Galtier, un affaire che infiamma la Francia e quella integrazione calcistica mai riuscita
di Furio ZaraL’affaire Galtier. Nelle foto che circolano in queste ore: lo sguardo torvo, preso di sguincio, la bocca serrata, praticamente una lama, acquattata nel profilo il residuo di un’inquietudine, forse un’ipotesi di violenza. Brucia la Francia e tra i tanti tizzoni, pure questo dell’allenatore finito in galera, accusato di molestie morali e discriminazione razziali. Processo fissato per il 15 dicembre. L'opinione pubblica francese ha già deciso: Liberté forse, Egalité chissà, Fraternité no, ma nemmeno per sbaglio. I fatti incriminati sono riferibili al periodo - stagione 2020-21 - in cui allenava il Nizza. “Mi disse che nella nostra squadra c’erano troppi neri e troppi musulmani”, parola del grande accusatore, l’ex ds Julien Fournier. Christophe Galtier, dunque: cinquantasei anni, origini algerine, figlio di un poliziotto, marsigliese. Duri a Marsiglia, alla Izzo. Tenebroso, scontroso, perennemente stizzito, probabilmente un po’ per posa. Scontornando il personaggio, vien da immaginarlo in…
L’affaire Galtier. Nelle foto che circolano in queste ore: lo sguardo torvo, preso di sguincio, la bocca serrata, praticamente una lama, acquattata nel profilo il residuo di un’inquietudine, forse un’ipotesi di violenza. Brucia la Francia e tra i tanti tizzoni, pure questo dell’allenatore finito in galera, accusato di molestie morali e discriminazione razziali. Processo fissato per il 15 dicembre. L'opinione pubblica francese ha già deciso: Liberté forse, Egalité chissà, Fraternité no, ma nemmeno per sbaglio. I fatti incriminati sono riferibili al periodo - stagione 2020-21 - in cui allenava il Nizza. “Mi disse che nella nostra squadra c’erano troppi neri e troppi musulmani”, parola del grande accusatore, l’ex ds Julien Fournier. Christophe Galtier, dunque: cinquantasei anni, origini algerine, figlio di un poliziotto, marsigliese. Duri a Marsiglia, alla Izzo. Tenebroso, scontroso, perennemente stizzito, probabilmente un po’ per posa. Scontornando il personaggio, vien da immaginarlo in un libro di Jean Patrick Manchette o dentro un polar, facciamo 36 Quai de Orfèvres, con Daniel Auteuil e Gérard Depardieu. Da film è stato certamente l’arresto. Ora Galtier è in stato di fermo, in custodia da ieri mattina presso la polizia giudiziaria di Nizza. Ha respinto le accuse, si è detto indignato.
Il figlio, l’agente di calciatori John Valovic, stesse accuse anche per lui, è stato invece rilasciato. Galtier allena da quindici anni, dopo un dignitoso curriculum da calciatore e un apprendistato da vice in giro per il mondo, tra Grecia, Inghilterra e Arabia Saudita. Giocava in difesa: Marsiglia, Lilla, Tolosa, Angers, Nimes, persino il Monza in B - 1997-98, Radice, Bolchi e Frosio a darsi il cambio in panchina, Abbiati e Francioso i compagni di squadra - quindi la Cina per l’ultimo giro di giostra. Da allenatore ha portato nella bacheca del Saint Etienne un trofeo dopo trent’anni di vacche magre, ha condotto il Nizza in finale di Coppa di Francia, ha vinto - soprattutto - la Ligue 1 con il Lille, per poi ripetersi quest’anno con il Psg.
Quando l’emiro l’ha ingaggiato, i giornali francesi hanno scritto: è il sergente di ferro che serve per quel nido di vipere dello spogliatoio. Ha gestito (benino) Mbappè, ha messo in riga (per quanto possibile) Neymar, ha lasciato che Messi scoprisse che Parigi non gli piaceva più. Due mesi fa doveva finire sulla panchina del Napoli, non se n’è fatto niente. Ora lo scandalo. Niente di nuovo sul fronte francese. Nel 2011 a finire nella bufera fu Laurent Blanc, che ebbe qualcosa da dire sulle quote razziali nei centri di formazione francesi. Eppure: nel 1998 la Nazionale vinse il Mondiale casalingo, sui Champs Elysées sfilò la generazione di Zidane e Thuram, Karembeu e Desailly, Deschamps e Blanc, c’era anche lui, sì. Tirando calci a un pallone dicevano che la razza non conta, nemmeno la religione conta. Potevi arrivare dal Ghana o dall’Algeria, potevi essere nero o meticcio, figlio di tutti o di nessuno: eri francese. Blanc-Black-Beur. Però: l’illusione è durata un attimo. Quasi subito scoprimmo che la storia che ci veniva raccontata nascondeva un’altra verità. Dugarry si lamentò perché la sera della finale Thuram volle fare una foto con i soli giocatori di colore, Petit disse che Zidane era stato votato miglior giocatore del torneo solo perdé algerino, era stata una scelta politica, altro che. Desailly ironizzò sul bacio tra Blanc e Barthez, due bianchi. Posavano per la Storia, ma ognuno aveva la propria storia da giustificare, tenevano le mani dietro la schiena, tra le mani un coltello.