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Gerrard in Arabia: la scelta che sembra un tradimento

(reuters)
L’ex leader del Liverpool aveva rifiutato la panchina dell’Al-Ettifaq, poi ci ha ripensato e ha firmato, tradendo chi aveva applaudito il suo “no”
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Per fare un campione ci vogliono vent’anni, per diventare una macchietta basta un minuto. E una dichiarazione in un arabo alla Fantozzi, uno svolazzo di firma su un contratto milionario in quella Hollywood farlocca del pallone che si sta rivelando l’Arabia Saudita a fronte di un’offerta che - va da sé - è sempre faraonica e irrinunciabile, ma solo per chi nella sua carriera/vita non contempla l’opzione di dire no, grazie ma anche no. Steven Gerrard è il nuovo allenatore dell’Al-Ettifaq. Gli inglesi sghignazzano, lo sbeffeggiano, si danno di gomito: guarda come si è ridotto.

Gerrard in Arabia: le scelte bizzarre della bandiera del Liverpool

Scelta bizzarra, quella dell’ex bandiera del Liverpool, uno dei migliori centrocampisti della storia del calcio inglese, 114 caps e 21 reti con la Nazionale dei Tre Leoni dal 2000 al 2014. Ma sappiamo che il calcio disegna spesso traiettorie mai banali, ricucendo fili e storie: proprio nelle ore in cui Gerrard firmava per il club arabo, a Liver…

Per fare un campione ci vogliono vent’anni, per diventare una macchietta basta un minuto. E una dichiarazione in un arabo alla Fantozzi, uno svolazzo di firma su un contratto milionario in quella Hollywood farlocca del pallone che si sta rivelando l’Arabia Saudita a fronte di un’offerta che - va da sé - è sempre faraonica e irrinunciabile, ma solo per chi nella sua carriera/vita non contempla l’opzione di dire no, grazie ma anche no. Steven Gerrard è il nuovo allenatore dell’Al-Ettifaq. Gli inglesi sghignazzano, lo sbeffeggiano, si danno di gomito: guarda come si è ridotto.

Gerrard in Arabia: le scelte bizzarre della bandiera del Liverpool

Scelta bizzarra, quella dell’ex bandiera del Liverpool, uno dei migliori centrocampisti della storia del calcio inglese, 114 caps e 21 reti con la Nazionale dei Tre Leoni dal 2000 al 2014. Ma sappiamo che il calcio disegna spesso traiettorie mai banali, ricucendo fili e storie: proprio nelle ore in cui Gerrard firmava per il club arabo, a Liverpool presentavano Dominik Szoboszlai e la nuova stella sceglieva l’iconica maglia numero 8 che fu proprio di Stevie. Come a dire: il mondo va avanti e macina tutto in fretta, compresa la gloria. Comunque la domanda è una sola: ma a Gerrard, chi gliel’ha fatto fare? Molteplici le risposte, una sola quella credibile. Il cash. Dieci giorni fa aveva rifiutato. Aveva chiesto sette collaboratori ma più che altro - questo traspariva dalle sue dichiarazioni - non se la sentiva di un salto nel buio, seppure con un atterraggio tra cuscini d’oro. L’aveva ribadito con fermezza, calamitando il plauso dei tanti che stanno assistendo al ratto saudita dei campioni che giocano in Europa. E tutti a pensare: finalmente uno capace di rifiutare. Finalmente solo un po’. D’altronde il percorso del 43enne Gerrard - dopo gli inizi nelle giovanili del Liverpool - è stato subito di livello. I Rangers in Scozia, l’Aston Villa in Premier League. Ha vinto il titolo con il club di Glasgow, ha fatto splash con i Villans (esonerato lo scorso ottobre dopo una dignitosa salvezza al primo anno). Alti e bassi, inciampi del mestiere da mettere in conto al pronti-via. Ora Gerrard spera di ricostruirsi una carriera in Arabia. Perché alla fine ha accettato, firmando un contratto biennale.

Gerrard convinto con una promessa

Le cronache raccontano che i dirigenti dell’Al-Ettifaq l’hanno convinto quando gli hanno assicurato: ti costruiamo una squadra per vincere il campionato. Ah bè, allora cambia tutto. Bastava replicare: scusate, quale campionato? Dettagli, in fondo. Perché la Saudi-League - tirata di qua e di là dai fondi che gestiscono i vari club - sta prendendo forma solo ora, dopo questa infornata di campioni e mezze tacche che sta sconvolgendo l’ordine mondiale del calcio, ridisegnando la nuova geografia del potere e ridefinendo nuovi Eldorado. Per ora Gerrard si è limitato a indicare i primi “Wanted”, in quel Far West che è diventato il calcio arabo: Jordan Henderson e Pierre-Emerick Aubameyang, anche se i sogni proibiti erano (sono?) Alvaro Morata e Philippe Coutinho. Tutti gli obiettivi sono possibili, quando detta legge il denaro. E comunque, l’inversione a U di Gerrard ci insegna che c’è chi dice no, ma voleva dire sì, chiudo il trolley e arrivo, dove devo firmare?

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