Balotelli tra festini, risse, alcol e l'ultima illusione di rinascita
di Furio ZaraTriste no, perché qui sono sempre le matte risate: a che altro potrebbe spingere un Mario Balotelli con addosso la maschera di Dalì della Casa di Carta? Solitario nemmeno, considerata la variegata compagnia di clown che lo circondava nel festino incriminato, con corollario di rissa, occhi neri e maglie bruciate. Y final, terzo elemento del romanzo di Osvaldo Soriano, forse - con il contratto stracciato e il presidente del Sion che dice urbi et orbi che è meglio che smetta, dai, su, finiamola anche qua - come unica via se non di salvezza, almeno di uscita dall’ingorgo esistenziale-professionale in cui ancora una volta il nostro si è cacciato, a testa bassa e senza fare prigionieri, se non se stesso.
Balotelli e il pugno a Constantin
Con le rivelazioni a orologeria del quotidiano svizzero Blick siamo ora a conoscenza dell’ennesima "balotellata", datata lo scorso febbraio. Accade dunque che Balotelli - insieme al ds del Sion, Barthelemy…
Triste no, perché qui sono sempre le matte risate: a che altro potrebbe spingere un Mario Balotelli con addosso la maschera di Dalì della Casa di Carta? Solitario nemmeno, considerata la variegata compagnia di clown che lo circondava nel festino incriminato, con corollario di rissa, occhi neri e maglie bruciate. Y final, terzo elemento del romanzo di Osvaldo Soriano, forse - con il contratto stracciato e il presidente del Sion che dice urbi et orbi che è meglio che smetta, dai, su, finiamola anche qua - come unica via se non di salvezza, almeno di uscita dall’ingorgo esistenziale-professionale in cui ancora una volta il nostro si è cacciato, a testa bassa e senza fare prigionieri, se non se stesso.
Balotelli e il pugno a Constantin
Con le rivelazioni a orologeria del quotidiano svizzero Blick siamo ora a conoscenza dell’ennesima "balotellata", datata lo scorso febbraio. Accade dunque che Balotelli - insieme al ds del Sion, Barthelemy Constantin - una sera abbia la bella idea di imbucarsi a una festa nella ridente Martigny, uno con la maschera di Pikachu e l’altro con quella usata dai protagonisti della Casa di Carta quando fanno irruzione nella Fábrica Nacional de Moneda y Timbre, la zecca di Madrid. Imputato, si difenda. Vostro onore, era carnevale, pensavamo di fare i simpaticoni. Vabbè. Va a finire che uno tra gli invitati riconosce Balotelli e prova a fotografarlo con lo smartphone: facciamo un selfie, amico. Anche no. Mario va su tutte le furie, ma quello non si dà per vinto. Insulti, spintoni, pugni, buffet rovesciato, Constantin che prova a fare da pacificatore ma si becca un cazzotto in faccia. Da chi? Da Balotelli, che anche quella volta - ahilui - sbaglia mira.
Il Sion di Balotelli è retrocesso
La storia vola veloce di bocca in bocca, il pissi-pissi diventa tribunale e alla partita successiva - Sion-San Gallo - arriva la sentenza: con un gesto plateale ma poco in linea con l’etica green della Svizzera, i tifosi bruciano la maglia di Balotelli in tribuna. Non che la stagione di Mario sia stata memorabile. Ha giocato la metà delle partite previste (18 su 36), ha segnato 6 gol (solo 3 utili a far punti), ha saltato le ultime tre decisive partite per problemi fisici, è stato trovato un paio di volte ubriaco nella sua stanza, ma zitti tutti, per quieto vivere. L'ultimo scivolone il 13 maggio a Ginevra. Il Sion ha perso 0-5 contro il Servette. Il punteggio era già 0-3 all'intervallo quando il presidente Constantin ha mandato via l'allenatore Bettoni durante l'intervallo. E Balotelli ha deciso di non tornare in campo. Quei 45 minuti saranno molto probabilmente gli ultimi dell'avventura svizzera. Alla fine della fiera: il Sion è retrocesso dopo 17 anni nel massimo campionato. Bisognava impegnarsi per riuscire nell’impresa, ce l’hanno fatta. “Ci eravamo illusi che ci aiutasse a fare il salto di qualità”, spiega il ds affranto. E invece Balotelli si è trovato ancora una volta spalle al muro.
Balotelli, una carriera buttata
All’abbrivio dei trentatré anni il campione per mancanza di prove deve fare i conti con una carriera che gli è scivolata addosso, senza che lui riuscisse mai a dominarla e gestirla davvero. Gli anni sono passati, i palloni gli sbattono sui piedi, ogni passo ha per destinazione una buca. Pochi giorni fa, in un'intervista al Sun, l’ex compagno di squadra Wesley Sneijder l’ha definito “Un bambino con una bocca grande e un cuore minuscolo". Siamo ai titoli di coda. Il presidente del Sion Christian Constantin, l’ha liquidato così: “Questo ragazzo crede che le regole che governano un gruppo siano fatte per gli altri e non per lui. Se gli agenti sono interessati a piazzarlo in un Paese che non apprezza i soldi tanto quanto noi, forse presto giocherà di nuovo. O forse no. E forse è meglio così”. Sigla, sipario. Almeno fino alla prossima illusione.