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Kalidou Koulibaly: “In Arabia accolto da star. C’è una storia da scrivere”

Kalidou Koulibaly posa col presidente dell'Al Hilal Fahad bin Nafel

 
Intervista all’ex difensore di Napoli e Chelsea che ha scelto l’Al-Hilal: “I soldi hanno un peso: aiuterò tutti i miei parenti a vivere bene, e aprirò una clinica pediatrica in Senegal. Osimhen decida da solo se restare a Napoli. Era destino dovessi andar via prima dello scudetto”
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NAPOLI — La montagna (K2) va da Maometto. «Sono musulmano e, a livello religioso, arrivo dunque nel paese ideale per me e per tutta la mia famiglia». Kalidou Koulibaly parla al telefono da Riad — italiano ancora perfetto e leggerissima inflessione francese — all’indomani della firma di un faraonico contratto triennale con il più prestigioso club dell’Arabia Saudita: l’Al-Hilal. «Sto facendo anche una importante scelta di vita, oltre che professionale, perché non mi sono limitato a cambiare squadra per la terza volta nello spazio di un paio di anni: dopo essere passato dal Napoli al Chelsea ho deciso pure di andare a vivere in un altro continente, salutando Londra». Il calcio nell’era della globalizzazione continua ad allargare le sue frontiere e il capitano della nazionale del Senegal si sente nella circostanza pure un po’ un pioniere, senza peraltro negare il richiamo irresistibile dell’offerta economica ricevuta. «Sono uno dei primi giocatori ad approdare dall’Europa in un campionat…

NAPOLI — La montagna (K2) va da Maometto. «Sono musulmano e, a livello religioso, arrivo dunque nel paese ideale per me e per tutta la mia famiglia». Kalidou Koulibaly parla al telefono da Riad — italiano ancora perfetto e leggerissima inflessione francese — all’indomani della firma di un faraonico contratto triennale con il più prestigioso club dell’Arabia Saudita: l’Al-Hilal. «Sto facendo anche una importante scelta di vita, oltre che professionale, perché non mi sono limitato a cambiare squadra per la terza volta nello spazio di un paio di anni: dopo essere passato dal Napoli al Chelsea ho deciso pure di andare a vivere in un altro continente, salutando Londra». Il calcio nell’era della globalizzazione continua ad allargare le sue frontiere e il capitano della nazionale del Senegal si sente nella circostanza pure un po’ un pioniere, senza peraltro negare il richiamo irresistibile dell’offerta economica ricevuta. «Sono uno dei primi giocatori ad approdare dall’Europa in un campionato che sta crescendo tanto: spero di aiutarlo a scrivere una nuova storia sportiva. E poi c’è questo contratto assai importante, non posso negare che abbia avuto il suo peso».

I soldi fanno davvero la felicità, Koulibaly?

«Potrò aiutare tutta la mia famiglia a vivere bene, dai miei genitori ai miei cugini, e anche sostenere le attività sociali della mia associazione in Senegal, “Capitaine du Coeur”: abbiamo cominciato la settimana scorsa con la costruzione di una clinica pediatrica nel villaggio dei miei genitori, a Ngano. Lì l’ospedale più vicino è lontano un’ora di viaggio, adesso. Troppo. Ne serviva un altro. Ma è solo l’inizio e ho tanti progetti nella testa, soprattutto per aiutare i più giovani. Ci espanderemo con la solidarietà anche alle nazioni confinanti. Il mio legame con l’Africa è fortissimo, e lo sarà ancora di più quando smetterò di giocare».

Almeno fino al 2026 la sua nuova casa sarà l’Arabia, però.

«Qui c’è tutto per farmi stare bene. Mi hanno accolto in maniera straordinaria, dal club ai tifosi. E poi è la migliore squadra del campionato. Il presidente mi ha trattato con enorme rispetto, raramente ho ricevuto tanta attenzione e disponibilità: voglio ripagare tutto l’amore in campo, aiutando la squadra e i giovani a crescere. Devo vincere per loro».

Davvero non le brucia aver lasciato la Premier?

«Quella con il Chelsea è stata una grandissima esperienza. E la Premier è bellissima, uno dei campionati migliori al mondo: tanta intensità, giocatori veloci, grandi talenti. Loro si aspettavano il Koulibaly di Napoli, ma non credo che la mia stagione sia stata così male. Avevo bisogno di tempo. In un anno non ho potuto mostrare quello che avrei voluto per le scelte di allenatore e società. Sono andato via perché non avevo la garanzia di giocare sempre, anche se sono sempre stato serio e professionale. Ma non mi piace stare in panchina a fare niente. Preferisco andare in un posto dove mi vogliono, dove sono al centro di un progetto».

Al Napoli lo è stato per nove anni...

«In tanti mi dicono che sono andato via al momento sbagliato, perché avrei potuto vincere lo scudetto. Ma credo molto nel destino e si vede che doveva andare così. Sono stato felicissimo per i miei ex tifosi, la società, i giocatori: vittoria meritatissima. Ho un solo rimpianto: non aver giocato con Kvaratskhelia».

Si aspettava l’esplosione di Osimhen?

«Si vedeva che era un giocatore top. Io ho cercato di aiutarlo e non ho più consigli da dargli, anche se al telefono ci sentiamo. Decida lui da solo se restare a Napoli: spero che non abbia mai rimorsi. Victor è africano come me e i suoi successi mi rendono ancora più orgoglioso. Dal nostro continente usciranno sempre più campioni».

È contento pure per Kim? Ha preso il suo posto e si è fatto bastare una stagione...

«Nessuna invidia, Kim è stato super. Mi dispiace di più sentire di tanti possibili addii, a cominciare da quello dell’allenatore. Garcia è bravo e dovrà ricominciare il lavoro. Ma il Napoli ha vinto con parecchi punti di distacco il campionato e può ripartire come squadra da battere, con l’obiettivo di ripetersi. Intanto sono felice che gli azzurri abbiano scritto la storia».

Koulibaly l’aveva fatto vincendo la Coppa d’Africa.

«È stata la più grande soddisfazione della mia carriera e me la sono goduta da capitano del Senegal. Ma la prossima edizione della Coppa d’Africa a gennaio sarà la più bella della storia, e vogliamo fare il bis».

Andrà in vacanza?

«Ora vado a Ischia per qualche giorno, così vedrò anche Napoli imbandierata».

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