentola che sette anni fa aveva vinto la Premier e che ora si ritrova in serie B. Goodbye, Leicester City, chissà se nel tuo futuro c’è un’altra favola a sorpresa.