Fuori dalle rotte eurocentriche del calcio, sta per nascere il campionato più politico del mondo: la Saudi Pro League. La Serie A dell'Arabia Saudita prenderà il via il prossimo 11 agosto, durerà fino a maggio 2024 e non sarà più il classico torneo un po' periferico, sfizio di una monarchia ricchissima, seduta sui miliardi di petrolio e gas. Ma un formidabile veicolo di politica estera grazie alla più fastosa parata di campioni strapagati mai vista: Cristiano Ronaldo e Benzema già assoldati, Messi è scopertamente corteggiato dal principe ereditario Mohammed bin Salman, e fanno 13 Palloni d'Oro in tre. Collezione utile a sostenere la candidatura saudita per l'organizzazione del Mondiale 2030 e a lucidare l'immagine internazionale di un Paese avvolto dalle opacità sul rispetto dei diritti umani.
Fuori dalle rotte eurocentriche del calcio, sta per nascere il campionato più politico del mondo: la Saudi Pro League. La Serie A dell'Arabia Saudita prenderà il via il prossimo 11 agosto, durerà fino a maggio 2024 e non sarà più il classico torneo un po' periferico, sfizio di una monarchia ricchissima, seduta sui miliardi di petrolio e gas. Ma un formidabile veicolo di politica estera grazie alla più fastosa parata di campioni strapagati mai vista: Cristiano Ronaldo e Benzema già assoldati, Messi è scopertamente corteggiato dal principe ereditario Mohammed bin Salman, e fanno 13 Palloni d'Oro in tre. Collezione utile a sostenere la candidatura saudita per l'organizzazione del Mondiale 2030 e a lucidare l'immagine internazionale di un Paese avvolto dalle opacità sul rispetto dei diritti umani.
Lo scorso dicembre, dopo il Mondiale in Qatar che ha dimostrato la dirompente forza politica del pallone e ha cominciato a spostare i vecchi equilibri di uno sport fondato sul primato dell'Europa, il principe-premier ha rotto gli indugi. Ha ingaggiato Cristiano Ronaldo letteralmente a peso d'oro, per fargli vivere all'Al Nassr di Riad un crepuscolo da 200 milioni di euro a stagione. Ma Bin Salman non si accontenta di sicuro. Intende fare aperta concorrenza alle grandi leghe europee - inglese, spagnola, tedesca, italiana e francese - aggiungendo al campione portoghese altri calciatori dello stesso livello: ha appena strappato al Real Madrid il centravanti francese Benzema, convinto da uno stipendio quasi analogo a quello di CR7 e sistemato all'Al Ittihad di Gedda. Ora l'obiettivo dichiaratissimo è il più alto possibile: Leo Messi, che contende a Pelé, Maradona e Cruyff il titolo virtuale di calciatore più forte di tutti i tempi. Il rivale per definizione di Cristiano, protagonista in Qatar dove ha vinto il titolo con l'Argentina, ha già detto addio al Paris Saint-Germain degli sceicchi di Doha e deve dare entro 48 ore la risposta all'offerta più munifica di sempre: 500 milioni a stagione per vestire la maglia dell'Al Hilal di Gedda e rifiutare l'alternativa romantica del ritorno al Barcellona.
Come ulteriore tentazione, viene prospettata al fuoriclasse argentino la creazione a Gedda di un'enclave di amici ex barcellonisti, un clan completato dalle mogli, dalle compagne e dai parenti: gli ex blaugrana Busquets, Alba, Suarez e Iniesta, l'italiano Verratti compagno di squadra di Leo a Parigi, lo spagnolo Ramos a sua volta reduce dall'esperienza parigina.
Se negli anni Settanta e Ottanta era stata una meteora la Nasl americana dei Cosmos di Pelé, Chinaglia e Beckenbauer e se la Super League cinese si è rivelata un'effimera passione del premier Xi Jinping, ora la Saudi Pro League diventa il più grande strumento del principe-premier nella gara per il Mondiale 2030: la candidatura saudita è per ora congiunta con Egitto (ma potrebbe sfilarsi) e Grecia e sfida quella di Spagna-Portogallo-Ucraina. La Fifa deciderà nel terzo trimestre del 2024. Quella dell'Arabia è una sfida aperta all'Europa, con Cristiano Ronaldo, Benzema e forse Messi come testimonial.