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Sudafrica, addio a Clive Barker, il ct dei Bafana Bafana: con lui fu Invictus anche nel calcio

Clive Barker sollevato dai giocatori il giorno della vittoria nella Coppa d'Africa '96 (afp)
Si è spento l'allenatore che vinse la prima e unica Coppa d'Africa nel 1996, un anno dopo il successo nel rugby celebrato nel film di Clint Eastwood. Una nazionale amata da Nelson Mandela e dalla comunità nera, dal destino quasi tragico
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Un anno dopo Invictus, i Bafana Bafana. Non c'è un film hollywoodiano a celebrare l'altra leggendaria squadra sudafricana, però l'impresa resta negli annali del calcio e nei cuori dei tifosi che hanno appreso della morte di Clive Barker. L'allenatore della prima nazionale uscita dagli anni dell'apartheid e dell'esclusione dal movimento internazionale, per vincere nel 1996 la prima e unica Coppa d'Africa. Un anno dopo il successo del rugby raccontato nel film diretto da Clint Eastwood. Anche se non c'è stato un Morgan Freeman a interpretarlo sul set, Nelson Mandela non fece mancare il suo supporto pure al team che il 3 febbraio 1996, al Soccer City Stadium di Johannesburg, battè 2-0 la Tunisia, rendendo felice la comunità nera che ama il calcio e i Bafana Bafana, i "ragazzi ragazzi", come vengono chiamati i giocatori della nazionale. In quegli anni sembrava impossibile, eppure il Sudafrica riusc&igra…

Un anno dopo Invictus, i Bafana Bafana. Non c'è un film hollywoodiano a celebrare l'altra leggendaria squadra sudafricana, però l'impresa resta negli annali del calcio e nei cuori dei tifosi che hanno appreso della morte di Clive Barker. L'allenatore della prima nazionale uscita dagli anni dell'apartheid e dell'esclusione dal movimento internazionale, per vincere nel 1996 la prima e unica Coppa d'Africa. Un anno dopo il successo del rugby raccontato nel film diretto da Clint Eastwood. Anche se non c'è stato un Morgan Freeman a interpretarlo sul set, Nelson Mandela non fece mancare il suo supporto pure al team che il 3 febbraio 1996, al Soccer City Stadium di Johannesburg, battè 2-0 la Tunisia, rendendo felice la comunità nera che ama il calcio e i Bafana Bafana, i "ragazzi ragazzi", come vengono chiamati i giocatori della nazionale. In quegli anni sembrava impossibile, eppure il Sudafrica riuscì a fornire le garanzie per poter organizzare un'edizione dei Mondiali nel 2010, quattordici anni dopo.

 

Nelson Mandela festeggia l'assegnazione dei Mondiali al Sudafrica 

Barker è morto all'età di 78 anni, la notizia della sua scomparsa è stata data dalla famiglia che in un comunicato ha scritto: “Clive Barker è venuto a mancare dopo aver combattuto una coraggiosa battaglia contro la "demenza a corpi di Lewy” (una malattia neurodegenerativa). Sarà ricordato dai sudafricani per il suo ruolo nell'aiutare a riunire una nazione intorno alla Coppa del 1996, ma per noi era un marito, un padre e un nonno affettuoso, e ci mancherà molto. Siamo stati sopraffatti dall'enorme manifestazione di amore per Clive da quando gli è stata diagnosticata per la prima volta la LBD, e questa è una testimonianza dell'allenatore, amico e mentore che è stato non solo per diverse generazioni di calciatori, ma anche per chiunque abbia attraversato il suo percorso nello sport che tanto amava".

Tifosi del Sudafrica alla Coppa del mondo 2010 

Barker era un promettente centrompista del Durban United, prima che un grave infortunio al ginocchio gli troncasse la carriera nel 1969. Come allenatore gli misero nelle mani un club senza grande fascino, il Durban City, che riuscì a portare alla vittoria nella Soccer League nel 1982 e 1983. Ci sapeva fare con poco, e quando gli affidarono i Durban Bush Bucks, costruì una delle più belle squadre sudafricane. Ancora viene ricordato una finale di coppa in cui il suo AmaZulu travolse i celebri Kaizer Chiefs nel 1992. Nel frattempo il Sudafrica era uscito dall'isolamento internazionale, e per la panchina della nazionale il più adatto sembrò lui.

Il paese era ancora in fibrillazione per l'impresa degli Springbok, la squadra campione del mondo di rugby. Sport tradizionalmente vicino alla minoranza bianca che Mandela aveva aiutato a fare amare dalla comunità nera. Intuendo il potenziale per riappacificare una nazione ancora ferita dall'apartheid. Nel caso del calcio il compito era più facile: piaceva a tutti, e la nazionale era piena di giocatori neri. I bianchi, paradossalmente, erano simbolo di unità. "Conosci la storia di Clive: ogni squadra che ha toccato è diventata oro, è un tragico perdere una persona della sua statura, l'unico allenatore a vincere una Coppa delle Nazioni maschile" piange ora Neil Tovey, biondo capitano di Pretoria. Un altro bianco era Mark Fish, difensore che giocò alla Lazio. In Italia arrivò anche Phil Masinga, attaccante del Bari in Serie A dal '97 al 2001 dopo aver giocato un anno alla Salernitana. Scomparso nel 2019 dopo una lunga malattia, come John Leshiba Moshoeu morto nel 2015 a nemmeno cinquant'anni, mentre Sizwe Motaung si spense per Aids solo cinque anni dopo la coppa. Una squadra dal destino quasi tragico, che ora perde il suo leader ma non la magia della sua impresa e del suo ricordo, delle sue partite che hanno portato gioia e leggerezza in una nazione-polveriera, come era il Sudafrica dopo l'apartheid.