Usa-Vietnam, la partita giocata all’ombra della storia
di Furio ZaraUna storia, nel mondo dello sport, si trasforma talvolta in una scoria, lo scarto di un destino comune, il residuo di altre vite che non sono la nostra. Quando alla fine di aprile del 1975 gli americani fuggirono da Saigon con gli elicotteri nessuna delle calciatrici in campo per Usa-Vietnam giocata all’Eden Park di Auckland e vinta 3-0 dalle americane, era nata. L’esercito nordvietnamita all'epoca aveva appena conquistato la città sancendo la fine di una guerra cominciata vent’anni prima e che dal 1964 aveva visto l’intervento diretto degli Stati Uniti, ma in poche - tra le protagoniste della sfida del Mondiale femminile di calcio - sapranno dirvi il come/quando e perché eppure tutte ne custodiscono una traccia più o meno profonda e più o meno consapevole, non fosse altro che per un film, da Apocalypse Now a Platoon, da Rambo a Forrest Gump, il ricordo tramandato da qualche familiare o per il richiamo ancestrale che si sviluppa accostando semplicemente le parole Usa e Vietn…
Una storia, nel mondo dello sport, si trasforma talvolta in una scoria, lo scarto di un destino comune, il residuo di altre vite che non sono la nostra. Quando alla fine di aprile del 1975 gli americani fuggirono da Saigon con gli elicotteri nessuna delle calciatrici in campo per Usa-Vietnam giocata all’Eden Park di Auckland e vinta 3-0 dalle americane, era nata. L’esercito nordvietnamita all'epoca aveva appena conquistato la città sancendo la fine di una guerra cominciata vent’anni prima e che dal 1964 aveva visto l’intervento diretto degli Stati Uniti, ma in poche - tra le protagoniste della sfida del Mondiale femminile di calcio - sapranno dirvi il come/quando e perché eppure tutte ne custodiscono una traccia più o meno profonda e più o meno consapevole, non fosse altro che per un film, da Apocalypse Now a Platoon, da Rambo a Forrest Gump, il ricordo tramandato da qualche familiare o per il richiamo ancestrale che si sviluppa accostando semplicemente le parole Usa e Vietnam.
Usa-Vietnam, un riassunto della storia
Sarebbe persino sleale chiedere alle protagoniste di oggi, da Lindsay Horan a Thai Thi Thao, di farsi carico di una guerra che ha visto morire due milioni di vietnamiti e 58.000 soldati americani, della peggior sconfitta militare mai subita dagli Stati Uniti e di come l’opinione pubblica si sia mobilitata e di quanto il cinema abbia letteralmente costruito un immaginario comune. La verità è che una partita di calcio, spesso, è un riassunto di storia contemporanea. Ne abbiamo avuto conferma di recente, con Francia-Marocco, semifinale dei Mondiali in Qatar. Fratelli contro o - meglio - come scrisse l’Equipe “Les demies frères”, i “Quasi fratelli”, nella centrifuga di colonialismo, immigrazione, soprusi, compromessi e rivendicazioni rimessi in circolo da Mbappè, Hakimi e tutti gli altri. Non è mai facile, riprendere in mano il libro di Storia e sfogliarlo con serenità.
Iran-Usa 98 e le rose in campo
Capitò anche al Mondiale di Francia 1998, a Lione, quando si sfidarono gli Stati Uniti e l’Iran, affidando a ventidue uomini in calzoncini corti le speranze di immaginare un futuro migliore a distanza di decenni da quando - nel 1953 - la CIA con un colpo di stato (c'era il petrolio in ballo) aveva rovesciato il governo del primo ministro eletto Mossadeq. Al “De Gerland” i calciatori iraniani entrarono in campo offrendo rose bianche agli americani. In realtà secondo il protocollo sarebbe toccato alla squadra di casa, gli Stati Uniti, ma la FIFA sa far politica come nessuno al mondo, per cui ribaltò tutto: meglio che fossero gli iraniani a offrire le rose, meglio va.
Cile-Urss e Germania Ovest-Germania Est
A proposito di politica: Cile-Unione Sovietica, 1973, spareggio valido per i Mondiali del 1974 in Germania, viene ricordata come la “Partita fantasma” perché i sovietici non si presentarono in campo e i cileni giocarono contro nessuno. Una farsa, undici tocchi del pallone, un gol come una vergogna all’Estadio Nacional, poi riconvertito in centro di detenzione. Da lì ci passarono 40.000 prigionieri politici, i morti accertati furono più di 3500, oltre 15.000 i desaparecidos. Era successo che 70 giorni prima il generale Augusto Pinochet con un golpe (finanziato e appoggiato dalla CIA) aveva rovesciato il governo del presidente Salvador Allende. L’Unione Sovietica era la stella polare del blocco comunista e un colpo di stato così no, il Cremlino non poteva accettarlo. E poi ci sono nomi che anche solo a rievocarli riescono a ricreare un mondo che pensavamo perduto. Si chiamava Jürgen Sparwasser e con un gol buttò giù il Muro di Berlino prima che ciò accadesse davvero, in anticipo sulla Storia. Coppa del Mondo 1974, ad Amburgo la Germania Est batte la Germania Ovest 1-0. Era la prima volta che le due nazionali si affrontavano. Sarebbe stata anche l’ultima, ma in quel momento nessuno ancora lo sapeva: c’era un muro che aveva diviso la Germania in due blocchi; e la prima “picconata” la diede lui, Sparwasser, l’eroe dell’Est simbolo di un paese che cercava la libertà nel sogno ancora confuso ma condiviso di una Germania unita.