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Ronaldo contro Messi, l’ultima lite fra giganti è per la luce del tramonto

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Il portoghese ha punzecchiato il rivale di una vita dicendo che i campioni veri vanno a giocare in Arabia Saudita. L’argentino ha scelto invece l’Inter Miami
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Un battito d’ali di farfalla in Arabia può provocare un terremoto a Miami, nel mondo piccolo eppure smisurato dei due grandi duellanti. I più forti calciatori del terzo millennio, Cristiano Ronaldo e Leo Messi, continuano a provocarsi a distanze oceaniche, ora che stanno per mettersi a guardare le ruspe con le mani dietro la schiena. Trentotto anni Cristiano, trentasei Leo, doppia incarnazione di un “superclasico” che non abita più a Madrid o a Barcellona, niente più Real leggendario, niente più mitico blaugrana. Ma orgoglio, veleno e passione resistono, prima che su tutto scenda la terribile ala del rimpianto. Purché i due giganti sappiano evitare il patetico, purché qualcuno un giorno li fermi per tempo, dal momento che invece il tempo non si ferma mai.

Ronaldo: “Prima del mio arrivo la Serie A era morta”

Dice Ronaldo che la Saudi Pro Legue è molto, molto meglio della Mls e degli Stati Uniti. Meglio l’Arabia, o forse la rabbia per non contare più come prima. E nel giorno della prese…

Un battito d’ali di farfalla in Arabia può provocare un terremoto a Miami, nel mondo piccolo eppure smisurato dei due grandi duellanti. I più forti calciatori del terzo millennio, Cristiano Ronaldo e Leo Messi, continuano a provocarsi a distanze oceaniche, ora che stanno per mettersi a guardare le ruspe con le mani dietro la schiena. Trentotto anni Cristiano, trentasei Leo, doppia incarnazione di un “superclasico” che non abita più a Madrid o a Barcellona, niente più Real leggendario, niente più mitico blaugrana. Ma orgoglio, veleno e passione resistono, prima che su tutto scenda la terribile ala del rimpianto. Purché i due giganti sappiano evitare il patetico, purché qualcuno un giorno li fermi per tempo, dal momento che invece il tempo non si ferma mai.

Ronaldo: “Prima del mio arrivo la Serie A era morta”

Dice Ronaldo che la Saudi Pro Legue è molto, molto meglio della Mls e degli Stati Uniti. Meglio l’Arabia, o forse la rabbia per non contare più come prima. E nel giorno della presentazione di Messi a Miami, dove il sublime giocherà in una squadra che si chiama Inter e ha la maglia rosa, Cristiano spiega che è lui e non l’altro il vero catalizzatore mondiale: "La Serie A era morta, prima che arrivassi io. E in Arabia stanno venendo dopo di me altri campioni, perché io creo interesse”. Vero, dal punto di vista dei capitali e delle finanze, ma Cristiano Ronaldo è il primo a sapere che la grande stagione dei Palloni d’oro e delle Champions League è finita per sempre: ora la sua squadra si chiama Al Nassr, ed è stata travolta dal Celta Vigo (5-0), non proprio una superpotenza planetaria, nella prima amichevole estiva. “Io mi sento un pioniere al cento per cento”. Un modo alternativo, forse, per non dire che tra poco si sentirà, calcisticamente parlando, quasi vecchio, persino lui.

Messi all’Inter Miami

Per Messi, meno arsenico rispetto al rivale e più sorrisi nella clamorosa passerella hollywoodiana tra stelle del cinema, dell’Nba e David Beckham (uno dei tre proprietari del club di Miami), anche se il soccer non ha certo mantenuto le promesse che qualche anno fa lo facevano apparire, o ipotizzare, come la terra del futuro del calcio. Non è stato così, e Messi vi approda dopo non avere più nulla da chiedere alla sua carriera vera, cioè alla vita di prima, dopo il Mondiale finalmente vinto in Qatar (che gli varrà assai probabilmente l’ottavo Pallone d’oro) e un tempo parigino virato presto verso l’autunno. In maglia rosa, Leo ritrova il suo caro numero 10 sulla schiena e tutto l’oro del mondo, ma quello l’aveva già prima: è semmai il mondo, quello che non avrà più. “Ma io ho ancora tanta voglia di vincere e tante cose da dire”.

Messi e Ronaldo, mai più contro?

Svernare è un po’ morire, però nessun campione lo accetterà mai. Il declino di Messi è più lento di quello di Ronaldo, molto meno fisico il suo gioco, dunque meno legato alla condizione atletica che per Cristiano ha rasentato l’immortalità, ma poi gli ha presentato il conto: l’eclisse cominciata nella Juventus lo ha fatto scendere sulla Terra, e nessuna offerta successiva poteva riportarlo lassù. Certo, fa un po’ effetto pensare che Leo e Cristiano non si incontreranno mai più su un campo di calcio, forse solo con le loro nazionali, ma è molto difficile (“Ancora non voglio gettare la spugna con il Portogallo”, ha appena detto Ronaldo). Si sono detestati, si sono evitati, forse si sono anche un po’ ammirati ma senza mai dirlo. L’ultimo giro di giostra è nel doppio luna park di un calcio ricco e glaciale, un po’ americanata e un po’ ostentazione da emiri, per Cristiano e Leo che a dispetto di tutto sono stati uniti e continuano a esserlo.

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